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041216nora
La "Bibliografia siciliana" è stata presentata allo Steri
Tradizioni popolari siciliane: nasce un nuovo libro promosso dal Centro internazionale di Etnostoria
L'autore, Giuseppe D'Anna, ha raccolto l'eredita di Giuseppe Pitrè, fondatore dell'Etnostoria. Il testo raccoglie motti e canzoni della tradizione popolare dal 1954 al 1999. Alla presentazione erano presenti il presidente del Cie, Aurelio Rigoli, alcuni docenti di Scienze della formazione, e il direttore del museo etnostorico "Giuseppe Pitrè", Eliana Calandra

“Quasi 60 anni fa, ero uno giovane studente della facoltà di Lettere e per stare vicino il più possibile a una ragazza che mi piaceva molto, decisi di seguire il corso di Storia delle tradizioni popolari del professor Evola, zio di quella ragazza ”, racconta divertito Giuseppe D'Anna, autore del libro in tre tomi “Bibliografia siciliana”. Quindi dietro la passione della sua vita, l'etnostoria, c'è l'amore per quella che è diventata poi sua moglie. L'opera di D'Anna raccoglie tredici mila voci, ognuna delle quali racconta un po' la storia della cultura popolare siciliana, attraverso motti e canzoni. “E' stato proprio lo zio di mia moglie a volermi al suo fianco, appena laureato, nel suo lavoro di ricerca e di assemblaggio di una bibliografia, seconda solo a quella di Giuseppe Pitrè”, ha detto ancora l'etnostorico.
L'opera di Evola vide la luce solo nel 1953, e raccoglieva l'eredità di Pitrè, il quale aveva fatto una raccolta della tradizioni siciliane dal 1894 al 1916. Da allora il lungimirante lavoro di Giuseppe D'Anna non si è mai arrestato, e il frutto di tutti questi anni di studi è appunto la sua “Bibliografia siciliana”, che descrive le tradizioni siciliane dal 1954 al 1999.
Il testo è stato presentato lo scorso il 10 dicembre allo Steri, e ad affiancare l'autore c'erano colleghi, nonchè amici, che hanno espresso un parere unanime sull'opera: “Si tratta di un lavoro unico e importante per l'etnostoria”. Oltre ad Aurelio Rigoli, presidente del Cie, Centro internazionale di etnostoria, erano presenti Annamaria Amitrano, docente di Etnostoria, Vito Titone, entrambi di Scienze della formazione, ed Eliana Calandra, direttore del museo etnografico siciliano “Giuseppe Pitrè”.
“Quella di D'Anna è un'opera che ha radici nella storia dello studio della cultura popolare siciliana, e, come quella di Pitrè ed Evola, ci permette di comprendere i fenomeni sociali e soprattutto le matrici che li hanno generati”, ha commentato Amitrano.
Sempre secondo la professoressa che insegna Etnostoria ci sono analogie e differenze tra l'opera di Pitrè e quella di D'Anna: “Il metodo di classificazione utillizzato dal grande etnostorico palermitano nella sua opera 'Bibliografia delle tradizioni popolari siciliane' del 1916, lo ritroviamo anche in questo testo. E' invece chiaramente differente l'approccio utilizzato da D'Anna nel suo lavoro. Egli tiene in considerazione una dimensione sociologica dei fenomeni popolari, sconosciuta ancora alla fine dell'800, e quindi a Pitrè”.
Eliana Calandra ha invece sottolineato “l'importanza scientifica di un lavoro come quello di D'Anna, che rappresenta, insieme alle due opere precedenti, una pietra miliare per chi vuole studiare le tradizioni popolari dell'isola. L'unico rammarico - ha detto Calandra - è che questo tipo di pubblicazione riesce a essere compreso solo da un pubblico specializzato, mentre le tradizioni popolari sono fatte dalla gente, ed è a loro che dovrebbe essere destinata". "Quello che più mi ha impressionato del lavoro di D'Anna è il rigore scientifico, la precisione nella selezione delle fonti, che grazie all'informatica e a Internet sono davvero tante”, ha detto invece ammirato il professor Titone.
A concludere la presentazione di “Bibliografia siciliana” è stato il professor Rigoli, il quale ha tenuto a precisare che il lavoro di D'Anna dimostra che anche un appassionato di tradizioni popolari può usare gli strumenti scientifici per dare rigore teorico a questa materia”. L'ultima parola è stata quella dell'autore che ha concluso dicendo: “Spero che il mio alvoro sia continuato da altri giovani che, come me 60 anni fa, si lascino affascinare dalla tradizione popolare siciliana, universo mai completamente esplorato”.
Eleonora Mannino

(16 dicembre 2004)

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