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L'associazione italiana di cultura classica studia la Sicilia
La Sicilia: dal mito del passato alla realtà quotidiana

Docenti noti a livelli nazionale hanno relazionato sul rapporto tra mito e storia a partire dall’analisi di alcune opere classiche. Tra i relatori Eva Cantarella, Roberto Pretagostini e Giuseppe Aricò

Il primo convengo organizzato a Palermo dall’Aicc, Associazione italiana di cultura classica, ha avuto come tema il mito in Sicilia. "Nonostante il trascorso attivismo dell’associazione - spiega in apertura Mario Casertano, docente di Latino e Greco - non avevamo ancora realizzato momenti di aggregazione e confronto tra studiosi di cultura classica”. La Sicilia terra del mito è il titolo del convegno che vuole sottolineare la centralità della nostra Isola a livello culturale attraverso la relazione di studiosi noti in ambito accademico. Si parla di docenti del calibro di Eva Cantarella, dell’Università di Milano, con una relazione dal titolo "Minosse in Sicilia", Roberto Pretagostini dell’Università di Roma con "Il Ciclope di Teocrito", Maria Cannatà dell’Università di Messina con "La Sicilia nelle Odi di Pindaro" e Giuseppe Aricò dell’Università cattolica di Milano con "La Sicilia nell’Eneide virgiliana". “Non ci si può occupare del mito - spiega Casertano - senza tenere in considerazione la Sicilia che è sempre stata più di un luogo geografico acquisendo significati altri ed essendo teatro di miti e leggende spesso ripresi dalla cultura greca”.
Sulla definizione di mito i pareri degli esperti non coincidono e negli ultimi anni il risvegliato interesse verso un ambito tanto complesso non ha risparmiato polemiche. In generale il mito è una rappresentazione del mondo che permette all’uomo di orientarsi nel caos. Da qui la connotazione negativa secondo la quale il pensiero mitico precede quello razionale ed appartiene alle popolazioni primitive o selvagge. Tuttavia la permanenza dei miti nelle culture cosiddette avanzate smentirebbe tale teoria. Leopoldo Gamberane, presidente dell’Associazione, dimostra come il mito mostri straordinari segni di continuità e condizioni la nostra cultura. Esistono addirittura miti uguali anche tra culture senza contatto: questo il campo oggetto di interesse per gli studiosi del comparativismo. Il mito che si esprime nelle forme dell’arte, nello specifico nella poesia, ha la possibilità di permanere e continuare come dimostrano diverse trasposizioni latine di miti greci.
Del rapporto mito e Storia ha parlato Eva Cantarella, docente dell’Università di Milano, nella sua relazione su "Minosse in Sicilia". “Già Vico nella Scienza Nuova si è occupato del difficile rapporto tra mito e storia e nel corso del tempo si alternarono le posizioni di chi riteneva inconciliabili le due posizioni e chi invece difendeva dei punti di contatto”. Il periodo più critico sembrò essere il XIX secolo quando si diffuse l’interesse per la Grecia. Idealizzata come luogo privilegiato è al contempo patria del mito. Il mito, dunque, si spoglia delle accezioni negative che lo avevano accompagnato per molto tempo. Non è più frutto dell’incapacità dell’uomo di rappresentare le astrazioni, ma una sua necessità intrinseca. Si comincia allora a credere che il mito rappresenti addirittura la storia non in quando espressione fedele della realtà, che a volte può addirittura capovolgere, ma in quanto specchio dell’animo umano. Ecco che si giustifica la centralità del mito in qualsiasi ricerca si prefigga lo scopo di ricostruire un epoca. Del mito si ha bisogno a qualunque fase della ricerca: storica, letteraria, archeologica poiché spesso fornisce quel tassello mancate del complesso mosaico di un’epoca. Se è vero che la costruzione della realtà è condizionata dall’introiezione dei miti, non solo i libri di storia ma anche i racconti mitici ci permettono di ricostruire i ponti con il nostro passato e gettare le basi per il nostro futuro.
Manuela Pagano

(22 novembre 2004)
rev adri/damo

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