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Confindustria: turismo e agroalimentare i settori capofila del boom
"Nonostante la mafia l'economia siciliana va alla grande"
Giuseppe Costanzo, presidente degli Industriali di Sicilia, conferma il trend positivo dell'economia isolana. "Da cinque anni nascono più imprese e aziende nella nostra regione che in qualsiasi altro posto d'Europa". Il problema della mafia e della criminalità organizzata: agiscono a livello sommerso ma sono sempre presenti

"Un dato su tutti per capire la vivacità della Sicilia: da cinque anni a questa parte vi è, nella nostra regione, il più alto numero di imprese che nasce rispetto a qualsiasi altra regione d'Italia e anche d'Europa". E' soddisfatto dell'attuale situazione economica isolana il presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Costanzo (nella foto). Da pochi minuti ha concluso il suo intervento ad un convegno per un accordo tra Università, Banca Nuova e Sviluppo Italia Sicilia. Forte il suo messaggio: "Bisogna combattere il pessimismo siciliano. In questa regione tendiamo a vedere troppo negativamente la realtà. Invece negli ultimi anni tante sono state le iniziative positive volte allo sviluppo dell'economia isolana, e qualsiasi accordo che ratifichi la collaborazione tra i maggiori interpreti della politica economica nostrana non è altro che la dimostrazione pratica che la situazione in Sicilia non è poi così negativa come l'opinione pubblica la dipinge. Bisogna aggiungere - ha inoltre aggiunto Costanzo - che è necessario l'apporto del mondo politico, sempre troppo distratto da altri problemi. Confindustria, insieme a tante altre realtà isolane, sta cercando di ottenere un patto col governo regionale per aiutare ulteriormente lo sviluppo dell'economia in Sicilia".
Qual è quindi la reale situazione dell'economia in Sicilia e su quali settori si basa lo sviluppo?
"La vivacità della nostra regione rispetto alla totalità delle altre regioni italiane ed europee è confermata dall'enorme numero di imprese ed aziende che nascono ogni anno nell'isola. Il problema è che si tratta sempre e soltanto di piccole imprese. Il dato negativo è che in Sicilia non esistono grandi imprese. E le stesse imprese di medio livello presenti, incidono in modo minimo nell’economia nazionale. I settori fondamentali su cui si basa il momento particolarmente florido dell'economia isolana sono quello turistico, grazie a città d'arte, coste e clima mediterraneo e quello agroalimentare, che è presente e si va sviluppando in tutta la Sicilia e soprattutto nel ragusano. Altri settori che confermano il trend positivo sono quello delle alte tecnologie, nel quale ci sono state ottime performance e quello dei servizi, avvantaggiati negli ultimi anni da uno sviluppo tecnologico di assoluto livello".
Due ostacoli: presenza di mafia e criminalità organizzata e fuga dei cervelli. Fino a che punto incidono?
"La mafia è presente, è una costante del nostro territorio. Ha cambiato strategia e ha cambiato pelle, diventando un fenomeno sommerso. Ma l'alta criminalità rimane ancora un grosso ostacolo per lo sviluppo economico della Sicilia. Cosa nostra ha abbandonato la strategia stragista voltando pagina e nascondendosi per evitare le grandi reazioni che lo Stato ha avuto nell'ultimo decennio nei suoi confronti. Comunque rimane un dato ancora presente e pericoloso nell'isola. Anche la fuga dei cervelli è una dato assolutamente negativo, come altrettanto negativo è il fatto che le imprese siciliane siano guidate e gestite esclusivamente da gente del luogo e non subiscano contaminazioni dall'esterno della regione. Purtroppo questo non favorisce il boom economico perchè la contaminazione di cervelli e di idee, in qualsiasi campo, è sempre determinante per lo sviluppo. Confindustria auspicherebbe una maggiore attrazione di investimenti da altre parti d'Italia, ma dai dati si può solo rilevare che su questo fronte la nostra regione è ancora molto indietro".
Aldo Cangemi

(15 novembre 2004)

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