|
|
|
|
Facoltà
di Lettere - Convegni, congressi |
|
|
041125ausa
Grande attivismo del "sesso
debole"
nelle dinamiche di Cosa nostra
"Donne sempre più presenti
nell'universo mafioso"
Amelia Crisantino,Simona Mafai, Anna Puglisi e Teresa Principato,
impegnate nella lotta antimafia, hanno portato la loro esperienza all'incontro
che si è tenuto alla facoltà di
Lettere. "La città si è addormentata, ma il
fenomeno malavitoso non è
affatto diminuito nella società siciliana.
E' importante che questa iniziativa sia partita dai giovani dell'Università
di Palermo"
Cosa
nostra è sempre meno violenta ma la donna è sempre più
presente, essenziale e insostituibile all'interno dell'organizzazione
mafiosa. E' questo il dato che emerge dall'incontro-dibattito che si è
svolto alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università
di Palermo e che ha visto il confronto tra quattro donne che hanno fatto
della lotta alla mafia uno dei loro interessi principali.
Amelia Crisantino, docente e scrittrice del libro "Capire la mafia",
Simona Mafai, senatrice della repubblica per 12 anni ed ex consigliere
comunale, Anna Puglisi, fondatrice del centro "Peppino Impastato"
e dell'associazione "Donne contro la mafia", e Teresa Principato,
sostituto procuratore nazionale anti-mafia, hanno animato il dibattito
sul ruolo del "sesso debole" all'interno dell'organizzazione
mafiosa. "E' importante che l'iniziativa sia partita dai giovani
dell'Università di Palermo perché questo interesse è
una speranza per non dimenticare - ha spiegato Amelia Crisantino - l'incessante
traffico messo in moto da cosa nostra in Sicilia".
Dopo le stragi del '92 a Palermo fu scoperto l'orgoglio e la voglia di
cambiare una situazione diventata ormai intollerabile per l'intera Isola.
Fu in quel momento che le donne furono protagoniste del dibattito contro
la mafia. "Ora però - ha continuato la scrittrice di "Capire
la mafia" - la città si è addormentata e la mafia s'insinua
sempre più nella società e nel mondo istituzionale".
Le relatrici hanno affermato che per provare a sconfiggere la criminalità
"è necessario andare oltre l'indignazione, ma capire come
agiscono i mafiosi per fermarli".
Le quattro operatrici anti-mafia hanno anche contestato l'opinione comune
sulla Sicilia, che dall'unità d'Italia è sempre stata condannata
ad un ruolo senza possibilità d'uscita.
Ma, in particolare, si è parlato di un altro ruolo: la donna, secondo
il codice di comportamento mafioso, si uniforma alla parte che riveste
nella società siciliana. La donna manifesta, in questo caso, una
forza che è mascherata dalla sua presunta debolezza.
"La mafia è un agglomerato di famiglie che col tempo diventano
dinastie - ha spiegato l'ex senatrice della Repubblica, Simona Mafai -
e che impongono il loro ordine nella città, trasmettendo un indirizzo
morale e regole aberranti". Secondo le relatrici, le radici della
mafia non sono radici etiche del mondo contadino, come molti hanno tentato
di dimostrare, ma la mafia assume questi comportamenti per conquistarsi
simpatie e consenso nel mondo popolare".
Oltre alla visione rigida del ruolo della donna si è anche accennato
alla presenza costante della religione all'interno delle famiglie mafiose.
"L'emancipazione femminile non è la ragione per cui ritroviamo
una maggiore presenza della donna nella società mafiosa - ha continuato
l'ex senatrice -, ma c'è solo un maggiore attivismo del 'sesso
debole'. E' infatti impossibile ipotizzare l'emancipazione negli spazi
angisti delle gerarchie mafiose".
Aurora Sammartano
(25 novembre 2004)
rev sage
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
Direttore: Giuseppe Silvestri. Direttore
responsabile: Dario Fidora
Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
Presidente: Antonio La Spina
|