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Cronaca Universitaria

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Il procuratore capo ha parlato a "Cronache di mafia"
“Bisogna dire no alla collusione e ai compromessi”
Pietro Grasso è intervenuto al ciclo di convegni organizzati dall’associazione “Saltatempo”. Durante la conferenza ha fatto il punto su Cosa Nostra in Sicilia che continua a operare anche se in silenzio, soprattutto tra i palazzi del potere. Uno sguardo al duro colpo inflitto in questi anni all’organizzazione che “non avendo più uomini d’onore si è dovuta rivolgere alle donne”

“Io spero di avere lasciato qualcosa dentro di voi. Spero che questa non rimanga una giornata da ricordare e basta ma che sia stato seminato dentro di voi quel granello che possa dare dei frutti. Io mi auguro veramente che ciò accada perché tutti noi crediamo in quello che facciamo”. Si trattiene pochi minuti con gli studenti il procuratore capo della Repubblica Pietro Grasso, subito dopo aver concluso la propria relazione su "Giornalismo e mafia", e con queste parole risponde ad una ragazza che gli si avvicina entusiasta dell’incontro.
Anche questo è Grasso, l’uomo che opera nella terra più difficile per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata: Palermo. Adesso il procuratore ha il volto più disteso e con tutti i ragazzi che cercano di complimentarsi con lui non esita a scambiare due parole e gesti di affetto. La scorta è lì ad un passo pronta ad accompagnarlo in macchina ma per lui sembra non esserci. Alcuni di quegli uomini hanno lavorato con Paolo Borsellino e sono “fedeli servitori dello Stato - così come li ha definiti il procuratore - che credono nel lavoro che stanno facendo e non si curano degli straordinari non pagati”.
Pietro Grasso è intervenuto all’interno del ciclo di seminari "Cronache di mafia" organizzato dall’associazione Saltatempo e dal giornale degli universitari Voice presso l’Aula Magna della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo. Durante la relazione-intervista, realizzata da Attilio Bolzoni, non ha trattato solo il giornalismo d’inchiesta su Cosa Nostra ma ha anche messo a fuoco tutti i vari aspetti di questa organizzazione criminale.
La lotta alla mafia è diventata sempre difficile perché Cosa Nostra sembra sopita, lavora nel silenzio. A che punto sono le indagini?
“Le indagini continuano sono come gli esami, non finiscono mai”.
Che cosa possono fare gli studenti o i comuni cittadini per aiutare la lotta alla criminalità organizzata?
“Dire di no. Dire di no alle collusioni, ai compromessi, alle logica delle agevolazioni e dei privilegi. Studiare, perché nello studio e nella cultura c’è il futuro dei giovani. Io sono arrivato a questo punto perché ho studiato, e ciò ha permesso che scegliessi uno stile di vita”.
Ci sono tanti cittadini che si sentono abbandonati dallo Stato. Cosa bisogna fare in questi casi?
“Non bisogna allargare le braccia e aspettare che lo Stato venga in tuo aiuto, ma bisogna reagire e impegnarsi perché anche da soli si riesce a prevaricare la mafia. Poi c’è sempre qualcuno intorno a te che ti aiuta secondo l’etica della solidarietà che si và sempre di più diffondendo. Fare gruppo, in questi casi, è molto importante”.
Lei parlava di collusione tra mafia e politica. Attualmente è ancora forte questo legame?
“La mafia cerca di partecipare al potere e a infiltrarsi nel potere. Dobbiamo dare per scontato che lavori in questo senso. Il compito della politica deve essere quello di non lasciarsi coinvolgere, appunto, nell’attività illegale”.
Dagli uomini di mafia alle donne di mafia, come è avvenuto questo cambiamento?
“Diciamo che questo è anche un risultato della pressione e della repressione che stiamo facendo in questi ultimi anni. Attualmente non ci sono più tanti uomini di mafia disponibili. Ci si deve rivolge così alle mogli. Però, per fortuna, già ci sono casi di donne che hanno capito che la mafia porta solo lutti, morte, sangue, carcere e che il futuro dei figli non può essere certamente Cosa Nostra”.
Alessandro Baglieri

(29 novembre 2004)


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