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Cronaca Universitaria

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Carlo Lucarelli ha vinto il premio giornalistico Mario Francese
"Parlare di mafia per rompere il muro dell’indifferenza"
Il riconoscimento è stato assegnato durante l'ultima giornata di incontri sull'attività giornalistica di Leonardo Sciascia. A conferire il riconoscimento Franco Nicastro, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia: “In un’italietta di intrattenitori da strapazzo Blu Notte rappresenta insieme ad altri pochi programmi un’isola felice”. Assegnate anche le borse di studio della sezione tesi di laurea. Colloquio con il giallista-autore tv

Immancabile vestito nero, sguardo serio che nasconde la sua timidezza. Non ha tradito le aspettative di chi era abituato a vederlo in tv. Lui è Carlo Lucarelli, che ieri a Racalmuto alla Fondazione Sciascia ha vinto il premio giornalistico Mario Francese grazie al suo programma televisivo sui grandi casi di cronaca irrisolti. Assegnate anche le borse di studio della sezione tesi di laurea.
"Blu Notte rappresenta - ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti Franco Nicastro - insieme a pochi altri programmi tv, un’isola felice di televisione di qualità lontana dell’italietta fatta da intrattenitori da quattro soldi”.
Alla Fondazione Sciascia è lui l’ospite d’onore che chiude i due giorni di convegno sull’attività giornalistica dell’autore de “Il giorno della civetta”. Seduto tra il pubblico, ascolta i relatori, lo sguardo si accende quando sente la parola mistero pronunciata da Gaetano Savatteri, del Tg5, in riferimento alla scomparsa di Ettore Majorana. Lo stesso sguardo diventa simile a quello di uno scolaro quando l’ultimo direttore editoriale de L’Ora, Etrio Fidora, gli fa notare forse i suoi unici due errori all’interno del suo programma su Cosa Nostra.
Carlo Lucarelli, giallista, vince un premio giornalistico: si sente in imbarazzo per questo?
"Mi senti un po’ usurpatore. Io sono uno di quelli che sta nelle retroguardie. Sono i giornalisti che scoprono le cose, dopo noi narratori li mettiamo insieme".
Tra le varie cose che ha narrato c’è la mafia, non pensa di aver spettacolarizzato una piaga della Sicilia?
"No. Perché la mafia, purtroppo, si spettacolarizza da sé. Quello che abbiamo fatto in tv è rompere il muro delle indifferenze, provando ad appassionare lo spettatore. Noi cerchiamo di scuotere chi in quel momento è girato dall’altra parte. Magari, dopo, si volta a guardare perché rimane colpito e poi si rende conto di quello che sta accadendo veramente".
In alcune delle sue puntate conclude dicendo che dal 94 in poi della mafia non se ne sa più niente. Cosa è successo?
"E’ successo che la mafia ha smesso di sparare e a smesso di ammazzare. La mafia oggi opera con le parole. Attualmente non se ne parla più perché in Italia o ci troviamo di fronte a delle emergenze, allora le raccontiamo, o altrimenti ci sembrano che le cose siano finite e inseguiamo altre eventi. I problemi crescono con il silenzio. Poi immagino che ci sia chi ha interesse a non far parlare dell’argomento".
Colpa delle collusione tra mafia e politica?
"Sicuramente, ci sono molti mafiosi che preferiscono che non si parli di mafia e ci sarà qualche politico che gli regge il gioco. Se non ci fosse la collusione tra mafia e politica non ci sarebbe la mafia".
Lei qualche giorno fa ha fatto un’esperienza molto singolare: ha messo in comunicazione via internet gli studenti di Palermo e quelli di Torino. Come è andata?
"Molto bene. Addirittura dopo un po’ gli studenti di Palermo e di Torino mi hanno quasi escluso dalla discussione perché non riuscivo a starci dietro. I siciliani hanno raccontato un po’ di cose ai piemontesi, e tutti assieme mi chiedevano: cosa possiamo fare?".
Le rigiro la domanda: noi cosa possiamo fare?
"Nella battaglia dei comuni cittadini e per gli studenti la cosa da fare è studiare, cioè aggiornarsi, informarsi, e capire cosa è successo e cosa potrebbe succedere. Fare pressione dal punto di vista culturale e non accettare compromessi, non stare assieme a certe realtà che sono compromesse. Poi bisogna fare confusione, fare baccano. Alla fine tradurre tutto nel voto, che non deve essere dato dove ci sono situazioni non chiare.
E’importante tenere gli occhi aperti, non si può vivere con la testa fra le nuvole. Studiare vuol dire informasi, stare e saper leggere tra le righe. Diceva Pisolini ‘Io so’ ".

Alessandro Baglieri

(1 dicembre 2004)


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