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Appofondimento cronaca universitaria

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E' stato preside dal 1964 al 1967
Agraria, docenti e allievi ricordano Gian Pietro Ballatore
Tudisca: "Ha gettato le basi della nostra Facoltà"
"Un uomo straordinario per cultura e umanità”, secondo Riccardo Sarno, suo allievo e oggi docente. Allo studioso è intitolata l’Aula Magna e sono dedicati i seminari previsti per l’anno accademico 2004/2005. L'attuale preside, Salvatore Tudisca: "Uno dei protagonisti della vita universitaria in un momento difficile, di forte contestazione"

Un vero agronomo siciliano, con la passione per la ricerca scientifica e la capacità di essere educatore nel senso più alto del termine. E’il ritratto di Gian Pietro Ballatore, ricordato lunedì scorso nell’omonima Aula Magna della facoltà di Agraria. A quasi 29 anni dalla sua scomparsa, nell’aprile del 1975, suoi allievi e colleghi si sono ritrovati per celebrarne il ricordo.
Quella delineata è una figura complessa, il cui valore, umano e professionale, è stato riconosciuto già dagli anni Sessanta in sede locale e internazionale.
”Ballatore ha gettato le basi della Facoltà - ha precisato l’attuale preside Salvatore Tudisca - E’stato uno dei protagonisti della vita universitaria in un momento difficile, di forte contestazione. Ha intuito per primo la necessità di coniugare cambiamento e rispetto delle gerarchie”.
Quando ancora dipartimenti e laboratori di Agraria sembravano “fortini imprenetrabili” agli studenti, Ballatore, in qualità di preside, decise di concedere loro un’aula per riunirsi e discutere di condizione studentesca.
Un docente ferreo, ma sempre disponibile al confronto, che ha dedicato alla ricerca tutta la vita. “Non c’erano vacanze per il maestro - ricorda Riccardo Sarno, suo allievo e adesso docente di Agronomia dei sistemi biologici - Ogni sera, finito il lavoro, invitava noi collaboratori a prendere un aperitivo, ma si rivelava l’ennesima occasione per discutere dei progetti in corso. Quale migliore giorno del 31 dicembre o del 14 agosto, poi, per visitare i campi di sperimentazione?”
Proprio a Ballatore si deve l’introduzione della genetica tra le materie d’insegnamento e il potenziamento della metodologia sperimentale. Fu lui a volere che l’ateneo si dotasse di terreni per la coltivazione, slegarsi dai campi dei privati era infatti indispensabile per condurre le ricerche scientifiche in maniera più libera.
Ripercorrere la sua vita significa ricostruire parte di storia siciliana. “E’ stato un profondo conoscitore del nostro territorio e suo principale innovatore”, ha precisato il presidente dell’accademia nazionale di agricoltura Luigi Cavazza. Terreno privilegiato per le sue ricerche, infatti, sono stati i terreni argillosi della piana di Licata, in provincia di Agrigento, la zona del fiume Salso, o ancora la provincia di Gela.
Proprio per il suo indiscusso valore professionale, ha ricoperto la carica di preside della facoltà di Agraria dal 1964 al 1967, presidente del comitato di consulenza tecnica dell’Ente di sviluppo agricolo e della Società italiana della scienza del suolo, ha fatto parte anche dell’Accademia dei georgofili e del Consiglio regionale dell’agricoltura della Regione Siciliana. I riconoscimenti si sono susseguiti nel corso degli anni, valicando i confini nazionali. Nel 1960 è in Romania, dove visita la stazioni sperimentali e “inizia a lavorare incessantemente per risolvere i problemi tecnici e sociali della zona”, ricorda Francesco Crescimanno.
”Era il prototipo dell’uomo di cultura - ha sottolineato Sarno - parlava con la stessa disinvoltura di storia antica e irrigazione del suolo. E’impossibile elencare tutti i suoi interessi”.
Le principali tematiche di ricerca hanno riguardato l’irrigazione del suolo, lo sviluppo della colture cerealicole, ma anche lo sviluppo della pedologia e la protezione delle risorse ambientali. Grande attenzione riservò poi alla coltivazione del cotone. Durante gli anni Sessanta, infatti, fece arrivare in Sicilia le macchine motrici necessarie per la meccanizzazione del cotone dimostrando la validità dell’innovazione tecnologica.
”Un esempio apertura mentale che spero sia uno stimolo a quanti stanno crescendo professionalmente e umanamente”, ha ribadito. “Ecco perchè lo gli dedichiamo i seminari che svolgiamo in facoltà”, l’eco del preside Tudisca.
Nadia Palazzolo

(9 dicembre 2004)

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