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Facoltà di Agraria

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Domenico Mariotti del Cnr difende gli Ogm in un incontro ad Agraria
"Il biotech è naturale quanto l'agricoltura tradizionale"
Relatore unico della giornata, secondo il direttore dell'istituto di Biotecnologie al Consiglio nazionale delle ricerche l'obiettivo più nobile sarebbe "creare 'biofabbriche' di vaccini. Durante il seminario confronto tra produzioni "classiche" e di nuova generazione. Ad aprire i lavori il preside Salvatore Tudisca e Maria Letizia Vittorelli, docente di Biochimica alla facoltà di Scienze
 

"Ammesso che la tecnologia in agricoltura abbia portato dei danni, solo la tecnologia stessa può risolverli". Parola di Domenico Mariotti, direttore dell'istituto di Biotecnologie al Cnr di Roma e relatore della seconda giornata del ciclo di seminari intitolato "Ballatore", organizzato dalla facoltà di Agraria.
Durante l'incontro "Biotecnologie e agricoltura sostenibile: nuove opportunità per l'innovazione di processo e prodotto", Mariotti ha esposto i vantaggi delle tecniche che utilizzano la genetica in agricoltura, e in particolare la trasposizione di geni da una specie a un'altra, rispetto ai tradizionali metodi che utilizzano la selezione e l'incrocio tra le varie razze vegetali. "La tecnologia genetica - spiega Mariotti - ha stravolto positivamente la produzione agricola, sia in termini qualitativi sia quantitativi. Tutti i miglioramenti che un tempo si ottenevano con l'ausilio delle macchine oggi possono dirsi ampiamente superati. Insomma, il progresso meccanico non è più sufficiente".
Il settore agricolo e i suoi prodotti oggi non riescono a coprire il fabbisogno alimentare nel mondo. "L'uso di tecniche genetiche - spiega Mariotti - consente un aumento esponenziale dei prodotti, senza bisogno di coltivare terreni in più. Porteremo avanti le nostre ricerche - continua - per riuscire a raggiungere obiettivi oggi inimmaginabili".
In pratica, la manipolazione genetica vegetale incide su tutto il processo di produzione e gli scenziati ci tengono a precisare che il biotech
non è meno naturale dell'agricoltura tradizionale. "Le modificazioni o gli incroci tra varie piante si sono sempre fatte - racconta Mariotti -. Per fare un esempio, anche il comune pomodoro era una pianta ornamentale altamente tossica prima delle modificazioni. Ma non solo il pomodoro, tante altre varietà hanno subito modificazioni per essere adattate al fabbisogno alimentare dell'uomo".
In commercio attualmente le piante geneticamente modificate sono quelle della specie Major crops, cioè soia, mais e patate. Grazie al trasferimento di alcuni geni da una specie a un'altra, chiamata destinataria, è possibile ottenere vegetali resistenti agli insetti e agli erbicidi. Le tecnoclogie Biotech prevedono il superamento delle barriere sessuali che consentono normalmente scambi di geni limitatamente ad un'unica specie. Con il Biotech, invece, i geni possono essere trasferiti tra specie diverse, attraverso l'uso dell' Agrobacterium Tumeface. Le piante colpite da questo batterio cominciano a crescere.
"Tutte le polemiche che hanno invaso i nostri televisori - continua Mariotti - si basano sulle poche specie in commercio, che di certo non sono sufficienti a mostrare le potenzialità del biotech in tutti i suoi aspetti". La ricerca degli ultimi anni mira al raggiungimento di nuovi obiettivi. Tra questi la maggiore produttività della pianta e la migliore qualità del prodotto. Ma non solo. "Le piante trattate con le biotecnologie - chiarisce l'esperto - saranno più resistenti agli stress biotici e abiotici e produrranno da sole le tossine per combattere anche i parassiti".
Mentre l'obiettivo più nobile sarebbe la possibilità di creare piante che abbiano anche la funzione di "biofabbriche" per la produzione di vaccini o anticorpi. Le piante trattate, inoltre, potrebbero contenere componenti essenziali, come sali minerali e proteine, in proporzione maggiore rispetto alle piante prodotto di agricoltura tradizionale.
A introdurre il dibattito, nell'Aula Magna di Agraria, c'era il preside della facoltà, Salvatore Tudisca che ha sottolineato: "Le nostre caratteristiche territoriali non ci consentono di concorrere nel mercato mondiale del settore agricolo. Questo, però, non può impedire alla nostra ricerca di continuare ad andare avanti".
Accanto a lui, per presentare Mariotti, Maria Letizia Vittorelli, docente di Biochimica alla facoltà di Scienze.
Alla fine del ciclo di seminari "Ballatore", che saranno 11 in totale, la facoltà pubblicherà un volume con tutti gli atti dei vari convegni.
Annalisa Spinoso

(18 novembre 2004)

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