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Approfondimento inchiesta

041122nora
La Carta costituzionale dell'Ue è stata firmata a Roma il 29 ottobre
"La Costituzione europea? Giuridicamente cambia poco"
Abbiamo chiesto ad Antonello Miranda, docente di Diritto privato comparato della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Palermo, cosa cambierà a livello giuridico e politico per gli europei con la sottoscrizione del nuovo trattato: "nella sostanza è stato ribadito e consolidato ciò che già era garantito dai trattati precedenti, e dalle stesse Costituzioni dei vari Stati-membri". Alla cerimonia di Roma hanno partecipato, oltre ai 25 Stati già membri, anche due nazioni che entreranno a far parte dell’Unione nel 2007: Bulgaria e Romania. Era presente anche il rappresentante della Turchia, il cui destino in Europa è ancora incerto

Il 29 ottobre del 2004 va considerata una data storica, una di quelle date che entrano a pieno titolo nei libri di storia, per l’importanza dell’evento che l’ha segnata. Infatti quel giorno a Roma è stata sottoscritta la Costituzione europea, un documento che ha l’intento di rendere ancora più solida l’Unione, soprattutto in vista dell'ingresso di altri due stati-membri, Bulgaria e Romania. Ma adesso che la Costituzione europea è stata sottoscritta, cosa cambierà realmente sul piano giuridico e politico per i cittadini europei? Risponde un esperto di diritto, il professor Antonello Miranda, docente di Diritto privato comparato nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Palermo.
La cerimonia per la sottoscrizione della Costituzione europea resterà solo una cerimonia o quel che è successo cambierà realmente l'assetto giuridico degli stati firmatari?
"Credo che occorra distinguere due piani, quello 'politico' e quello 'giuridico'. Che la cerimonia della firma della cosiddetta Costituzione europea abbia avuto un peso politico è fuor di dubbio. Si è trattato di un segnale più o meno forte della volontà di continuare a sviluppare un cammino comune, che certo incontra ostacoli, ma che comunque sembra sempre progredire. Resta da chiarire però se l'intenzione è quella di dare vita ad uno stato federale come gli Usa o continuare invece a realizzare parti di lavoro in comune (come il mercato interno o l’euro), ma senza che i singoli stati dell'Unione perdano la 'sovranità'. Da un punto di vista giuridico, allora, visto che nessuno degli stati-membri ha mai abdicato alla propria sovranità e che tale situazione non è per nulla toccata dalla Costituzione, è facile affermare che fino a quando non si sarà deciso politicamente cosa fare, ciascuno stato resterà sovrano. In pratica con questa carta non è nato un nuovo stato. Dal punto di vista delle garanzie e dei diritti, la Costituzione europea non fa altro che ribadire e consolidare ciò che già era ampiamente garantito dai trattati precedenti e dalle varie convenzioni internazionali e persino dalle stesse costituzioni o leggi costituzionali dei vari stati-membri".
Cosa accadrà, qualora in uno degli stati in cui e previsto un referendum o la ratifica parlamentare, la Costituzione non superasse questi scogli?
"In linea teorica dovrebbe succedere come per l'euro, e cioè gli stati che non approvano il testo costituzionale dovrebbero chiamarsi fuori. Il punto è che politicamente questo sarebbe un segnale negativo in prospettiva della creazione di uno Stato federale. In questo caso si allontanerebbe, in pratica, l'idea di creare gli Stati uniti d'Europa e si rafforzerebbe la posizione di chi sostiene l'indipendenza dei singoli stati, sempre con la possibilità di condividere obiettivi e portare avanti le stesse strategie per raggiungerli".
Quali sono le differenze sostanziali tra la Costituzione europea e la nostra?
"Francamente non mi sembra che siano due 'entità' commensurabili. Il punto è che una cosa è la costituzione di uno stato ed un'altra è questo trattato che non crea un nuovo stato, ma ribadisce ciò che finora è stata l'Unione. Quanto ai diritti garantiti, penso al Regno Unito che li garantisce tutti senza bisogno di una Costituzione e non credo realmente che con questo trattato si sia davvero fatto un gran passo in avanti".
I cittadini europei conoscono la nuova carta costituzionale? E quante sono le possibilità che venga accettata di buon grado dai popoli che la dovranno adottare?
"La conoscono in pochi. Ma, d'altronde chi conosce la nostra Costituzione in Italia? Quanto alla questione di accettarla o meno, tutto dipende da come si pone la questione. Se, per esempio, agli inglesi facciamo credere che si tratti di una sorta di 'camicia di ferro' legislativa con la quale il loro Stato perderebbe sovranità ed indipendenza di giudizio, difficilmente i cittadini del Regno Unito la accoglieranno con favore. E devo dire che condivido il loro modo di pensare: anch’io, da europeista convinto, vorrei ben altro".
Secondo lei non sarebbe giusto dare la possibilità agli italiani di esprimere il proprio parere sulla questione, anche se non vincolante?
"Il punto è che per questo tipo di adesione (si tratta di un trattato come tutti gli altri, in fondo...) basta la ratifica del Parlamento che, per definizione, rappresenta tutto il popolo italiano. Da un punto di vista politico forse però sarebbe davvero meglio una volta tanto ascoltare gli umori della gente e consentire un referendum orientativo, che lasci comunque libero il Parlamento di decidere come crede, naturalmente".
Eleonora Mannino

(22 novembre 2004)
rev aldo/damo

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