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Approfondimento - Palermo

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Parlano gli universitari Andrea, Bruno e Stefano

Il “comitato degli adesivi”, sei mesi fa il primo manifesto
"Ora riceviamo pure la solidarietà della polizia"
Abbiamo incontrato tre dei ragazzi che hanno tappezzato Palermo di messaggi contro il pizzo. Dagli inizi, in sette, all’evoluzione, con cinquanta attivisti antimafia. L’attacchinaggio notturno che presto coinvolgerà altre zone della città

Li abbiamo conosciuti il 29 giugno scorso, quando alcune strade cittadine si sono svegliate coperte di adesivi: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Li abbiamo lasciati il 29 agosto, mentre con gli occhi rivolti in su guardavamo gli striscioni che la notte prima avevano appeso su tutti i ponti della città per commemorare il tredicesimo anniversario dell’uccisione di Libero Grassi. Li ritroviamo adesso, chissà quanti adesivi dopo, seduti al tavolo di un bar del centro. Sono Andrea, Bruno e Stefano, tre studenti universitari, tre ragazzi che, dallo scorso agosto, fanno parte di quello che è stato ribattezzato come il “comitato degli adesivi”, ma che - di fatto - non ha una sede, né un logo, né un “volto”. Solo un sito (www.addiopizzo.altervista.org) li rende visibili, quando non sono le loro azioni a farlo.
Com’è nata questa iniziativa?
Dalla volontà di sette ragazzi (noi siamo arrivati solo in seguito) di attaccare, a loro spese, 400 adesivi per le strade della città con quella scritta ormai famosa. Non si aspettavano, comunque, tutto il successo mediatico che hanno avuto. E neanche di avere un seguito: da sette che erano, siamo diventati cinquanta.
Dopo quella prima notte in giro per Palermo ad attaccare adesivi, cosa è successo?
Siamo stati coinvolti anche noi che, incuriositi da questo particolare tipo di attacchinaggio, abbiamo avuto poi la fortuna di conoscere queste persone e di cominciare a lavorare insieme a loro. Siamo stati accolti e messi a nostro agio fin dall’inizio.
I primi messaggi sono comparsi in forma anonima e dopo, invece, è apparso l’indirizzo del vostro sito…Perché?
Perché in questo modo, chiunque fosse interessato a farlo può contattarci, ma anche scaricare gli adesivi, stamparli e affiggerli in prima persona. Non esiste un’organizzazione stabile del gruppo: chiunque può farne parte, a titolo individuale e a prescindere dalle proprie ideologie.
È già successo che gli adesivi siano comparsi in altri luoghi, fuori da Palermo…
Sì, infatti. È successo ad Alcamo, Casteldaccia, Bagheria, Termini Imerese, e addirittura a Vibo Valentia, in Calabria.
Voi eravate al corrente che sarebbero stati attaccati anche lì?
No. E le persone che lo hanno fatto non ci hanno contattato né prima né dopo la loro azione. Hanno semplicemente – come del resto volevamo – visitato il nostro sito e aderito spontaneamente all’iniziativa.
Come siete passati dagli adesivi agli striscioni?
Beh, l’idea ci è venuta perché volevamo dare maggior impatto e risalto al nostro messaggio. Inoltre, il periodo estivo ci ha aiutato. Alcuni dei posti in cui li abbiamo stesi erano cavalcavia sopra l’autostrada, particolarmente affollata a fine agosto per il rientro in città. Per ora continuiamo con gli adesivi perché ci sono zone non ancora toccate dal nostro lavoro. Dalle arterie principali passeremo ai quartieri periferici e, inevitabilmente, a quelli con la più alta densità mafiosa.
Ma gli adesivi non sono mai stati strappati?
Sì, e poco tempo dopo la loro comparsa. Ma non abbiamo idea di chi lo abbia fatto: se dei commercianti, dei passanti o gli spazzini. In via Principe di Belmonte, per esempio, sono stati rimossi il giorno dopo che li abbiamo messi.
Durante le affissioni notturne siete mai stati fermati dalle forze dell’ordine?
All’inizio, qualche volta. Ma ormai la polizia ci ha espresso la propria solidarietà e se ci incontra durante le nostre uscite notturne non ci ferma più.
Avete in mente qualche altra forma di comunicazione per il futuro?
Per questo manteniamo ancora il riserbo stampa. Ma, a tempo debito, saprete tutto.

Barbara Giangravè

(16 dicembre 2004)

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