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041129nora
Al convegno
"Realtà interculturali nella storia del Mediterraneo"
"Conoscere la cultura araba per diffondere la tolleranza"
"Sempre più giovani mostrano interesse per questa cultura,
perché loro vedono il loro futuro nell’interculturalità",
ha detto la preside Concetta Guagenti del liceo di Scienze sociali Regina
Margherita. Anche il preside del liceo Meli ha parlato dei progetti che
si tengono nel suo istituto per promuovere la tolleranza verso gli antichi
saraceni, alla ricerca di radici comuni. Grazie al professor Montaina dell’Università
di Palermo è stato ripercorso il grande lavoro di uno studioso che
amava la cultura araba: Umbeto Rizzitano
Quale
ruolo ha avuto la civiltà araba sul nostro essere siciliani? Quale
fascino può esercitare oggi una cultura così lontana, ma
ormai familiare? Quale è il compito delle istituzioni nel superamento
dei pregiudizi? Di questi interrogativi si è parlato in un seminario
dal titolo “Realtà interculturali nella storia del Mediterraneo:
Sicilia e mondo arabo islamico”, promosso dalla facoltà di
Lettere e filosofia dell’Università di Palermo. Al convegno
si è discusso delle radici arabe della Sicilia e del futuro delle
nuove generazioni, sempre più coinvolte in una realtà multietnica.
Del peso della cultura araba in Sicilia ha parlato Giovanni Montaina,
docente di Letteratura araba della facoltà di Lettere. Montaina
ha fatto riferimento soprattutto al lavoro di Umberto Rizzitano, studioso
che è riuscito a portare alla luce frammenti della cultura araba
in Sicilia. “Il lavoro di Rizzitano non si è limitato alla
ricerca di testimonianze scritte di autori islamici nell’isola,
ma ha anche sollecitato durante gli anni ’70 uno studio archeologico
sui resti arabi in Sicilia. Grazie al suo impegno sono state rinvenute
per esempio ceramiche e resti di moschee”, ha spiegato il professore
Montaina. “Questo studioso è uno dei personaggi più
apprezzati dagli intellettuali arabi, forse perché egli non guardò
mai con distacco la cultura islamica, ma la fece propria e riuscì
a trasmettere l’amore per questa civiltà agli studenti che
seguivano i suoi corsi”, ha concluso il professore.
Oggi però molti pregiudizi accompagnano il mondo musulmano. Il
mondo occidentale mostra sempre più spesso un’intolleranza,
a volte giustificata dalla cronaca, verso l’universo dei paesi islamici.
Palermo sembra voler rispondere alla diffidenza attraverso progetti che
promuovono la tolleranza, e in questo senso l’Università
sta già dando il suo contributo, avendo istituito un corso di laurea
in Lingue e culture moderne, in cui trova spazio anche la lingua e la
cultura araba. Ma anche due scuole superiori da anni portano avanti iniziative
culturali, che permettono ai più giovani di avvicinarsi al mondo
arabo-islamico, non solo con curiosità, ma anche con impegno. Per
esempio Concetta Guagenti, preside dell’istituto delle Scienze Sociali
“Regina Margherita”, ha parlato del corso di lingua araba
che si tiene nella sua scuola, durante l’orario curriculare, che
“ha lo scopo di fornire una conoscenza reale del mondo islamico,
sperando che questa produca maggior tolleranza”. L’istituto
è ubicato nel centro storico della città, e lì le
testimonianze della dominazione saracena sono tangibili, così come
è concreta ancora oggi la presenza di immigrati che vivono nel
quartiere. “Soprattutto le ragazze – ha detto ancora la Guagenti
– sono entrate in contatto con immigrati arabi della zona e questo
è stato possibile grazie al fatto che ora conoscono la lingua.
Quando facciamo orientamento nelle scuole medie ci accorgiamo che sempre
più giovani vogliono avvicinarsi a questa cultura diversa dalla
loro, non più per semplice curiosità ma anche perché
vedono nell’integrazione interculturale il loro futuro”, ha
concluso la preside del “Regina Margherita”. Anche il liceo
classico “Meli” ha aperto le porte le porte alla cultura araba,
ed è stato proprio il preside della scuola, Sergio Lo Monaco, a
illustrare i progetti portati avanti nel suo istituto: “Da alcuni
anni esiste una sezione di indirizzo internazionale, dove si cura la lingua
e la cultura spagnola. Nostra intenzione è organizzare prossimamente
anche una sezione di lingua araba. Nelle scuole non mancano certo corsi
per gli immigrati di origine musulmana, ma questi potrebbero causare più
discriminazione che integrazione nel tessuto sociale italiano”.
I corsi di lingua araba al liceo classico sono di tipo extracurriculare,
proprio per lasciare gli studenti liberi di scegliere se seguirli o meno.
Come ha tenuto a precisare Lo Monaco, “i ragazzi possono, attraverso
questi corsi, superare lo stereotipo che vede l’arabo come persona
pericolosa. E per superare questo pregiudizio sono necessarie anche iniziative
di scambio culturale come i gemellaggi”, ha concluso il preside
del “Meli”. Intanto una delle organizzazioni più attive
nella promozione della cultura araba in Italia, l’Accademia libica,
istituita nel 1998, ha fatto sapere, attraverso il suo presidente Abdurrahman
Shalgham, che “i risultati finora raggiunti grazie a progetti comuni
sono soddisfacenti”. Il presidente dell’Accademia libica ha
ringraziato pubblicamente le scuole e i rappresentanti dell’Università
per l’accoglienza a loro riservata, e per lo sforzo profuso per
diffondere soprattutto tra i giovani una cultura che, anche se diversa,
non è nemica.
Eleonora Mannino
rev cave
(30 novembre 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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