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Cronaca universitaria |
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041123aleb
Il 29
e il 30 dibattito sul lavoro giornalistico dello scrittore siciliano
Due giorni di studio dedicati al romanzo quotidiano di Leonardo
Sciascia
Lunedì e martedì un convegno tra Palermo e Racalmuto
per studiare le pubblicazioni apparse sui periodici dell’autore de
‘Il giorno della civetta’. Il presidente dell'Ordine giornalisti
di Sicilia, Franco Nicastro: “Il suo è una sorta di diario
civile”. Durante la manifestazione verrà anche assegnato il
premio Mario Francese a Carlo Lucarelli per il suo programma televisivo
"Blu Notte" per inchieste sulla malavita organizzata
L’opera
giornalistica di Leonardo Sciascia, la sua grande attenzione per l’attualità
e i suoi modelli di scrittura di ispirazione illuministica. Sono questi
i temi che verranno affrontati durante gli incontri che si terranno lunedì
29, allo Steri a Palermo, e martedì 30 novembre a Racalmuto, presso
la sede della Fondazione Sciascia. "Il suo lavoro è un vero
e proprio modello di scrittura da seguire", dice Franco Nicastro,
presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, che promuove
ed organizza l’evento. Durante la manifestazione, inoltre, verrà
assegnato il premio giornalistico Mario Francese al giallista Carlo Lucarelli
per la sua trasmissione di inchieste sulla malavita organizzata e i misteri
italiani ‘Blu notte’.
Da dove è nata l’idea di organizzare un’incontro
sull’attività giornalistica di Leonardo Sciascia?
“Vogliamo cogliere un aspetto che negli anni non è stato
molto approfondito, perché una parte significativa del lavoro di
Sciascia è quella che è apparsa sui giornali. La tecnica
usata dallo scrittore era molto vicina a quella del linguaggio giornalistico,
era un polemista molto attento all’attualità. I suoi interventi
non si limitavano mai ad una semplice narrazione ma cercavano di scavare
e di cogliere il senso delle cose”.
Lo stile di Sciascia può essere ancora considerato attuale
nel giornalismo odierno?
“Non solo è attuale, ma la sua formula è originale
e contiene molti spunti di cui i giornalisti dovrebbero fare tesoro, nel
modo, ad esempio, di strutturare gli articoli. Il suo modello di scrittura
è molto semplice ma non banale. Il suo fine era quello di trattare
i problemi con l’arma del dubbio. Per questo la sua non mai è
stata una scrittura assoluta, tanto meno pretendeva di rappresentare la
verità altrimenti avrebbe fatto un torto alla sua formazione illuministica.
Sciascia, invece, interpretava i fatti come una sorta di diario civile.
Inoltre, gli articoli di Sciascia non sono effimeri e la loro attualità
e la loro pregnanza durano nel tempo. Tutto questo è perfettamente
compatibile con il suo diverso modo di vivere la memoria”.
Che funzione doveva avere il quotidiano per Sciascia?
"Per lui il giornale aveva una funzione quasi illuministica e pedagogica
e il giornalismo doveva puntare sulla cose concrete e non occuparsi di
cose astratte, generali. Scrive in un suo articolo per Malgrado tutto,
un piccolo giornale di Racalmuto che per lui rappresentava un esempio
di giornalismo da seguire, che l’informazione locale deve tendere
a occuparsi dei problemi quotidiani della gente e non perdersi dietro
le grandi questioni. Sciascia soprattutto contestava l’incapacità
di ricollegarsi ai problemi quotidiani e alla gestione del governo locale.
Il lavoro di Sciascia è cominciato al giornale L’Ora
con un ampia produzione che proseguì al Giornale di Sicilia,
ma nel frattempo ebbe anche collaborazioni con l’Espresso, dove
si occupava di critica teatrale. Scrisse, anche, su grandi giornali nazionali
come La Stampa e il Corriere della Sera, e su varie
riviste".
I relatori che parteciperanno agli incontri hanno conosciuto di
presenza lo scrittore?
"Quasi tutti hanno conosciuto Sciascia o lo hanno studiato. Tra questi
Vincenzo Consolo, che era un suo grande amico e collega; Roberto Ciuni,
che era direttore del Giornale di Sicilia all’inizio degli anni
Settanta quando Sciascia venne assunto come redattore; Etrio Fidora, che
lo ha conosciuto ai tempi del giornale L’Ora; Giancarlo
Macaluso, che è uno dei giovani nati attorno al giornale Malgrado
Tutto; Vittorio Nisticò, che era il direttore de L’Ora
negli anni ruggenti; Marcello Sorgi, quando era un giovane cronista a
Palermo”.
Durante le due giornate verrà assegnato il premio giornalistico
Mario Francese. Chi sarà il vincitore?
“Il riconoscimento sarà assegnato a Carlo Lucarelli, che
non è propriamente un giornalista ma fa informazione di alto livello.
L’esperienza del suo programma televisivo, Blu Notte, fa
capire che c’è ancora spazio per un giornalismo di approfondimento
che la televisione non produce più.
Parlando di misteri italiani lui cerca di seguire il filo conduttore di
un racconto che finisce per modellarsi sui formati della televisione inserendo
alcuni momenti di fiction che però rimangono fedeli allo sviluppo
dei fatti".
L'Ordine assegnerà anche tre borse di studio del premio nazionale
Mario Francese a tre tesi di laurea sul giornalismo realizzate da studenti
universitari.
Alessandro Baglieri
(24 novembre 2004)
rev adri/cave
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al n. 10 del 1/6/2001
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