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Facoltà di Lettere - Convegni, congressi

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Grande attivismo del "sesso debole" nelle dinamiche di Cosa nostra
"Donne sempre più presenti nell'universo mafioso"
Amelia Crisantino,Simona Mafai, Anna Puglisi e Teresa Principato, impegnate nella lotta antimafia, hanno portato la loro esperienza all'incontro che si è tenuto alla facoltà di Lettere. "La città si è addormentata, ma il fenomeno malavitoso non è affatto diminuito nella società siciliana
. E' importante che questa iniziativa sia partita dai giovani dell'Università di Palermo"

Cosa nostra è sempre meno violenta ma la donna è sempre più presente, essenziale e insostituibile all'interno dell'organizzazione mafiosa. E' questo il dato che emerge dall'incontro-dibattito che si è svolto alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Palermo e che ha visto il confronto tra quattro donne che hanno fatto della lotta alla mafia uno dei loro interessi principali.
Amelia Crisantino, docente e scrittrice del libro "Capire la mafia", Simona Mafai, senatrice della repubblica per 12 anni ed ex consigliere comunale, Anna Puglisi, fondatrice del centro "Peppino Impastato" e dell'associazione "Donne contro la mafia", e Teresa Principato, sostituto procuratore nazionale anti-mafia, hanno animato il dibattito sul ruolo del "sesso debole" all'interno dell'organizzazione mafiosa. "E' importante che l'iniziativa sia partita dai giovani dell'Università di Palermo perché questo interesse è una speranza per non dimenticare - ha spiegato Amelia Crisantino - l'incessante traffico messo in moto da cosa nostra in Sicilia".
Dopo le stragi del '92 a Palermo fu scoperto l'orgoglio e la voglia di cambiare una situazione diventata ormai intollerabile per l'intera Isola. Fu in quel momento che le donne furono protagoniste del dibattito contro la mafia. "Ora però - ha continuato la scrittrice di "Capire la mafia" - la città si è addormentata e la mafia s'insinua sempre più nella società e nel mondo istituzionale". Le relatrici hanno affermato che per provare a sconfiggere la criminalità "è necessario andare oltre l'indignazione, ma capire come agiscono i mafiosi per fermarli".
Le quattro operatrici anti-mafia hanno anche contestato l'opinione comune sulla Sicilia, che dall'unità d'Italia è sempre stata condannata ad un ruolo senza possibilità d'uscita.
Ma, in particolare, si è parlato di un altro ruolo: la donna, secondo il codice di comportamento mafioso, si uniforma alla parte che riveste nella società siciliana. La donna manifesta, in questo caso, una forza che è mascherata dalla sua presunta debolezza.
"La mafia è un agglomerato di famiglie che col tempo diventano dinastie - ha spiegato l'ex senatrice della Repubblica, Simona Mafai - e che impongono il loro ordine nella città, trasmettendo un indirizzo morale e regole aberranti". Secondo le relatrici, le radici della mafia non sono radici etiche del mondo contadino, come molti hanno tentato di dimostrare, ma la mafia assume questi comportamenti per conquistarsi simpatie e consenso nel mondo popolare".
Oltre alla visione rigida del ruolo della donna si è anche accennato alla presenza costante della religione all'interno delle famiglie mafiose. "L'emancipazione femminile non è la ragione per cui ritroviamo una maggiore presenza della donna nella società mafiosa - ha continuato l'ex senatrice -, ma c'è solo un maggiore attivismo del 'sesso debole'. E' infatti impossibile ipotizzare l'emancipazione negli spazi angisti delle gerarchie mafiose".
Aurora Sammartano

(25 novembre 2004)

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