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Architettura

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Un convegno ha celebrato i cento anni del villino Basile
Una luce nel buio della crisi economica
Lo sviluppo urbano nella Palermo del Liberty

La presenza di intellettuali illustri ha favorito la ripresa della città, sconvolta, all’alba del Novecento, da una profonda lacerazione sociale. Decisivo il ruolo dell’architettura. Lentini, economista: "In questo periodo la costruzione di grandi opere garantiva uno stato di sussistenza ai ceti più poveri"

Immaginate una città in difficoltà, stremata dalla disoccupazione e dalle lotte civili. I tempi per un pieno sfruttamento del turismo non sono ancora maturi e di sviluppo del terziario non se ne parla nemmeno. Alla Palermo dei primi anni del Novecento restava solo una carta da giocare: approfittare della gran quantità di intellettuali che avevano scelto il capoluogo siciliano e ammodernare un tessuto cittadino già allora ricco di storia e tradizioni millenarie.
Il convegno dedicato ai cento anni del villino Basile, organizzato dalla facoltà di Architettura, in collaborazione con l’Assessorato regionale ai beni culturali, ha voluto non soltanto celebrare il secolo di vita di una tra le più suggestive bellezze architettoniche della città, ma ha anche tracciato un profilo storico e culturale di Palermo in un periodo particolarmente delicato, quello a cavallo tra Ottocento e Novecento. “Negli anni successivi all’unità nazionale – ha spiegato Rosario Lentini, economista – in tutta la Sicilia si è aggravata quella lacerazione sociale che ha avuto inizio molti decenni prima, con lo scoppio dei moti rivoluzionari e con il diffondersi del brigantaggio. Lo scarso controllo che i poteri centrali esercitarono su quelle che erano le periferie dell’Italia provocò agitazioni e scioperi in tutti i settori. Gli sforzi fatti dalla famiglia Florio non erano sufficienti a risollevare la città da una crisi che sembrava irreversibile. Fortunatamente lo sviluppo dell’architettura, coinciso con la memorabile stagione del Liberty, ha messo in moto un processo di ammodernamento della struttura urbana che ha permesso a Palermo di rifiatare”. A quell’epoca quasi tutte le principali capitali europee avevano inaugurato una stagione che ha portato sensibili cambiamenti alle fisionomie dei tessuti cittadini.
Rimanevano comunque i quartieri ghetto e la mancanza di infrastrutture non era stata del tutto colmata. L’economia si basava soprattutto sulle coltivazioni agricole e sul commercio dei prodotti agroalimentari. Le industrie dei mobili e delle ceramiche avevano acquisito una dimensione nazionale, ma erano ancora a bassa intensità di capitale. C’era persino la minaccia della diffusione di malattie come il colera, che a Napoli aveva fatto migliaia di vittime. All’orizzonte si vedeva però un barlume di speranza, alimentato dall’attività di una classe intellettuale che proprio a Palermo ha costruito la sua fortuna. I nomi di Giuseppe Pitrè, Michele Amari, Giuseppe Amato Poiero, Giovanni Gentile, lo stesso Ernesto Basile, costituivano un potenziale prezioso per l’innovazione e la crescita della città. “Prova ne fu che fiorì la produzione editoriale – ha aggiunto Lentini –. Inoltre, in questo periodo di grande difficoltà economica, la costruzione di grandi opere garantiva uno stato di sussistenza ai ceti più poveri, evitando anche quelle proteste che poi degeneravano in violenti disordini sociali”.
La fine dell’Ottocento fu un periodo di straordinaria importanza per lo sviluppo architettonico di Palermo: Ernesto Basile, passato alla storia anche per la sua attività di disegnatore, ha proseguito l’opera del padre Giovanni Battista Filippo, portando a termine la realizzazione del Teatro Massimo nel 1891, di Villa Igiea nel 1898 e di Villa Florio nel 1909. “Lo Stato – ha sottolineato Liliana Gargagliano, docente di estimo alla facoltà di Architettura - mostrava un certo disinteresse per l’espansione della città. L’amministrazione comunale non aveva le risorse finanziarie disponibili e in questo settore le principali iniziative erano condotte dai privati, che provvedevano non soltanto all’ampliamento, ma anche alle bonifiche”.
Francesco Paolo Leonardo

(21 dicembre 2004)

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