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Convegni - Approfondimento
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041115leoAP
Termina
la nona edizione del convegno internazionale di Egittologia
Antico Egitto, una civiltà lontana quattro millenni
Le popolazioni
della valle del Nilo hanno riunito razze ed etnie molto diverse tra loro,
costituendo un modello di società sorprendentemente moderno. Scarso
e irrilevante il fenomeno della schiavitù. La dominazione
romana trasformò il territorio nel “granaio dell’impero”,
ma non ostacolò lo sviluppo architettonico delle città.
Vari i reperti frutto degli scavi
Sin dalle origini si sono dotati di un’organizzazione complessiva
ammirevole e di una stratificazione sociale moderna. All’alba della
loro civiltà, le popolazioni della valle del Nilo hanno assunto
i caratteri di un coagulamento umano lungo il fiume, soprattutto quando
si è accentuata l’aridità che ha portato all’attuale
desertificazione dell’Africa settentrionale. Questo e molti altri
temi sono stati al centro dei quattro giorni dedicati al convegno internazionale
di Egittologia e papirologia, giunto quest’anno alla sua nona edizione.
Nel corso dell’ultima giornata, che si è svolta sabato scorso
a Villa Malfitano, i relatori hanno tracciato il profilo storico e sociale
dell’antico Egitto, riprendendo le testimonianze relative a quell’epoca.
Particolare attenzione è stata rivolta al periodo della dominazione
romana, che rese quel territorio una provincia a statuto speciale, governata
dagli stessi imperatori per mezzo di un prefetto di rango equestre. “L’Egitto
è stato sempre un crogiuolo di razze e classi sociali diverse –
ha spiegato Rosalia Marino, membro del Dipartimento dei Beni culturali
dell’Università di Palermo, che con il Dipartimento di Storia
del diritto ha organizzato il convegno –. In quella zona il fenomeno
della schiavitù è stato esercitato solo nelle attività
domestiche. Gli abitanti si sono dotati di un’organizzazione sociale
che era il riflesso diretto di un particolare forma di sfruttamento economico,
fondato su un complesso rapporto con la natura. La popolazione, divisa
in nobili o proprietari terrieri e contadini, anche nei periodi più
difficili si è sempre considerata libera”. L’arrivo
dei Romani e dell’imperatore Settimio Severo ha diffuso un modello
basato su grandi villaggi, chiamati municipi, vicini al Nilo. Per scongiurare
il pericolo di rivolte interne, Diocleziano ha applicato un sistema ancora
più decentrato. Tuttavia, la vera svolta si è avuta con
la Costituzione antoniniana: “Questa – ha continuato Rosalia
Marino - ha imposto a tutti gli egizi di osservare il diritto romano,
ma alla fine si rivelò un provvedimento elastico, rispettato solo
in parte. Alle popolazioni dominate fu infatti consentito di mantenere
le consuetudini locali, purché queste non contravvenissero alle
linee direttive della Costituzione”. Certe pratiche provinciali,
come le unioni endogamiche o le parentele artificiali stipulate con i
patti di sangue, infastidirono le autorità romane e furono represse
con l’avvento del Cristianesimo, che diede il via alle persecuzioni
contro i pagani.
Gli invasori rimasero comunque affascinati dalla cultura di un popolo
che probabilmente avrebbe potuto insegnargli parecchio dal punto di vista
della civiltà. Un’ammirazione che in molti casi ha sfiorato
l’emulazione: gli imperatori si considerarono eredi dei faraoni
e si fecero spesso rappresentare in abito e stile egizi, con il nome in
geroglifici racchiuso in un cartiglio. I romani non esitarono a saccheggiare
le risorse naturali che il Nilo offriva, tanto da considerare l’Egitto
“il granaio dell’impero”.
La perdita della libertà non ostacolò lo sviluppo architettonico
delle città egizie. Oltre alle celeberrime piramidi, la popolazione
dimostrò di conoscere moderne tecniche di costruzione. I progetti
studiati da un’equipe di studiosi dell’Università La
Sapienza di Roma e illustrati nel corso del convegno hanno portato a un’analisi
dettagliata dei materiali delle colonne, dei capitelli e delle fondazioni
degli edifici. Gli scavi, realizzati nella zona di Kom al-Goral, nel nord
del paese, hanno portato alla luce anche ceramiche, anfore, resti di piatti
e vasi tipici della cultura locale.
Francesco Paolo Leonardo
rev cave
(16 novembre 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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1/6/2001
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