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Incontro
sul teatro per ragazzi a piazza Marina
A lezione di "artigianato" sul palco del teatro Libero
Silvio e Andrea, attori
della Fondazione Aida di Verona per la promozione di attività culturali
in ambito teatrale, hanno raccontato la loro esperienza con le platee giovanili.
"Siamo artigiani - dicono - diventiamo sceneggiatori, tecnici del suono,
scenografi”. Per loro, un pubblico esigente che obbliga a cercare
il dialogo con la sala. Il seminario rientra nel progetto “Promozione
giovani” promosso in collaborazione con la cattedra di Storia del
teatro contemporaneo della facoltà di Lettere dell’Università
di Palermo
Uno spettacolo inconsueto quello andato
in scena sul palco del Teatro Libero lunedì 15. Protagonisti Silvio
e Andrea, attori della Fondazione Aida teatro di Verona, chiamati a raccontare,
ad una platea di studenti universitari, la loro esperienza nel mondo del
teatro per ragazzi. L’incontro rientra nel progetto “Promozione
giovani” creato dal teatro di Piazza Marina in collaborazione con
la cattedra di Storia del teatro contemporaneo della facoltà di
Lettere dell’Università di Palermo.
Da anni, i due attori si confrontano con il mondo giovanile. Gli alunni
delle scuole elementari, medie e superiori sono il loro pubblico di riferimento.
Il teatro per ragazzi ha certamente funzione ludica, ma mira anche alla
formazione dell’individualità. “L’obiettivo
- dicono - è la creazione, attraverso il gioco tra attori e spettatori,
di soggetti pensanti, non consumatori passivi”.
“Artigianato” è la parola che i due attori utilizzano
quasi simultaneamente per definire l’esperienza teatrale con i
ragazzi. “Facciamo
di tutto - raccontano - non c’è una divisione di ruoli,
ma diventiamo sceneggiatori, tecnici del suono, scenografi, addetti alle
pubbliche
relazioni”. Nel mondo del teatro “serale”, quello destinato
a un pubblico adulto, dominano le regole delle grandi compagnie, con
divisione dei ruoli e logiche di mercato. Quando invece la platea ringiovanisce, “si
ritorna alle piccole cooperative, proprio quelle dove hanno
esordito i grandi, dove tutti fanno di tutto un po’”, chiarisce
Andrea.
Le differenze con il teatro ”ufficiale” sono molte e non
si limitano al dietro le quinte. “Ci basiamo sull’improvvisazione”,
spiega Andrea. Dati dei momenti strutturati, il resto della pieces è frutto
dell’interazione con la sala. Sono i bambini a costruire lo spettacolo. “E’ stimolante
- continua Andrea - ti esorta ad ascoltare la sala, respirarne l’atmosfera.
Si impara a provocare una reazione e gestirla al tempo stesso”.
Proprio il pubblico, rigorosamente di età inferiore ai 18 anni, è un’ altra
caratteristica di un teatro considerato da molti “di serie B”. “I
bambini - racconta Silvio - sono spietati. Gli adulti, se disinteressati,
ignorano chi è sul palco in assoluto silenzio. I piccoli invece
reagiscono, scappano, si lamentano. Sono un pubblico vivo, in continua
evoluzione”. La loro presenza serve a ricordare, in ogni istante,
che l’importante è comunicare, trasmettere emozioni e sensazioni.
Nelle altre forme d’arte c’è un prodotto
tangibile: non importa se una tela, una pellicola o un testo. Il teatro,
invece, esiste solo quando attori e pubblico entrano in contatto.
Anche la genesi degli spettacoli è molto diversa, nulla in comune
con i provini e l’ufficialità del teatro per adulti. E’ il
caso di Vuoti a perdere, ultimo lavoro del duo. “L’idea è nata
in un centro commerciale - ricorda Silvio - durante uno spettacolo. Tra
i mille rumori tipici delle grandi catene commerciali, mi hanno bloccato
le urla di una bambina che implorava la madre di comprarle qualcosa .
Allora - continua - ho voluto creare uno spettacolo sul consumismo nei
più piccoli, sull’abitudine all’acquisto come dimostrazione
di presenza e affetto”.
Fare teatro “dei ragazzi” implica una collaborazione con
gli insegnanti, nasce, così, l’esigenza di conciliare obiettivi
spesso divergenti. “Molte scuole puntano solo al saggio finale,
trascurano il valore del percorso teatrale”, dice Silvio. Alle
superiori, poi, si tende a imitare il teatro per adulti, perdendo di
vista la libera
espressione dei ragazzi. “Noi - dicono - dobbiamo trovare una mediazione
tra la nostra idea di teatro e gli obiettivi dei dirigenti scolastici”.
Proprio la creatività della giovane platea, "la capacità di
far pensare e la possibilità di innovare le formule dell’azione
teatrale senza cadere in logiche commerciali" sono, secondo Andrea, garanzia
di successo per il teatro dei ragazzi.
Nadia Palazzolo
(16 novembre 2004)
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