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È già in libreria il seguito dell’antologia che racconta storie di donne
Addio alle fiabe, c’era una volta la principessa azzurra
La giornalista Delia Vaccarello ha raddoppiato l’esperienza della prima raccolta. Il successo di questa operazione culturale è determinata dalla “verità” delle esperienze ed emozioni descritte che creano un rapporto di condivisione tra scrittrici e lettrici contemporanee


I tempi sono cambiati. Le fanciulle non aspettano più che il principe azzurro le salvi con un bacio. Oggi le donne indifese di un tempo si sono emancipate, diventando in primo luogo principesse che salvano e si salvano da sole. Capita, a volte, che le principesse in grado di cambiare il mondo siano le parole. È ciò che accade nel libro Principesse azzurre 2 il cui titolo ribalta la tradizione che attribuisce agli uomini di sangue blu il potere di risvegliare le vittime degli incantesimi. Il libro invece dimostra come la salvezza della nostra coscienza possa venire dalle donne stesse e dalle loro parole. Delia Vaccarello, curatrice del libro, nell’introduzione paragona queste principesse alle sirene, il cui canto viene gridato o a volte sussurrato, ma che viene emesso per costruire un ponte ideale tra chi scrive e chi legge. Una circolarità di sapere e di emozione che consente alle voci di creare identità, affermazione nel mondo e di uscire dall’invisibile. “Questo libro - dice l’autrice - non è un’antologia dedicata solo alle donne lesbiche, ma alle donne in generale, ai loro sentimenti spesso sacrificati perché per troppo tempo sono vissute nell’isolamento culturale". I ventiquattro racconti che compongono l‘antologia vanno percepiti, secondo Delia Vaccarello, come voci di inchiostro. Quando la parola diventa veicolo di emozione riesce a parlare in modo comprensibile anche in questa babele di linguaggi in cui viviamo. Sono parole, queste della raccolta, che ambiscono a trasformare la realtà. “La creazione di un seguito della raccolta - scrive Delia nell’introduzione - è nata dall’esigenza interiore di continuare il positivo interscambio che si era creato tra le autrici del primo volume e i lettori che hanno scritto, mostrando tanta gratitudine verso un’operazione culturale e politica che permette alle donne di esprimersi e quindi di esserci in un mondo dove fino ad oggi sono sempre state raccontate dagli uomini". In quest’antologia si parla di donne e del loro amore vissuto in privato, spesso clandestinamente. Si parla di amori felici e di amori logoranti. Amori impossibili non perché non corrisposti ma perchè condizionati dall'interiorizzazione di una cultura distorta. Tutti i racconti, diversi nello stile, sono accomunati dalla volontà di descrivere l’inesauribile "niente" rappresentato dall’amore. “Quando siamo innamorati- spiega la Vaccarello- riteniamo di fondamentale importanza qualunque cosa, anche la più insignificante, se pronunciata dal nostro amore. Quando le donne cominciano a trovare un significato al loro niente esistenziale escono dall’isolamento perché cominciano a raccontarsi e quando cominciano a raccontarsi 'diventano', acquistano valenza simbolica, semplicemente 'sono' nel mondo". Questo inesauribile niente è il fil rouge dell’antologia. Significativo, in questo senso, il racconto di Maria Rosa Cutrufelli Le zitelle di Maria Rosa, che descrive la vita di due donne avanti con gli anni che per la società sono zitelle, donne sole ma che riescono, in un contesto come quello degli anni Cinquanta, a vivere il loro amore con serenità senza essere isolate. Dal suo punto di vista la loro nipotina, la scrittrice appunto, ricorda solo un clima di grande serenità, di equilibrio, di amore nel senso più ampio possibile. In questo senso la letteratura ha l’enorme potere di sconfiggere la svalutazione culturale a cui le donne sono sottoposte, rivalutando esperienze che possono solo insegnare.
Manuela Pagano

(20 dicembre 2004)
rev giol

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