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Cultura e Spettacolo
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La single
sovrappeso ritorna sul grande schermo e sbanca i botteghini
Qualche pasticcio di troppo per Bridget Jones
Grande successo per l'atteso sequel che ha per protagonista la bionda
impiegata interpretata da Reneè Zellweger. Al suo fianco di nuovo
Colin Firth e Hugh Grant. Film brillante, anche se non all'altezza del primo
Era
prevedibile: Che pasticcio, Bridget Jones, il secondo film sulla
single più famosa del mondo, ha sbancato il botteghino già
nel primo week end di programmazione nelle sale italiane.
D'altronde, Bridget Jones "è il nostro alter ego cicciottello
e pasticcione" (Tv Sorrisi e Canzoni); "Bridget è
la nostra eroina, che lotta coi chili di troppo e coi propri difetti,
è un simbolo di libertà per tutte le donne del XXI secolo"
(la Repubblica). La critica cinematografica internazionale ha
esaltato a lungo la capacità del personaggio ideato da Helen Fielding,
autrice inglese ormai miliardaria, di rispecchiare la natura e i desideri
di emancipazione delle trentenni di tutto il mondo. Detto questo, e visto
il secondo capitolo della saga di Bridget Jones, allora ci chiediamo:
noi donne desideriamo veramente così ardentemente il matrimonio?
La fatidica proposta con il nostro lui in ginocchio con un anello davanti
a noi?
Nel precedente film, Bridget (Reneè Zellweger) aveva trovato l'amore
nel distinto avvocato londinese Mark Darcy (Colin Firth). Ora la storia
riprende a quattro settimane dall'inizio della loro love story e le cose
cominciano a complicarsi. Bridget è colta da crisi di gelosia e
di insicurezza ed escogita ogni mezzo per lasciarlo o farsi lasciare.
Tentando di allontanarsi dai problemi e da quella che crede essere la
storia d'amore più passionale di tutta Londra, quella tra il "suo"
Mark e la bellissima stagista Rebecca, Bridget accetta un incarico di
lavoro in Thailandia. Qui si ritrova inaspettatamente a lavorare con "quel
bastardo" di Daniel Cleaver (Hugh Grant). Naturalmente lui è
pronto a sedurla di nuovo giurando di amarla. Però è altrettanto
pronto a mollarla quando per un errore la nostra protagonista viene arrestata
alla frontiera con un carico di cocaina. Nelle prigioni thailandesi Bridget
scoprirà che ci sono donne che stanno peggio di lei.
I sequel non sono sempre all'altezze delle "opere prime" e anche
Che pasticcio, Bridget Jones risponde a questa dura legge del
cinema, pur proponendosi tra le commedie più brillanti del momento.
Maria Teresa Camarda
(13 gennaio 2005)
rev giol
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