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Cronaca universitaria |
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La carenza
di spazi e di fondi l'unica nota stonata
Didattica e ricerca per un solo obiettivo: "Sicurezza"
E' il dipartimento d'Infrastrutture viarie, attivo presso la facoltà
d'Ingegneria dell'Università di Palermo. "Abbiamo importanti
collaborazioni con Trenitalia e Anas". E' l'affermazione di Gabriele
Boscaino, docente, che sul ponte di Messina dice: "Non è solo
un problema tecnico"
Un Dipartimento che assolve alle sue normali mansioni di didattica
e che allo stesso tempo, grazie alle sue ricerche sui materiali stradali
e sulla sicurezza delle infrastrutture, offre un servizio di particolare
rilevanza che va al di là dell’ambito accademico.
Stiamo parlando del dipartimento d’Ingegneria delle infrastrutture
viarie dell’Università di Palermo, nato nel 2000 dal vecchio
Istituto delle costruzioni stradali, punto di riferimento per gli studenti
d’Ingegneria civile, per chi appartiene al corso di laurea in Ingegneria
per l’ambiente e territorio e per gli iscritti ad Ingegneria edile.
Abbiamo chiesto a Gabriele Boscaino, docente del Dipartimento, che conta
12 tra ricercatori, professori associati e ordinari, di guidarci attraverso
il lavoro svolto dalla struttura di viale delle Scienze. Alla fine abbiamo
anche chiesto un giudizio personale per quanto riguarda il ponte sullo
stretto.
Che tipo di attività svolge il dipartimento d’Ingegneria
delle infrastrutture viarie?
“Dal punto di vista didattico svolgiamo un servizio che si concretizza
in più di 10 insegnamenti che riguardano essenzialmente le infrastrutture
viarie, in particolare stiamo parlando di strade, ferrovie e aeroporti.
Nel Dipartimento, inoltre, è presente un dottorato di ricerca,
finanziato con borse di studio, in 'Ingegneria delle infrastrutture viarie',
nell’ambito del quale i laureati possono approfondire le tematiche
dell’Ingegneria stradale e ferroviaria attraverso specifici programmi
di studio. Tutto questo grazie anche al nostro laboratorio, uno dei più
attrezzati a livello nazionale. Dal punto di vista della ricerca abbiamo
due filoni principali. Il primo si occupa di sicurezza a 360 gradi, nell’ambito
delle infrastrutture viarie e sul lavoro. Il secondo filone riguarda ricerche
sperimentali sui materiali stradali, dagli inerti sino alle miscele di
conglomerato bituminoso. Sono indagini finalizzate a garantire sempre
più sicurezza e il comfort di marcia attraverso, ad esempio, una
maggiore aderenza del pneumatico al piano stradale”.
Ma la ricerca non resta chiusa nei vostri laboratori?
“Abbiamo attivato diverse convenzioni con soggetti esterni all’Università.
Tra le più importanti c’è sicuramente quella con Trenitalia.
In questo caso collaboriamo con un dipartimento dell’Università
di Reggio Calabria e con l’azienda stessa, che ci ha chiesto di
valutare la possibilità di un incremento del carico massimo per
asse nel trasporto merci utilizzando l’attuale rete ferroviaria.
Il nostro compito è quello di accertare la fattibilità di
quest’aumento. L’altro committente esterno è l’Anas.
E’ un’azienda a cui già forniamo i servizi di controllo
sui materiali messi in opera, e per la quale, proprio in questi giorni,
abbiamo steso due tratti sperimentali di pavimentazione su una strada
statale. L’obiettivo è quello di valutare le possibilità
offerte in termini di aderenza e di durata nel tempo dalle due miscele
differenti. E’ una ricerca che potrebbe rappresentare anche un forte
risparmio in termini economici, in quanto le due miscele hanno costi diversi”.
Un dipartimento con molti pregi, ma avrà anche qualche
difetto?
“Soffriamo per una carenza di spazi e di fondi. Per quanto riguarda
i locali siamo in attesa di una ristrutturazione che dovrebbe consentire
una migliore riallocazione delle risorse logistiche in laboratorio, con
la possibilità di ricavare altri spazi in maniera tale che tutti
i docenti possano essere messi in migliori condizioni di lavoro. Per quanto
attiene ai fondi risentiamo anche noi della sensibile riduzione dei finanziamenti
statali”.
Lei è un esperto d'infrastrutture, qual è il suo
giudizio personale sul ponte di Messina?
“E’ un’opera che mi lascia perplesso per due motivi.
Il primo di carattere strutturale, il secondo economico-sociale. Con un
ponte di quelle dimensioni, ad un’unica campata, si va a compiere
un salto forse troppo grande nel campo delle costruzioni. Non sappiamo
che tipo di fenomeni potrebbero innescarsi e non saremmo preparati ad
intervenire. Inoltre sono convinto che il rapporto tra i costi, anche
sociali, e i benefici di questa operazione non giustifichino un intervento
di questo tipo. L’opera, inoltre, diventerebbe un facile obiettivo
terroristico e la sua difesa non sarebbe un’operazione semplice”.
Salvatore Cataldo
(30 novembre 2004)
rev damo
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al n. 10 del 1/6/2001
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