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Approfondimento |
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041123pamaAP
L’Ateneo
ha conferito la laurea honoris causa ai due illustri maestri
Metgzer e Bristiger nuovi laureati in musica
Polacco uno, tedesco
l’altro rappresentano i due poli opposti della musicologia. Il loro
contributo alla cultura musicale italiana è stato fondamentale per
l’acquisizione di nuove teorie. I due si sono distinti per la diversa
concezione della storia che incide nella percezione dell’arte
Estate e inverno, giorno e notte, positivo
uno negativo l’altro. E' così che Emilio Carapezza definisce
i due poli opposti del nostro mondo musicologico, Heinz-Klaus Metzger
e Michal Bristiger in occasione del conferimento della laurea specialistica
“honoris causa” in Discipline dell’arte, della musica
e dello spettacolo.
Scelti fra tutti i musicologi in Europa e nel mondo, Metzger e Bristiger
costituiscono con la loro dottrina e il loro diretto insegnamento pietre
miliari della musica europea. Carapezza tiene a sottolineare: “Il
conferimento delle corone d’alloro ai due illustri della musica
coincide felicemente con due altri eventi capitali: la festa di santa
Cecilia, patrona della musica e dei musici e il settantesimo compleanno
di Antonino Titone, decano della musicologia universitaria in Sicilia
a cui è stata conferito una medaglia". Fu proprio da un’idea
di Titone che negli anni ’60 nacquero le Settimane internazionali
di nuova musica di Palermo a cui i due maestri diedero un contributo decisivo.
Non potevano essere più diversi il tedesco Meztger e il polacco
Bristiger, eppure li accomunava una passione viscerale per la musica.
Nato nel 1932 a Costanza, città al confine tra Germania Austria
e Svizzera, il primo conosce perfettamente il tedesco e padroneggia il
francese e l’italiano. Metzger pone sempre l’accento su valori
sovraestetici: etici, religiosi, sacrali e considera la storia come abrasione
di strati che si impoveriscono nel tempo. “Il pessimismo di Metzger
però - spiega Carapezza - è in continua tensione dialettica
con l’utopia”.
Al contrario, Bristiger considera la storia come sedimentazione di strati
che contribuiscono ad aggiungere nuove acquisizioni, da qui il suo solare
ottimismo. Nato nel 1921 a Leopoli, si trasferisce a Varsavia per gli
studi divenendo un artista versatile, aperto e poliglotta. Conosce infatti
ben sei lingue. La sua musica è improntata principalmente al valore
della libertà. Bristiger ha la virtù del guaritore - aggiunge
Carapezza - e non soltanto perché prima di laurearsi in Musicologia
conseguì la laurea in Medicina ed esercitò per qualche anno
la professione ma perché cura e guarisce gli animi con la sua musica”.
Entrambi gli artisti, ospitati allo Steri per la cerimonia d’onore,
hanno letto una lectio magistralis che riproponeva le loro concezioni
musicali.
Metzger si è soffermato soprattutto sulla musica d’avanguardia,
smentendo la tesi secondo la quale essa si sarebbe isolata dalla società.
“Al contrario - dice Metzger è la società che ha perso
il senso della musica”. Secondo il maestro, la pretesa che l’arte
abbia necessariamente un senso è la rovina della società
di oggi che sembra non disposta al cambiamento. Metzger a questo proposito
cita Eric Fried quando dice: "Chi vuole che il mondo continui così
com’è, non vuole che esso continui”.
La lectio magistralis di Bristiger “Finestra polacca sulla
musica italiana” comincia con l’affermazione dell’autore
secondo cui a volte le distanze geografiche non coincidono con quelle
culturali e questo quando si condivide una lingua comune come quella dell’arte
o nello specifico della musica. Profondamente vicino alla musica italiana,
Bristiger si sofferma sulle due differenti visioni della storia di cui
lui e Metzger sono rapresentanti e spiega l’importanza della prospettiva
della sedimentazione. “Se consideriamo la storia come una sedimentazioni
di strati, essa diventa dinamica, ci trasmette valori e crea una tensione
continua con il presente in cui viviamo, ravvivandolo. Così facendo
riusciamo a sentire la musica del passato come musica del presente, la
atemporalizziamo apprezzandone il valore supremo”.
Manuela Pagano
(23 novembre 2004)
rev damo
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