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Medicina - Approfondimento |
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041115fabsAPmed
Concluso
il 34esimo congresso del Sism al Policlinico di Palermo
Malattie a trasmissione sessuale, aumentano i casi
Quartararo: "Occorre
più informazione, continua e mirata"
Non solo Aids. Sono tante le malattie che si contraggono dopo
rapporti sessuali occasionali e non protetti. Patologie che, se non curate
in tempo, possono provocare grossi problemi alle donne: dal tumore al
collo dell'utero alla sterilità. "In pochi sanno dell’esistenza
di queste malattie, servono campagne televisive continue e mirate",
spiega Paolo Quartararo, direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica
dell’Università di Palermo
Ogni anno, in tutto
il mondo, 330 milioni di persone contraggono una malattia a trasmissione
sessuale: l’Aids è quella maggiormente conosciuta, ma ce
ne sono anche altre, come l’Herpes genitale, la Candida, la gonorrea.
Patologie spesso non adeguatamente considerate, perché tutte più
o meno curabili, ma che si piazzano ai primi posti per frequenza. Proprio
queste malattie sono state argomento di discussione del forum organizzato
al Policlinico dal Sism, il Segretariato italiano studenti in medicina,
nell’ambito del 34esimo congresso nazionale dell’associazione
che si è concluso ieri a Palermo.
“Con la liberalizzazione dei rapporti sessuali - ha detto Paolo
Quartararo, direttore della Clinica Ostetrica e ginecologica dell’Università
cittadina - spesso si hanno rapporti non protetti con partner diversi:
anche per questo motivo si è registrato un forte aumento delle
malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto quelle derivanti da Hpv
(Herpes papoma virus) che, se non diagnosticate e curate nei tempi giusti,
possono favorire nelle donne l’insorgere di carcinomi al collo dell’utero”.
Di Hpv si infettano 5 milioni e mezzo di individui ogni anno, per un totale
mondiale valutabile in circa 20 milioni. Viene colpito dal virus circa
il 75 per cento delle donne fertili, in gran parte di età compresa
tra i 15 e i 40 anni. “La patologia si può manifestare in
forma clinica o subclinica - ha spiegato il professore - :nel primo caso,
l’infezione è visibile a occhio nudo, e l’esempio può
essere la formazione di cristagalli, ovvero degli aghi a forma di cresta
di gallo nelle zona vaginale e perianale. Nella seconda eventualità,
quella subclinica, la malattia è priva di sintomi evidenti, motivo
per cui, visti i rischi che una tardiva diagnosi può causare, sarebbe
giusto aumentare la frequenza delle visite ginecologiche”.
La parola d’ordine è dunque prevenzione. Ma l’informazione
è un’arma da sfruttare con maggiore forza, come lo stesso
direttore ha sottolineato: “Le statistiche dicono che il 75 per
cento delle donne non ha mai sentito parlare dell’Hpv, e disconosce
l’esistenza di un’altra malattia trasmessa attraverso i rapporti
sessuali, l’infezione pelvica, che può far correre alla donna
il rischio di infertilità”. Dopo la diagnosi, Quartararo
suggerisce la cura migliore: “La colpa non può essere addossata
alla ragazzina alle prime esperienze: la responsabilità ricade
sulle spalle di noi medici e delle istituzioni. Sarebbero necessarie -
ha concluso - delle campagne serie e continue, realizzate attraverso la
televisione, che spieghino a tutti cosa sia la vera prevenzione, l’importanza
dell’uso del preservativo, e che non soltanto di Aids si può
essere contagiati durante un rapporto. Serve proprio, in questo campo,
una vera rivoluzione culturale e una reale sensibilizzazione”.
Di particolare impatto l’intervento di Elena Milletarì, psicologa
del centro “Cultura della vita”, una struttura cittadina che
si occupa del recupero di soggetti a rischio criminalità, famiglie
disagiate e, soprattutto, accoglie un grosso numero di persone ammalate
di Aids: “Oltre ai sintomi fisici - ha spiegato la Milletarì
- i ragazzi che hanno contratto il virus dell’Hiv, soffrono l’isolamento,
il vuoto di sentimenti che si viene a creare attorno a loro, gli sguardi
compassionevoli e, al contempo timorosi, della gente. Inoltre - ha aggiunto
la dottoressa -, la loro totale sfiducia nel futuro comporta la perdita
di una reale cognizione spazio-temporale, con il rischio di una chiusura
nel proprio mondo fatto di isolamento e diffidenza”.
In Italia contraggono il virus dell’Aids 1800 persone all’anno:
dall’inizio dell’epidemia (valutato nel 1982), il numero di
sieropositivi nel nostro Paese è salito a circa 53 mila.
Fabio Scavuzzo
(16 novembre 2004)
rev adri/cave
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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