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Cronaca Universitaria

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La Sapienza di Roma da quarantanni lavora nel sito in Anatolia
Ritrovato in turchia i resti di un palazzo pubblico
La struttura risale al 3000 avanti Cristo. Il sito si trova a nord della Mesopotamia dove gli storici di solito fanno risalire le prima forme di Stato. All'interno c'erano grumi d'argilla per la classificazione deggli oggetti, punte di lance e spade

La ricerca archeologica porta a scoperte inattese come il palazzo pubblico ritrovato in Turchia ad Arslantepe. Il nome del sito in turco vuol dire “la collina dei leoni” questo perché in quel luogo sorgevano delle sculture raffiguranti il corpo di questi animali. Nella tradizione si sapeva dell’importanza del sito ma quando l’Università "La Sapienza" di Roma ha ereditato gli scavi francesi negli anni sessanta non si aspettava di trovare testimonianze così imponenti di forme di Stato. La scoperta è stata inaspettata soprattutto per la posizione geografica in cui questi edifici si trovano, nella zona dell’Anatolia lontani dalla vecchia Mesopotamia dove di solito gli storici fanno sorgere le prima forme di governo.
Delle varie scoperte e del lavoro svolto dalla spedizione italiana ne ha parlato, a Palermo, Marcella Frangipane. La docente di Preistoria del vicino oriente all’Università “La Sapienza” di Roma dirige la missione archeologica italiana in Turchia. La Conferenza, dal titolo: “Arslantepe, la Collina dei Leoni: ricerca archeologica e ricostruzione storico - antropologica in un sito dell’Anatolia orientale”, è stata organizzata dalla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Palermo, dalla Fondazione Giuseppe Whitaker e dal consorzio universitario della Provincia di Agrigento.
Qual è l’importanza del sito a cui state lavorando?
”Questo sito fa parte dei grandi scavi dell’ateneo romano. Dura da più di 40 anni e solo adesso si stanno raccogliendo i frutti. Nel sito si può riconoscere la nascita dello Stato. Infatti è stato trovato il primo palazzo pubblico: un complesso di edifici monumentali tutto in mattoni crudi che si data tra il 3300 e il 3000 avanti Cristo. La struttura è molto ben conservata, presenta muri alti due metri e mezzo con intonaci originali e pitture. Le varie parti del complesso architettonico - che comprende templi, magazzini, un cortile, dei corridoi, un insieme di edifici di rappresentanza - sono collegati fra loro in un unico complesso architettonico”.
Ci sono elementi rilevanti da un punto di vista artistico e storico?
" Ci sono delle pitture murali eccezionali in ottimo stato di conservazione. L’altra cosa importante del sito è la presenza di migliaia di credule: grumi di argilla con cui era imposto il sigillo su vasi, sacchi e porte di magazzini. Un sistema che consentiva il controllo del bene e la contabilità all’interno del palazzo. Il sigillo era una forma di identificativo della persona, qui siamo ancora prima della scrittura. I funzionari facevano i conteggi e alla fine li raggruppavano per categorie in posti particolari. Questo rappresenta una forma di archivio antichissimo e la nascita della burocrazia. Tra gli oggetti che sono stati ritrovati è di grossa importanza la scoperta di un gruppo di armi molto sofisticate, dove ci sono dodici punte di lance e nove spade. Quest’ultima arma è la prima volta al mondo che viene documentata".
Vi aspettavate di fare questa scoperta, o è stata del tutto inaspettata?
” Il sito si conosceva già da racconti di viaggiatori dell’800 e primi del ‘900. Si sapeva che era un sito archeologico da molto tempo ma non immaginavamo di ritrovare una testimonianza di forma di Stato”.
Lei ha partecipato da poco a un convegno organizzato dall’Università di Palermo, come si è trovata con gli studenti palermitani?
"C’è stata molta curiosità. Il convegno è stato l’occasione per parlare di una mostra che è i questo momento a Roma ai Mercati di Traiano dove all’interno sono esposti 132 oggetti provenienti dallo scavo in Turchia".
Alessandro Baglieri

(10 gennaio 2005)


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