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Approfondimento - Lettere

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Un seminario per il centenario della scomparsa del letterato russo

Anti-eroi e poveri uomini nell’opera di Cechov
La descrizione di un'umanità contadina e abbandonata alla miseria, nella grande letteratura russa di fine Ottocento. Il suo studio per comprendere un contesto storico e sociale, ma anche lo spirito di un popolo. E’ l’intento dell’Associazione “Cara Russia” e della facoltà di Lettere e filosofia, promotori dell’incontro

La crisi di valori dell’uomo moderno ed il suo tormento. Con poche, semplici pennellate, lo scrittore russo Cechov dipinge un umanità misera, di anti-eroi e sconfitti. Uno scrittore che osserva, descrive ed offre quadri di vita quotidiana.
E’ della grande letteratura russa di fine Ottocento, che gli esperti dell’Associazione culturale “Cara Russia” e la facoltà di Lettere e filosofia, hanno parlato, nel seminario “Viaggio intorno a Cechov”.
Venerdì mattina, allo Steri, Jurij Kaplun, presidente dell’ufficio di Mosca per i compatrioti all’estero, ha aperto i lavori, ricordando che lo studio della letteratura del suo paese ha un fondamento pratico: capire e spiegare i comportamenti umani a partire dal “movimento dell’anima - dice - essere psicologi del popolo russo per divenire timonieri nei rapporti internazionali”.
Presente, oltre al rettore, Giuseppe Silvestri, anche quello dell’Università Mgpi di Mosca, Aleksander Kutuzov, che ha intrattenuto l’uditorio con il suo discorso sulla formazione umanistica.
Per Kutuzov l’insegnamento della letteratura non deve essere mera trasmissione di contenuti, ma bisogna considerare il testo un dialogo fra lettore e scrittore. Il compito della formazione è dare gli strumenti agli studenti per porre delle domande all’opera letteraria, fornendo chiavi di lettura per l’interpretazione. Il rettore di Mosca invita gli studenti palermitani a considerare la letteratura russa il modo per conoscere e comprendere l’ambiente in cui scrittori, come Cechov, hanno prodotto le loro opere. “Lo scrittore - dice Kutuzov - è un ingegnere dell’anima umana, in grado di comprendere ed esprimere i sentimenti più profondi della persona”.
Nel centenario della scomparsa di Cechov, oggi, studiosi come Tommaso Romano, Svetlana Sytcheva (che ha anche fatto da interprete), Giorgia Bonfardino e Violante Valenti, ripercorrono le tappe più significative del percorso artistico del grande scrittore. Di lui, precursore del senso di crisi del Novecento, sono stati messi in luce gli aspetti più legati al realismo socialista, paradigma imperante nella vecchia russia. Scrittore che ha saputo offrire, per dirla con Romano “uno specchio non deformante della vita e dei suoi intimi e reali problemi”. E lo ha fatto con uno stile austero, imparziale, essenziale, interamente votato alla ricerca del vero. “Senza demagogia e retorica”, aggiunge Romano.
Iriza Alma Orofino

(26 novembre 2004)

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