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Convegni - Dipartimenti
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Un
convegno per promuovere la sinergia tra i due settori
Cultura e impresa, insieme per lo sviluppo comune
Sono
650 le aziende in Italia che, investendo nel patrimonio paesaggistico
e monumentale, hanno ricavato un vantaggio competitivo. Puglisi, Assessore
alla Cultura: “Il mondo dell’economia ha il dovere e l’interesse
a mettere in campo tutte le forze necessarie per poter sfruttare queste
risorse”
Fino
a qualche anno fa era un binomio azzardato. Oggi creare una sinergia tra
cultura e imprenditoria è sempre più un bisogno. “L’Italia
non ha grandi giacimenti minerari e sotterranei – spiega Gianni
Puglisi, assessore alla Cultura del Comune di Palermo – ma ha un
importante patrimonio paesaggistico e monumentale. Da questo punto di
vista siamo una grande potenza. Il mondo dell’economia ha il dovere
e soprattutto l’interesse a mettere in campo tutte le forze necessarie
per poter sfruttare al massimo le risorse del sistema Italia. Basti pensare
che la valorizzazione di un bene culturale porta un aumento del flusso
turistico verso quel sito pari al 20 o anche al 30 per cento. Tuttavia
non è pensabile che una simile ricchezza si possa sviluppare se
le istituzioni e la società civile trascurano questi aspetti”.
Per diffondere questa consapevolezza e sensibilizzare il contesto locale,
il Dipartimento di design dell’Università di Palermo, in
collaborazione con il Sistema Impresa e Cultura, ha organizzato un incontro
rivolto a studenti, ricercatori, imprenditori, amministratori e operatori
culturali. L’appuntamento si è inserito nell’ambito
delle iniziative collegate all’edizione 2004 del Premio Impresa
e Cultura, che si è svolto quest’anno a Palermo. La finalità
dell’incontro è stata quella di coinvolgere gli attori in
gioco attorno ad un tema sempre più cruciale per la crescita economica
e sociale del nostro paese. Negli Stati Uniti, già da diversi anni,
per molte imprese gli investimenti riservati al contesto culturale si
sono rivelati quasi sempre un affare sicuro. In Europa, e in particolare
in Italia, permane un certo scetticismo, che non ha permesso di stabilire
una sintonia tra i due settori. “Molti imprenditori non hanno capito
il reale valore economico del nostro patrimonio culturale – puntualizza
Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria – .Puntare su di
esso è sempre più una necessità. Gli altri Paesi,
come la Cina e l’India, sono molto più avvantaggiati nella
produzione di beni a basso costo. Noi, invece, dobbiamo cercare di sfruttare
quelle facoltà intellettuali che nei secoli hanno reso l’Italia
la culla della civiltà”. In questo senso, l’apertura
a un dialogo attivo e proficuo tra imprese, istituzioni e realtà
presenti sul territorio rappresenta il passo necessario verso il traguardo
di creare un processo di osmosi tra impresa e cultura. Artioli ha anche
sottolineato come oggi si tenda a promuovere e preservare i beni archeologici,
mentre, fino agli anni Settanta, si preferiva radere al suolo il vecchio
per lasciar spazio al nuovo.
Nel corso del convegno Michela Bondardo, vicepresidente del Sistema Impresa
e Cultura, ha illustrato come per un’impresa investire in questo
campo rappresenti un considerevole vantaggio in termini di risultati.
“In base a recenti ricerche, il 52% degli italiani ha dichiarato
di acquistare i prodotti di un’azienda che ha deciso di investire
in cultura. Questo trend è giustificato dal fatto che se un’impresa
decide di valorizzare un parco naturale o restaurare un palazzo antico,
dimostrerà, agli occhi delle persone, di voler agire tenendo conto
dei bisogni dei consumatori”. Attualmente, nel nostro Paese, si
contano circa 650 aziende che, rivedendo in tal senso le loro strategie,
hanno ottenuto un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.
Dall’incontro è emerso che anche sul fronte della cultura
c’è un gran bisogno di dialogo con l’impresa. Le sovvenzioni
pubbliche non sono più sufficienti ed è sempre più
necessario uno scambio proficuo di risorse e di competenze. “Basti
pensare ai musei – aggiunge Michela Bondardo –. Per tanti
anni le loro potenzialità sono state sottovalutate. A mio parere
un processo di aziendalizzazione delle istituzioni culturali porterebbe
una maggiore apertura al pubblico e scongiurerebbe quelle difficoltà
economiche che puntualmente si sono verificate negli ultimi anni”.
Francesco Paolo Leonardo
rev cave
(22 novembre 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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1/6/2001
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