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facoltà di Lettere e filosofia

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Siglato accordo di collaborazione tra gli Atenei di Palermo e Beirut
Sicilia e mondo arabo: isole dello stesso mare

Mediterraneo, luogo d’incontro e di scontro. Acque che lambiscono storia, cultura e radici comuni. Recuperare questa visione vuol dire ritrovare il dialogo per edificare la pace in un pianeta spaccato tra oriente e occidente. E l'interlocutore privilegiato dell'universo islamico può essere proprio la Sicilia. Se ne è parlato in un incontro allo Steri, alla presenza del segretario generale
dell'Accademia culturale araba. Secondo il rettore Silvestri "una rilettura del passato per risolvere le contraddizioni del presente”


Due terre dirimpettaie, lambite dallo stesso “mare nostrum”. Mediterraneo che unisce e separa, frontiera e passaggio. Il seminario “Realtà interculturali nella storia del mediterraneo: Sicilia e mondo islamico” analizza la storia di passaggi e legami, in un’ottica che considera la nostra terra zona di continua intercomunicazione. L’idea nasce dalla collaborazione tra la facoltà di Lettere e filosofia e l’Accademia culturale araba di Beirut.
L’Aula Magna dello Steri, sede dell’incontro, parla, attraverso gli antichi dipinti trecenteschi del suo soffitto, della storia di radici culturali comuni fra la nostra terra e il mondo islamico. E di questa storia ci raccontano Adbel-Raouf Fadlallah, segretario generale dell’istituzione accademica libanese, e Giovanni Ruffino, preside della facoltà di Lettere di Palermo. Fadlallah ritiene la relazione fra queste due terre “privilegiata” e si augura che le radici storiche comuni siano veicolo di dialogo. Da Beirut a Palermo “il confronto fra razze e religioni e l’interazione culturale - afferma l’autorità accademica libanese - sono un antidoto all’attuale crisi globale e presupposti sui quali edificare la pace”. Gli fa da eco il rettore, Giuseppe Silvestri, che propone una “rilettura del passato per risolvere le contraddizioni del presente”. Problemi causati, secondo Silvestri, “dall’assenza di capacità interpretativa, che causa la mancanza di dialogo”. Ecco la funzione dell’Università: quella di creare ponti, linguaggi d’interscambio, per una proficua collaborazione. L’Ateneo palermitano ha, nel corso degli anni, intessuto buoni rapporti, non solo con la Libia, ma anche con la Siria, Tunisia, Libano ed Egitto. La Sicilia, isola al centro di un mare segnato da incontri e scontri, dovrebbe essere, secondo la maggior parte degli intervenuti, interlocutore privilegiato del mondo islamico, attraverso i luoghi della cultura, università ed accademia. In questo senso s’inquadra l’accordo firmato dai due rettori di Beirut e Palermo, per una collaborazione fra i due atenei. Per Abdurrahman Shalgam, presidente dell’accademia libica in Italia, che ha di recente istituito un nuovo dipartimento di lingua e cultura italiana, “la Sicilia deve essere anello di congiunzione tra oriente ed occidente, come la sua posizione geografica le suggerisce e come è sempre stato nella storia”. Dal mondo arabo-islamico, alla nostra isola, si auspica che storia, radici e cultura ricordino a questi popoli che non siamo altre che cittadini dello stesso grande mare.

Iriza Alma Orofino

(26 novembre 2004)

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