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041115nora
A villa Whitaker convegno di
Egittologia e Papirologia
Egitto "succursale" della civiltà romana:
lo dicono i papiri
Le fonti papirologiche
hanno contribuito a gettare una luce di conoscenza sul trattamento giuridico
destinato ai soldati non romani di nascita, ma che lottavano per il Principato
nelle province. Gli esperti hanno
anche parlato del valore del ritratto nelle civiltà antiche. Lo
scopo delle immagini è sempre stato quello di ricordare il vissuto
di qualcuno, anche se, specie nel mondo romano, il ritratto era uno dei
mezzi celebrativi per eccellenza
Ad aprire uno spiraglio di conoscenza su
quelli che furono i legami storici e culturali tra due civiltà
antiche e importanti, come quella egizia e quella romana, sono stati i
papiri. Del valore storico delle fonti papirologiche si è parlato
al convegno di Egittologia e Papirologia, tenutosi l’undici novembre
a villa Whitaker a Malfitano. Le testimonianze di un mondo lontano sono
giunte fino a noi, oltre che attraverso i papiri, anche grazie alla ricca
iconografia greca e romana, che ha influenzato anche la terra dei faraoni.
Del valore storico delle fonti papirologiche ha parlato Mario Amelotti,
docente di Diritto romano ed esperto di papirologia dell’Università
di Genova, ha tenuto a sottolineare l’importanza di reperti papirologici,
capaci di aprire uno spiraglio di luce, quindi di conoscenza, su alcuni
momenti della storia antica e dei suoi protagonisti. Amelotti ha concentrato
la sua attenzione sui papiri che parlavano dei soldati delle province
romane, specie di quelli in Egitto, visto la maggior parte dei documenti,
tra cui lettere, testamenti e contratti, arriva proprio da quella terra.
Questi documenti hanno permesso di conoscere quelle che erano le pratiche
giuridiche destinate ai popoli sottoposti al potere romano “Grazie
a questi scritti si è potuto apprendere che i soldati non romani
non potevano sposarsi, né avere figli, perché per il diritto
romano erano figli illegittimi”, ha spiegato Amellotti, “e
solo quando si congedavano, cioè diventavano ‘veterani’,
questi uomini potevano godere di tutti i diritti del cives romano”.
Di un personaggio storico non romano, Gaio Cornelio Gallo, governatore
in Egitto per conto di Augusto, ha parlato Felice Costabile, docente di
Diritto romano dell’Università di Reggio Calabria.
“Questo governatore in Egitto sfruttò l’iconografia
per mostrare il suo potere, ma nel farlo non capì che quello di
autocelebrarsi era una pratica concessa solo a pochi eletti, cioè
ai senatori romani e al principe Augusto. Questa forma di presunzione
gli costò la vita, perché messo sotto processo a Roma dal
Senato, preferì suicidarsi piuttosto che farsi condannare”,
ha spiegato Costabile. “La sua colpa fu quella di aver fatto erigere
una stele in suo onore e farsi ritrarre in una scultura, raffigurante
lui in groppa a una cavallo rampante, con il braccio alzato in segno di
vittoria”, ha continuato il professore. Costabile ha concluso dicendo
che “questo tipo di raffigurazione è molto frequente tanto
nel mondo greco quanto in quello latino, perché questa rappresentazione
era l’inequivocabile segno di potenza”. Della valenza dell’iconografia
nel mondo antico ha parlato Francesco Lucrezi, docente di Storia di diritto
romano dell’università di Teramo. “L’iconoclastia,
cioè il divieto di riprodurre in immagini le fattezze umane è
uno dei comandamenti sinaitici più osservati”, ha spiegato
il professor Lucrezi. “Questa si contrappone in modo netto a quella
che è la tradizione greca, che, specie in pieno Ellenismo, veniva
realizzato puntando l’attenzione non solo sull’aspetto fisico,
ma cercando di far emergere, tramite il disegno, aspetti salienti del
carattere del personaggio ritratto”, ha continuato il professore.
“I Romani non raggiunsero mai questa completezza espressiva, perché
l’iconografia latina non era altro che una dimostrazione del potere
politico e militare del personaggio ritratto. Lo scopo era chiaramente
apologetico e celebrativo”. “Anche in ambito privato, per
esempio tramite la maschera funeraria, che altro non era che il calco
del viso del defunto, c’era la celebrazione del personaggio, della
sua personalità, allo scopo di perpetuarne il ricordo oltre la
morte”, ha concluso il professor Lucrezi. Il mondo antico rimane
comunque uno scrigno colmo di storie e vicende, che a volte tornano alla
luce, a distanza di secoli, attraverso un ritratto o un papiro, continuando
a stupire e affascinare chiunque sia mosso dal desiderio di conoscere
chi prima di noi ha lasciato un segno indelebile del proprio vissuto.
Eleonora Mannino
(15 novembre 2004)
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al n. 10 del 1/6/2001
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