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041116lelaAP Cercare di studiare
i segni e i resti della civiltà egiziana sopravvissuti al trascorrere
dei secoli e all’usura del tempo per comprendere le usanze
e lo stile di vita degli abitanti dell’antico Egitto. Questo
l’obiettivo
degli scavi condotti nella valle del Nilo da un folto numero di egittologi
e studiosi .
“Con questo intento - precisa Guido Bastianini, che ha presieduto
la seconda sessione del Convegno - negli ultimi anni sono fiorite varie
campagne in Egitto”.
Gli esiti di queste spedizioni sono stati al centro dei numerosi interventi
che hanno caratterizzato la giornata. “Abbiamo svolto studi applicati
in Sudan, nel Mar Rosso - ha detto Alessandro Roccati, docente di Egittologia
all’Università ‘La Sapienza’ di Roma - e nella
Valle del Nilo”. Molte e interessanti le scoperte fatte nel corso
dell’attività archeologica. “E’ stato rinvenuto
un vasto insediamento che risalirebbe al periodo neolitico - continua
Roccati - e in particolare i ritrovamenti più spettacolari sono
stati i resti di un palazzo preceduto da un portico quadrangolare le
cui
mura probabilmente erano adornate da affreschi dai colori vivaci e di
due edifici, quasi sicuramente dei templi sacri.
Infine
nel febbraio scorso è stata fatta un’altra scoperta. Sta
‘affiorando’ una nuova struttura, molto imponente date le
dimensioni del peristilio che la precede, di cui ancora non conosciamo
la natura. Potrebbe trattarsi di un edificio religioso.” Lo studioso,
però, sottolinea una delle difficoltà maggiori incontrate
nei mesi passati in Sudan ed Egitto. “Siamo stati costretti a
creare dei baluardi e ad ampliare l’area delle operazioni per
evitare i saccheggi o i danneggiamenti dei siti archeologici, anche
perché
le autorità egiziane nel corso degli scavi non hanno mai dimostrato
grande severità verso i predatori e i razziatori dei reperti
antichi. In alcuni casi - ha aggiunto - gli edifici più preziosi
dal punto di vista archeologico sono stati coperti con delle gabbie
di ferro che
consentono di ammirarli ma al tempo stesso ne salvaguardano la sicurezza”.
Di notevole interesse anche il contributo di Maria Cristina Guidotti,
del Museo egizio di Firenze, che ha descritto le attività svolte
dalla struttura nel corso del 2003 e del 2004. “Il museo - ha
detto - ha organizzato mostre e ha portato avanti diversi progetti,
comprese
le pubblicazioni di tre collane di saggi dedicati alle mummie, le armi
e i carri da guerra, i gioielli e gli oggetti per la cosmesi”.
Fiore all’occhiello del museo è stata una mostra itinerante
dal titolo “La corona del faraone”, creata sul modello
di analoghe iniziative sviluppate in altri paesi europei. “La
mostra - spiega la Guidotti - si basa su un semplice principio: ‘Se
il pubblico non va al museo è il museo che va al pubblico’.
Per stimolare e promuovere le visite ai musei, quindi, abbiamo esposto
degli oggetti
nei centri commerciali italiani (Auchan), spostandoci dalla Toscana alla
Sicilia per giungere fino in Sardegna”. “I reperti utilizzati
- ha chiarito - comprendevano settanta pezzi originali di carattere
sacro,
tra cui il sarcofago di una bambina perfettamente conservato e altri
oggetti di uso quotidiano”. “Un altro modo per avvicinare
sempre di più la gente al museo - ha concluso - è stata
la creazione di un sito Internet interamente dedicato al museo (
www.museoegiziofirenze.it)", che permette di conoscerne la storia e gli
acquisti più importanti, oltre alla piantina della struttura
attraverso la quale gli utenti possono visitarne “virtualmente” alcune
sale”. Nel suo intervento Rodolfo Fattovich, docente all’Università
“L’orientale” di Napoli, ha illustrato i risultati
raggiunti dalla sua equipe in collaborazione con studiosi dell’Università
di Boston nella zona di Mersa Gawasis, sul Mar Rosso. “Le nostre
ricerche - ha affermato Fattovich - hanno spostato l’interesse
non sulle grandi personalità dell’antico Egitto ma sugli
uomini comuni che, pur non essendone stati protagonisti, hanno fatto
la storia,
come operai e marinai. Il luogo che abbiamo analizzato era sicuramente
un porto da cui partivano le navi per spedizioni commerciali ed era
quindi
costituito da abitazioni modeste, per lo più appartenenti a navigatori
o schiavi, spesso corredate da piccoli forni in cui ogni famiglia cuoceva
il pane e le pietanze principali alla base della propria alimentazione”.
Infine tra gli altri sono intervenuti Rita Lucarelli, che ha illustrato
la vignetta del capitolo 40 del Libro dei Morti, Giacomo Cavillier con
un contributo sui “Sacerdoti-soldati dell’Horo di Sile,
tra analisi prosopografica ed indagine archeologica” e Gloria
Rosati che ha descritto le caratteristiche delle statuette del secondo
periodo
intermedio possedute dal museo egizio di Firenze. (16
novembre 2004)
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