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Palermo |
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Al
convegno si è ricordato anche Mario Francese, morto da 25 anni
Vincenzo Consolo
allo Steri per ricordare l'amico Sciascia
"Scriveva sui giornali per combattere i malaffari siciliani"
Organizzata dall'ordine
dei giornalisti di Sicilia, una giornata per ricordare Leonardo Sciascia
giornalista. Molti i colleghi che hanno voluto ricordarlo. Tra questi il
presidente dell'Ordine, Franco Nicastro, e Etrio Fidora, ex direttore del
giornale L'Ora
"Leonardo
Sciascia non ha mai smesso di credere in quello che faceva. Fino agli
ultimi giorni della sua vita ha creduto nella stampa e nel suo potere
di divulgare alle masse pensieri e idee". Così Vincenzo Consolo,
scrittore siciliano, ha voluto ricordare il letterato di Racalmuto prestato
al giornalismo. "Ha iniziato a scrivere in un periodo in cui in Sicilia
era la mafia a farla da padrone e come scrittore sentiva il dovere di
combatterla pubblicamente. Ecco perché sfruttava il giornale come
mezzo per divulgare le sue idee. Per lui parlare e denunciare era una
necessità - continua -. I fatti che avvenivano in Sicilia, infatti,
erano troppo importanti per rimanere nascosti. La ricerca della verità
era il suo motto, nel lavoro come nella vita".
Sciascia caricava il giornalismo di una funzione fortemente pedagogica,
quasi di elevazione delle coscienze. Scriveva in modo molto chiaro, proprio
per consentire a tutti di comprendere i suoi messaggi.
Lo scrittore di Racalmuto cominciò la professione di giornalista
alla fine degli anni Quaranta. All'epoca collaborava con diverse testate
nazionali, tra le quali il Corriere della Sera, La Stampa,
e L'Espresso. Solo nel 1955 cominciò una frequentazione
assidua e quasi unica con un giornale fiancheggiatore del partito comunista:
L'Ora di Palermo. Il 24 marzo 1955 lo stesso direttore, Vittorio
Nisticò, che guidò il quotidiano per un ventennio (dal 1955
al 1975), si recò a Racalmuto, per chiedergli di collaborare con
la sua testata. Da allora, fino alla sua morte scrisse molti articoli
di denuncia e dal '64 al '67, per lo stesso giornale, si occupò
della rubrica "Quaderno". Per l'inserto diede vita a 125 pubblicazioni,
poi riunite in un unico volume nel 1991.
Quando iniziò la professione di giornalista, parallelamente a quella
di scrittore, non era ancora molto conosciuto in Italia e probabilmente
fu grazie alle sue denunce che cominciò ad essere apprezzato.
"Era un uomo che credeva nel suo lavoro - racconta Consolo - e non
ebbe paura di dire, a quelli che lo accusavano di scrivere per un giornale
di sinistra, che scriveva per L'Ora perché era l’unico
quotidiano che non censurava mai le sue idee".
Lo stesso Vincenzo Consolo è un intellettuale che attualmente scrive
articoli su giornali nazionali, una testimonianza vivente di come nel
2004 esistano ancora scrittori che si accostano all'attualità tramite
il giornalismo. Ma cosa è cambiato dal punto di vista socio-culturale
rispetto al periodo in cui scriveva Sciascia? "Certamente è
molto più difficile, nel ventesimo secolo, essere uno scrittore
che liberamente esprime le sue considerazioni sulle pagine di un quotidiano
- risponde il romanziere siciliano -. Esiste purtroppo una logica che
impone il condizionamento dei giornalisti da parte dei proprietari delle
testate. Io stesso - continua - ho deciso di allontanarmi dal Corriere
della Sera quando non mi sono più trovato in coerenza con
le idee degli editori, e oggi scrivo per L'Unità".
Durante il suo intervento allo Steri, in
occasione del convegno organizzato dall'ordine dei giornalisti di Sicilia
per il quindicesimo anniversario della morte di Leonardo Sciascia,
Consolo ha ricordato Sciascia ma non ha evitato le polemiche: "La
sua penna era una spada - ha detto - con le sue parole denunciava la concussione
dei politici con la mafia e non solo. I suoi interventi giornalistici
erano l'occasione per rivisitare la storia. Di certo non aveva paura di
schierarsi. Al contrario di alcuni intellettuali-giornalisti di oggi,
impegnati solo a seguire i cambiamenti del potere".
Annalisa Spinoso
(30 novembre 2004)
rev damo
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