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Grandi temi

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Come è nato e che conseguenza avrà il successo repubblicano
Alla Casa Bianca va in scena il secondo atto di Bush
Per il nuovo mandato del texano alla guida degli Usa è stata più importante l’economia o la situazione internazionale? Cambierà qualcosa nel modo in cui gli States intendono il loro ruolo nel mondo? E in Europa i tagli fiscali americani possono essere un modello? Provano a rispondere tre esperti di politica, geopolitica ed economia dell’Ateneo palermitano

“Four more years”. Per altri quattro anni George W. Bush sarà presidente degli Stati Uniti. Un successo pieno, quello del repubblicano, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, con 4 milioni di preferenze in più rispetto allo sfidante John Kerry, e che vede la sua leadership rafforzata anche sul piano della legittimità, dopo le discusse elezioni del 2000, con il caos nel conteggio dei voti in Florida.
Altri quattro anni, dunque, in compagnia di uno dei presidenti più discussi di sempre. Cosa comporta per gli americani, per l’economia e per il mondo la rielezione di Bush? E come è nato il suo successo elettorale, di gran lunga superiore anche alle più rosee aspettative del suo entourage?

Le ragioni del successo
Eugenio Guccione, docente di dottrine politiche alla facoltà di Scienze politiche, ritiene decisiva per la vittoria repubblicana la situazione internazionale. “La politica interna ed economica hanno avuto sempre negli Stati Uniti una rilevante importanza, ma questa volta a prevalere sono state la situazione internazionale e la 'guerra globale' al terrorismo. L’aggressione terroristica dell’11 settembre non potrà essere dimenticata da un popolo cresciuto, sino ad allora, con la convinzione di non dovere mai subire una guerra nel proprio territorio e condizionerà gli americani anche per il futuro. I morti delle 'Torri gemelle', insomma, continueranno a chiedere giustizia o, nel caso specifico, sarebbe meglio dire, a chiedere vendetta”.
Guccione si trova d’accordo con chi ritiene che Bush sia riuscito meglio del suo avversario a parlare al “cuore” dell’America, con i suoi valori e il suo patriottismo: “L’interpretazione a mio parere è corretta. Ma aggiungerei che Bush ha saputo scuotere anche il buonsenso degli americani, inducendoli a non apparire deboli di fronte al nemico. Una sconfitta di Bush avrebbe segnato non tanto la vittoria di Kerry quanto il trionfo dei terroristi”.

Il ruolo degli Usa all’estero

Sembra andare in tale direzione la nomina di Condoleezza Rice a Segretario di Stato, da molti giudicata un’accelerazione in senso unilateralista nelle questioni internazionali. ”Condy Rice è una studiosa prestata alla politica - spiega Salvo Vaccaro, docente di Scienza Politica e direttore del Laboratorio di Geopolitica dell’Ateneo - che si è specializzata ai tempi della guerra fredda su una linea di contenimento 'hard' nei confronti dell’Impero del Male, ossia l’ex Unione sovietica. La sua formazione è in sintonia con la destra di governo vincente alle elezioni, che intende accelerare la spinta unilaterale atta a scardinare le istituzioni internazionali, tanto nelle sue sedi (Onu), quanto nei suoi istituti giuridici (Convezione di Ginevra)”.
E i neo-con? Escono ridimensionati dal fatto che una personalità del calibro di Wolfowitz non ha ottenuto un incarico importante? “Non credo che sia così - afferma Vaccaro -, il secondo mandato di un presidente può mutare caratteristiche rispetto al primo, qualora il presidente avesse l’intenzione di passare alla storia. Bush & co. intendono tuttavia scrivere la storia facendo tabula rasa, come dopo un diluvio universale. Il loro è un progetto di ampio respiro, che non è molto legato alla missione tutto sommato breve che Bush effettuerà nei prossimi quattro anni”.

Tasse ed economia
Un altro tema portante delle elezioni americane è stato l’economia. In Europa si è guardato con molta attenzione al confronto tra i due modelli (la deregulation di Bush con un drastico calo delle tasse e il modello “liberal” di Kerry), soprattutto per la possibile applicazione nel vecchio continente della ricetta statunitense. Il premio Nobel per l’Economia Prescott ha elogiato i tagli fiscali di Bush e ha invitato l’Europa a seguire il suo esempio per dare vigore all’economia. Adam Asmundo, docente di Teoria e politica dello sviluppo economico alla facoltà di Scienze della Formazione, spiega che “i tagli fiscali, negli Usa come da noi, favoriscono soprattutto i ceti più abbienti e liberano risorse per investimenti che sono soprattutto finanziari e solo in parte determinano un maggiore benessere per la popolazione nel suo complesso”. Secondo il docente, in Europa ”una razionalizzazione del sistema fiscale sarà sempre benvenuta, una generica riduzione ‘all’americana’ credo di no. In Italia, soprattutto il livello della domanda aggregata è basso perché la fiducia dei consumatori ristagna ai minimi e le imprese investono all’estero. In queste condizioni il settore pubblico ha necessità di reperire importanti risorse per dare ossigeno all’economia, non di privarsene”.
Salvatore Trapani

(24 novembre 2004)

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