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Approfondimento Scienze della formazione

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Presentato il libro “Gestire il disagio a scuola” di Giambattista Amenta

Ascoltare aiuta a combattere il disagio dei bambini
“Il testo vuole essere uno strumento di supporto per insegnanti che si trovano a operare in contesti ‘difficili’ “, afferma orgoglioso l’autore, che è docente di Psicologia speciale alla facoltà di Scienze della formazione. Presenti all’evento il preside della Facoltà, Patrizia Lendinara, e i docenti Rigoli, Zanniello e Di Vita. Arappresenatre il mondo della scuola la preside Sara Bonanno, della scuola elementare “Bonanno”

Parlare di una tematica come il disagio, specie quando questo coinvolge i bambini, non è mai facile. C’è il rischio di cadere nella retorica. Ci vuole non solo competenza teorica ma anche un’accurata ricerca sul campo, che molti studiosi trascurano, privilegiando teorie e modelli psicologici studiati a tavolino. Un giovane psicologo ha però deciso di percorrere una strada diversa, focalizzando la sua attenzione non solo sul disagio di bambini e adolescenti a scuola, ma fornendo una “guida” agli insegnanti, troppo spesso lasciati soli ad affrontare situazioni difficili, senza averne le specifiche competenze.
Il libro “Gestire il disagio a scuola” di Giambattista Amenta, docente di Psicologia speciale presso la facoltà di Scienze della formazione, è destinato proprio agli insegnanti che quotidianamente lavorano in situazioni “difficili”.
“Il mio interesse per un tema così delicato ha sempre fatto parte di me. Il libro presenta una vasta casistica, presentando le situazioni più frequenti di disagio che deve affrontare un educatore”, spiega l’autore. Amenta pensa che spesso gli insegnanti non sappiano come gestire situazioni nelle quali bambini o adolescenti aggrediscono, giocano o disturbano, impedendo agli altri di lavorare. La sua intenzione è di mettere a disposizione i risultati della sua ricerca sul campo, e indicare delle possibili soluzioni a episodi specifici di disagio.
Alla presentazione del libro hanno partecipato alcuni colleghi dell'autore, il preside della facoltà di Scienze della formazione, Patrizia Lendinara, e Sara Bonanno, preside della scuola elementare “Bonanno”. Il preside Lendinara ha parlato “dell’impegno profuso dalla Facoltà per formare educatori e insegnanti in grado di gestire situazioni complicate, e dell’importanza per gli studenti di Scienze della formazione primaria di poter applicare sul campo, grazie al tirocinio, competenze scientifiche apprese nel corso degli studi”. Secondo la professoressa Bonanno “quello di Amenta è un libro intrigante, perché costringe gli educatori a mettersi in discussione. Spesso capita - ha aggiunto la Bonanno - che veniamo contagiati dal malessere di questi ragazzi, e paradossalmente, invece di aiutarli, amplifichiamo i loro problemi”. L’elemento chiave che permette di far venir fuori una problematica è l’ascolto. “Non tutti sono capaci di ascoltare o di guardare negli occhi un bambino o un ragazzo e riuscire a cogliere il suo malessere. Ed è sicuramente rassicurante per un insegnante sapere di essere affiancato da un collega esperto, capace di guardare e capire come risolvere il disagio del bambino”, ha concluso la preside della “Bonanno”.
Per Aurelio Rigoli, presidente del corso di laurea di Scienze della formazione primaria, il lavoro svolto da Amenta “dimostra il dinamismo della Facoltà, capace di investire su volti nuovi, che si propongono come mediatori tra prospettive e metodologie diverse. Educare - continua ancora Rigoli - è più difficile di istruire, e per farlo è necessario, prima di agire, conoscere bene le situazioni”. L’intervento di Giuseppe Zanniello, docente di Didattica, si è focalizzato sull’origine del disagio: “In molti bambini e adolescenti, il malessere si manifesta nel momento in cui interiorizzano l’idea di non avere capacità, di non essere all’altezza degli altri coetanei. Merito di Amenta - ha detto sempre Zanniello - è di non avere dato ricette contro il disagio, anche perché non ne esistono”.
L’ultimo intervento è stato quello di Angela Maria Di Vita, presidente del corso di laurea in Psicologia, la quale ha parlato della difficoltà da parte dei giovani di mettersi alla prova, e guardare con la giusta prospettiva agli errori. “Oggi ci sono molti ragazzi che non riescono ad affrontare un compito senza entrare in panico. Il panico da esame - ha detto la professoressa Di Vita - purtroppo è un segno del fallimento della scuola”.
La dimensione affettiva sembra l’unica strada capace di mettere in contatto educatore e bambino, e permettere l’istaurarsi di un rapporto di fiducia, che rende più facile il lavoro di entrambi. Perché come dice Amenta “spesso non sappiamo ascoltare gli altri. Siamo sordi davanti alla gente”. L’educatore deve combattere proprio questa sordità e questo silenzio.
Eleonora Mannino

(
30 novembre 2004)

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