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Facoltà di Ingegneria
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Il neo-preside eletto il 6 novembre
dopo un un
acceso dibattito
Ingegneria, l'obiettivo
di Francesco La Mantia:
"Rimodulare i corsi di laurea triennali e specialistici"
E' entrato nel mondo accademico nel '75,
conserva la delega rettoriale per la ricerca, e dall'1 dicembre scorso,
data dell'insediamento, guida una delle strutture più importanti
dell'Ateneo. Tanti progetti e tante idee: ecco la Facoltà che ha in
mente
E'
entrato nel mondo accademico nel '75. Dal 1985 è ordinario
di Proprietà fisiche e tecnologiche degli alti polimeri. E' stato
direttore del dipartimento di Ingegneria chimica dei processi e dei materiali
e più volte presidente del Consiglio di corso di laurea in Ingegneria
chimica. Ha ricevuto due mandati come membro del Consiglio di amministrazione
dell'Ateneo palermitano e uno come presidente della Commissione affari
finanziari. Inoltre, è stato per tre anni delegato del rettore
per il Policlinico. Attualmente ha la delega rettoriale
per riguarda la ricerca. Insomma, un curriculum di tutto
rispetto
per Francesco
Paolo La Mantia, neopreside della facoltà di Ingegneria, insediatosi
l'1 dicembre dopo un'intensa campagna elettorale.
Come giudica l'attuale stato delle cose ad Ingegneria?
"La nostra è sempre stata, e continua ad esserlo, una delle
facoltà meglio
organizzate dell'Università di Palermo. Si lavora con grande impegno
nella didattica e nella ricerca e, grazie a vari progetti e a contratti
di collaborazione, c'è una grande apertura nei confronti del mondo
produttivo".
Perché ha scelto di candidarsi?
"Nonostante le ottime premesse, negli ultimi tempi ho
avvertito, come ho detto più volte durante il dibattito elettorale,
un forte disagio a lavorare in una Facoltà che negli ultimi tre
anni ha visto crescere in maniera esponenziale il numero di studenti
(circa 1.600
iscritti quest'anno, ndr) ma non quello
dei docenti, anche se questa - tiene a sottolineare La Mantia - non è necessariamente
una responsabilità da
attribuire alla passata presidenza. Ma ci sono altre due motivazioni
che mi hanno spinto alla candidatura. E sono fondamentali: la mancanza
di programmazione nelle
attività didattiche, che ha poi causato il proliferare di corsi
di studio non sempre valutati nell'ambito di un piano di sviluppo complessivo
della Facoltà, e la mancanza di decentramento nei processi decisionali".
Come intende risolvere quest'ultime due questioni?
"Bisogna pensare, per il prossimo anno accademico, a una razionalizzazione
dell'offerta formativa - afferma il neopreside -, inoltre credo sia
indispensabile allargare la base di persone che possono contribuire alla
gestione e alla programmazione delle attività, soprattutto quelle
attinenti ai corsi di laurea. Bisogna responsabilizzare di più la
facoltà,
delegando le funzioni e i poteri che possono uscire fuori dall'ambito
della presidenza".
Ha già accennato alla mancanza dei docenti, qual è di preciso
la situazione a Ingegneria?
"Nell'ultimo anno abbiamo dato più di 500 supplenze, a fronte
di un corpo docenti che conta circa 300 unità. E' una stortura
del sistema che certamente non affligge solo la nostra Facoltà,
le cui origini risalgono al tipo di rapporto che il ministero ha instaurato
con il mondo
universitario, ma che bisogna comunque affrontare. Personalmente ritengo
impensabile una Facoltà con un numero pari, o superiore, di supplenze
rispetto alle docenze. La proposta, ancora una volta, è quella
di rimodulare e ridefinire i corsi di laurea fra quelli triennali e quelli
specialistici, in modo tale da evitare l'assalto alle lauree triennali,
rivedendo e razionalizzando la quantità e il numero di questi
corsi. In ogni caso, su queste problematiche aprirò un'ampia discussione
all'interno del Consiglio di facoltà".
Quali sono gli altri punti del suo programma?
"Penso che sia importante spingere verso la creazione di un sistema di
poli, come quello scientifico e tecnologico, all'interno dell'Ateneo.
Strutture che riuniscano più dipartimenti, anche di altre facoltà,
che si riconoscono attorno a un tema comune e che consentano una maggiore
agilità nell'organizzazione gestionale-amministrativa. Intendiamo
inoltre consolidare i gli ottimi rapporti con il mondo della scuola
e soprattutto con quello del lavoro. A tal proposito, stiamo cercando
d'incrementare i rapporti con tutta la piccola e media impresa locale
e meridionale, per venire incontro alle esigenze di un mercato profondamente
cambiato e che richiede innovazione. Inoltre ho intenzione di affidare
al cura dell'immagine della facoltà ad una persona esterna".
Cosa si sente di dire agli studenti?
"Cercheremo di rendere più vivibile la loro vita universitaria.
Ci sarà
un docente, affiancato da un rappresentante degli studenti, che avrà
il compito di evitare tutti quei problemi che sorgono nell'organizzazione
logistica della didattica, dal problema delle aule a quello degli orari,
che spesso impegnano per troppo tempo lo studente nelle lezioni, senza
dargli la possibilità di studiare nè di avere una propria
vita esterna all'università. Inoltre ci sarà sempre qualcuno
pronto ad ascoltare e a dare risposte veloci ai loro problemi. Infine
attueremo misure in grado di favorire la rapida e positiva uscita degli
studenti del vecchio ordinamento".
Salvatore Cataldo
(15 dicembre 2004)
rev
sage
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