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Approfondimento |
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041112pamaAP
È
già in libreria il seguito dell’antologia che racconta storie
di donne
Addio alle fiabe,
c’era una volta la principessa azzurra
La giornalista Delia Vaccarello
ha raddoppiato l’esperienza della prima raccolta. Il successo di
questa operazione culturale è determinata dalla “verità”
delle esperienze ed emozioni descritte che creano un rapporto di condivisione
tra scrittrici e lettrici contemporanee
I tempi sono cambiati. Le fanciulle
non aspettano più che il principe azzurro le salvi con un bacio.
Oggi le donne indifese di un tempo si sono emancipate, diventando in primo
luogo principesse che salvano e si salvano da sole. Capita, a volte, che
le principesse in grado di cambiare il mondo siano le parole .
È ciò che accade nel libro Principesse azzurre 2
il cui titolo ribalta la tradizione che attribuisce agli uomini di sangue
blu il potere di risvegliare le vittime degli incantesimi. Il libro invece
dimostra come la salvezza della nostra coscienza possa venire dalle donne
stesse e dalle loro parole. Delia Vaccarello, curatrice del libro, nell’introduzione
paragona queste principesse alle sirene, il cui canto viene gridato o
a volte sussurrato, ma che viene emesso per costruire un ponte ideale
tra chi scrive e chi legge. Una circolarità di sapere e di emozione
che consente alle voci di creare identità, affermazione nel mondo
e di uscire dall’invisibile. “Questo libro - dice l’autrice
- non è un’antologia dedicata solo alle donne lesbiche, ma
alle donne in generale, ai loro sentimenti spesso sacrificati perché
per troppo tempo sono vissute nell’isolamento culturale". I
ventiquattro racconti che compongono l‘antologia vanno percepiti,
secondo Delia Vaccarello, come voci di inchiostro. Quando la parola diventa
veicolo di emozione riesce a parlare in modo comprensibile anche in questa
babele di linguaggi in cui viviamo. Sono parole, queste della raccolta,
che ambiscono a trasformare la realtà. “La creazione di un
seguito della raccolta - scrive Delia nell’introduzione - è
nata dall’esigenza interiore di continuare il positivo interscambio
che si era creato tra le autrici del primo volume e i lettori che hanno
scritto, mostrando tanta gratitudine verso un’operazione culturale
e politica che permette alle donne di esprimersi e quindi di esserci in
un mondo dove fino ad oggi sono sempre state raccontate dagli uomini".
In quest’antologia si parla di donne e del loro amore vissuto in
privato, spesso clandestinamente. Si parla di amori felici e di amori
logoranti. Amori impossibili non perché non corrisposti ma perchè
condizionati dall'interiorizzazione di una cultura distorta. Tutti i racconti,
diversi nello stile, sono accomunati dalla volontà di descrivere
l’inesauribile "niente" rappresentato dall’amore.
“Quando siamo innamorati- spiega la Vaccarello- riteniamo di fondamentale
importanza qualunque cosa, anche la più insignificante, se pronunciata
dal nostro amore. Quando le donne cominciano a trovare un significato
al loro niente esistenziale escono dall’isolamento perché
cominciano a raccontarsi e quando cominciano a raccontarsi 'diventano',
acquistano valenza simbolica, semplicemente 'sono' nel mondo". Questo
inesauribile niente è il fil rouge dell’antologia. Significativo,
in questo senso, il racconto di Maria Rosa Cutrufelli Le zitelle di
Maria Rosa, che descrive la vita di due donne avanti con gli anni
che per la società sono zitelle, donne sole ma che riescono, in
un contesto come quello degli anni Cinquanta, a vivere il loro amore con
serenità senza essere isolate. Dal suo punto di vista la loro nipotina,
la scrittrice appunto, ricorda solo un clima di grande serenità,
di equilibrio, di amore nel senso più ampio possibile. In questo
senso la letteratura ha l’enorme potere di sconfiggere la svalutazione
culturale a cui le donne sono sottoposte, rivalutando esperienze che possono
solo insegnare.
Manuela Pagano
(20 dicembre 2004)
rev giol
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