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Convegni e Congressi
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Convegno
"Figure della differenza": più sinergia tra scuola
e università
Verso
una società multipla che coinvolga gli esclusi
"Cambiato atteggiamento nei confronti degli immigrati"
L'incontro
è stato organizzato dal Centro interdipartimentale di ricerche
educative dell'Università di Palermo. Tra gli intevenuti, il
ricercatore Piero Maltese: "La
globalizzazione e l'espansione del
mercato mondiale scoprono scenari in cui è necessario
interagire e perseguire l'integrazione con soggetti e popoli differenti"
"L'osmosi con culture diverse è una risorsa fondamentale
in grado di arricchire la nostra società. E in quest'ottica va
cambiato profondamente l'atteggiamento nei confronti degli immigrati." Con
queste parole Piero Maltese, ricercatore
alla facoltà di Scienze della formazione dell'Università
di Palermo, ha iniziato il suo intervento al convegno sulle "Figure
della differenza", organizzato
dal Centro interdipartimentale di ricerche educative dell'Università di
Palermo.
Anche l'avvento della globalizzazione e l'unione sempre più stretta tra paesi tradizionalmente molto differenti
tra di loro dal punto di vista non solo economico, rappresenta un
elemento
ulteriore che porta alla ribalta l'eterogeneità del mondo in cui
viviamo. In questo nuovo contesto la domanda
che tutti dobbiamo porci è se il concetto di cittadinanza tradizionalmente
inteso possa assorbire le differenze che nascono grazie all'emigrazione
di altri popoli e nuove culture."La definizione di cittadinanza
è cambiata profondamente negli ultimi anni - ha chiarito Piero
Maltese - La famiglia tradizionale sembra ormai scomparsa e anche la
certezza
del diritto statale è venuta meno". Secondo Maltese ancora
oggi essere in possesso della
cittadinanza significa essere depositari dei diritti civili e politici
e i diritti sociali di cui sono destinatari tutti gli individui non sono
contemplati. Da questo punto di vista la cittadinanza è vista
come esclusione dello straniero e del diverso sulla base di diritti
trasformati
in pregiudizi. Su questa errata concezione si basa il trattamento diseguale
riservato a immigrati e profughi. Un problema particolarmente evidente
in un mondo che conta circa trenta milioni di minoranze etniche e la
cui proporzione per singolo stato spazia dal 2,5 al nove per cento
delle popolazioni.
In
questo contesto "la differenza - secondo il docente Mario Manno
- va intesa come un valore e un rapporto tra due identità.
L'identità deve essere processuale e multipla, se viene concepita
come costrutto ontologicamente unico e assoluto allora la diversità
verrà considerata sul versante dell'esclusione e non del coinvolgimento
dell'altro".
"L'obiettivo principale di questo convegno - precisa inoltre Aldo
Brigaglia, direttore del Cire - è comprendere e superare le differenze
nel segno della tolleranza e applicare il concetto dell'interculturalità".
"L'interculturalità deve attuarsi nella forma di uno scambio
reciproco tra tradizioni differenti - ha aggiunto ad esempio il ricercatore
Daniele Costantino - e avere un carattere pedagogico. Di più, gli
insegnanti hanno il dovere etico di pruomuoverla nelle classi di loro
competenza". In quest'ottica la comunicazione, secondo Costantino,
è il tratto che accomuna e al contempo differenzia i singoli soggetti,
i popoli e le culture differenti. E ognuno di noi trasmette sempre qualcosa
di personale e diverso. "Comunicare - prosegue Costantino - significa
dire chi siamo, esprimere la nostra singolarità e unicità
in quanto individui. Il nostro linguaggio ci appartiene ed è differente
da quello di tutti gli altri perchè deriva dall'ambiente in cui
formiamo la nostra personalità, dalle condizioni socio-economiche
e culturali che ci contraddistinguono, dalle persone con cui entriamo
in contatto, dai valori che abbiamo accettato. In una parola dall'esperienza
personale". I linguaggi, quindi,
sono sintomo di una società complessa e stratificata. "Dobbiamo
operare nella logica della compossibilità - ha precisato nel suo
intervento la ricercatrice Viviana Segreto - e iniziare a educare le persone,
partendo dagli studenti delle scuole, a capire come l'incontro con le
lingue straniere sia un fattore che diversifica e arricchisce la società".
Una soluzione che permetta l'interazione e l'integrazione culturale, quindi,
è quella di stimolare dei progetti che aprano delle sinergie tra
scuola e Università' e educhino gli insegnanti prima degli studenti
sui temi della diversità culturale, del conflitto, dell'identità,
della relazione e della comunicazione. Con questo intento la
ricercatrice Antonina Ardito
ha proposto, nel corso del convegno, un laboratorio sulle "Parole
dell'intercultura". "Il progetto vuole creare una comunità
di ricerca che, attraverso il coinvolgimento attivo, il confronto, la
negoziazione, educhi alla gestione dei conflitti e alla cooperazione".
Se dovessero scomparire le differenze culturali,
infatti, l'umanità intera rimarrebbe più povera e priva
di ciò che in primo luogo la caratterizza.
Letizia Loiacono
(25
novembre 2004)
rev adri
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al n. 10 del 1/6/2001
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