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Economia

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Ricerca di un gruppo della facoltà di Economia, intervistati 113 ragazzi
Immigrati, gli studenti: "Aiutiamo i loro Paesi d'origine"
Lo studio ha fatto il punto sulle opinioni che i giovani hanno del fenomeno migratorio. I risultati sono stati illustrati durante un seminario che ha evidenziato come un processo anticamente considerato un’opportunità sia diventato oggi un problema. Per il 60% del campione bisogna dare contributi alle Regioni in via di sviluppo, secondo il 56% è giusto concedere il diritto di cittadinanza a chi ne ha i requisiti. Per l'80% è comunque una questione di difficile soluzione

“Un argomento di grande attualità”, “un problema di difficile soluzione”, “un fenomeno figlio della globalizzazione”. Con queste espressioni gli studenti dell’Università di Palermo hanno parlato di un tema complesso, quello dell’immigrazione, sempre più alla ribalta nelle cronache quotidiane di questo periodo. Le opinioni sono state raccolte in una ricerca condotta da un gruppo di studenti della facoltà di Economia, che, dopo aver intervistato un campione di 113 ragazzi, ha fatto il punto sulla conoscenza e sulle opinioni che molti giovani hanno del fenomeno in questione. I risultati, illustrati nel corso del seminario intitolato “Immigrazione clandestina e criminalità nelle dinamiche della globalizzazione”, hanno messo in evidenza una buona padronanza dell’argomento: oltre l’80% degli intervistati ha definito l’immigrazione come un problema di difficile soluzione, individuando nella Sicilia e nelle altre regioni meridionali il punto di riferimento principale per gli sbarchi. Per il 26,4% le causa principale è la povertà, seguita dall’instabilità politica, dalle guerre e dalla disoccupazione. Quasi il 90% degli studenti ha chiaro il rapporto che lega il fenomeno migratorio alla criminalità organizzata, mentre soltanto il 56% considera giusto concedere il diritto di cittadinanza a coloro che hanno i requisiti. Per quanto riguarda le possibili soluzioni al problema, la proposta più gettonata (circa il 60%) è quella che ritiene fondamentale dare contributi alle regioni in via di sviluppo per migliorare le condizioni di vita nei paesi di provenienza.
Il seminario si è anche proposto di analizzare l’immigrazione alle radici, mettendone in luce le origini. “Le migrazioni sono strutturali all’essere umano - ha spiegato Sergio Cipolla, presidente del Ciss - Basti pensare che dopo aver raggiunto la sua piena maturità in Africa, l’homo sapiens ha subito cominciato a spostarsi. Nella storia ci sono casi abbastanza clamorosi di popoli che si sono trasferiti in massa dalle loro zone d’origine: un esempio sono i Goti che, dopo la caduta dell’impero romano, migrarono in blocco dall’Europa centrale fino al continente africano”. Nel corso dell’incontro sono stati presi in esame il caso degli Stati Uniti, con una popolazione che nasce esclusivamente da migrazioni, e la Sicilia, un vero e proprio crogiuolo di culture diverse.
“A quei tempi - ha aggiunto Cipolla - gli spostamenti erano considerati un’opportunità per i paesi che accoglievano gli emigranti. In fondo, era tutta manodopera a basso costo. Oggi, invece, tutto ciò è diventato uno dei problemi più urgenti da risolvere. Negli ultimi 15 anni, l’avvento della globalizzazione ha cambiato radicalmente le relazioni tra i popoli. La rapidità degli spostamenti di merci e persone ha accentuato le differenze, scavando un solco sempre più profondo tra i ricchi e i poveri. L’allargamento della forbice ha fatto sì che l’avvento degli immigrati, considerati ora una minaccia, mettesse in discussione il nostro stile di vita”. Oggi un tamil che vuole sfuggire alle atrocità della guerra civile nella sua terra può impiegare anche 10-15 giorni per raggiungere l’Italia in una delle tante “carrette del mare” avvistate quotidianamente nelle nostre coste. Cento anni fa c’erano tempi tecnici molto più lunghi.
Inoltre, l’aumento dei flussi migratori ha fatto emergere nuove figure criminali pronte ad approfittare delle necessità dei più disperati. Le rotte riservate ai clandestini diventano spesso degli ottimi strumenti per il traffico di droga, armi e rifiuti tossici. Recenti ricerche hanno anche mostrato che tanto più un paese è accogliente nei confronti di gruppi provenienti dall’esterno, tanto più tali gruppi saranno educati alla legalità. “Attualmente in Italia abbiamo delle leggi inadeguate – ha concluso Cipolla – Vige una sorta di illegalità imposta, dato che a un immigrato non è consentito di lavorare regolarmente prima di due anni. In questo modo si genere automaticamente il fenomeno del lavoro nero o ancora peggio della criminalità organizzata”.
Francesco Paolo Leonardo

(14 dicembre 2004)

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