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Convegni e Congressi - Approfondimento

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Molti i resti di maestosi edifici rinvenuti negli scavi effettuati in Sudan
Alla scoperta dell’antico Egitto, viaggio attraverso i secoli
Le campagne realizzate l’anno scorso da vari studiosi al centro del IX Convegno internazionale di Egittologia e Papirologia che si è svolto a villa Whitaker a Palermo dal 10 al 13 novembre

Cercare di studiare i segni e i resti della civiltà egiziana sopravvissuti al trascorrere dei secoli e all’usura del tempo per comprendere le usanze e lo stile di vita degli abitanti dell’antico Egitto. Questo l’obiettivo degli scavi condotti nella valle del Nilo da un folto numero di egittologi e studiosi . “Con questo intento - precisa Guido Bastianini, che ha presieduto la seconda sessione del Convegno - negli ultimi anni sono fiorite varie campagne in Egitto”. Gli esiti di queste spedizioni sono stati al centro dei numerosi interventi che hanno caratterizzato la giornata. “Abbiamo svolto studi applicati in Sudan, nel Mar Rosso - ha detto Alessandro Roccati, docente di Egittologia all’Università ‘La Sapienza’ di Roma - e nella Valle del Nilo”. Molte e interessanti le scoperte fatte nel corso dell’attività archeologica. “E’ stato rinvenuto un vasto insediamento che risalirebbe al periodo neolitico - continua Roccati - e in particolare i ritrovamenti più spettacolari sono stati i resti di un palazzo preceduto da un portico quadrangolare le cui mura probabilmente erano adornate da affreschi dai colori vivaci e di due edifici, quasi sicuramente dei templi sacri. Infine nel febbraio scorso è stata fatta un’altra scoperta. Sta ‘affiorando’ una nuova struttura, molto imponente date le dimensioni del peristilio che la precede, di cui ancora non conosciamo la natura. Potrebbe trattarsi di un edificio religioso.” Lo studioso, però, sottolinea una delle difficoltà maggiori incontrate nei mesi passati in Sudan ed Egitto. “Siamo stati costretti a creare dei baluardi e ad ampliare l’area delle operazioni per evitare i saccheggi o i danneggiamenti dei siti archeologici, anche perché le autorità egiziane nel corso degli scavi non hanno mai dimostrato grande severità verso i predatori e i razziatori dei reperti antichi. In alcuni casi - ha aggiunto - gli edifici più preziosi dal punto di vista archeologico sono stati coperti con delle gabbie di ferro che consentono di ammirarli ma al tempo stesso ne salvaguardano la sicurezza”. Di notevole interesse anche il contributo di Maria Cristina Guidotti, del Museo egizio di Firenze, che ha descritto le attività svolte dalla struttura nel corso del 2003 e del 2004. “Il museo - ha detto - ha organizzato mostre e ha portato avanti diversi progetti, comprese le pubblicazioni di tre collane di saggi dedicati alle mummie, le armi e i carri da guerra, i gioielli e gli oggetti per la cosmesi”. Fiore all’occhiello del museo è stata una mostra itinerante dal titolo “La corona del faraone”, creata sul modello di analoghe iniziative sviluppate in altri paesi europei. “La mostra - spiega la Guidotti - si basa su un semplice principio: ‘Se il pubblico non va al museo è il museo che va al pubblico’. Per stimolare e promuovere le visite ai musei, quindi, abbiamo esposto degli oggetti nei centri commerciali italiani (Auchan), spostandoci dalla Toscana alla Sicilia per giungere fino in Sardegna”. “I reperti utilizzati - ha chiarito - comprendevano settanta pezzi originali di carattere sacro, tra cui il sarcofago di una bambina perfettamente conservato e altri oggetti di uso quotidiano”. “Un altro modo per avvicinare sempre di più la gente al museo - ha concluso - è stata la creazione di un sito Internet interamente dedicato al museo ( www.museoegiziofirenze.it)", che permette di conoscerne la storia e gli acquisti più importanti, oltre alla piantina della struttura attraverso la quale gli utenti possono visitarne “virtualmente” alcune sale”. Nel suo intervento Rodolfo Fattovich, docente all’Università “L’orientale” di Napoli, ha illustrato i risultati raggiunti dalla sua equipe in collaborazione con studiosi dell’Università di Boston nella zona di Mersa Gawasis, sul Mar Rosso. “Le nostre ricerche - ha affermato Fattovich - hanno spostato l’interesse non sulle grandi personalità dell’antico Egitto ma sugli uomini comuni che, pur non essendone stati protagonisti, hanno fatto la storia, come operai e marinai. Il luogo che abbiamo analizzato era sicuramente un porto da cui partivano le navi per spedizioni commerciali ed era quindi costituito da abitazioni modeste, per lo più appartenenti a navigatori o schiavi, spesso corredate da piccoli forni in cui ogni famiglia cuoceva il pane e le pietanze principali alla base della propria alimentazione”. Infine tra gli altri sono intervenuti Rita Lucarelli, che ha illustrato la vignetta del capitolo 40 del Libro dei Morti, Giacomo Cavillier con un contributo sui “Sacerdoti-soldati dell’Horo di Sile, tra analisi prosopografica ed indagine archeologica” e Gloria Rosati che ha descritto le caratteristiche delle statuette del secondo periodo intermedio possedute dal museo egizio di Firenze.
Letizia Loiacono

(16 novembre 2004)

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