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Approfondimento - Grandi temi

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Anche in Italia arrivano i cibi transgenici. Soddisfatti gli agricoltori

Il governo approva il decreto sugli ogm
D'ora in poi sarano evitate le contaminazioni
Organismi geneticamente modificati: se ne parla da tempo, eppure nessuna legge in Italia li aveva mai regolamentati prima. Soddisfatto per il provvedimento Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente. Polemico invece il fronte pro-ogm: "Questa è la giornata peggiore per l'agricoltura italiana". Ma cosa sono gli ogm? Quali i paesi che li coltivano? Quali i prodotti sul mercato?

"Finalmente è stata messa la parola fine alla telenovela del Decreto sulla coesistenza tra colture tradizionali e Ogm. Esprimiamo quindi soddisfazione per un provvedimento che da tempo avevamo sollecitato per dare certezze sia ai produttori, che ai consumatori". Lo ha affermato il presidente della Cia, Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in merito alla decisione assunta dal Consiglio dei ministri di separare - e quindi evitare contaminazioni - i prodotti biologici da quelli geneticamente modificati.
"Il decreto - ha aggiunto Politi - doveva essere approvato più di un mese fa, ma è sempre meglio tardi che mai". Adesso è opportuno che il provvedimento venga rapidamente recepito dal Parlamento. Oggi le regioni hanno uno strumento certo perché i produttori possano, nel momento delle semine autunnali, avere un quadro di riferimento preciso. Nello stesso tempo, i consumatori saranno sicuri di avere garanzie concrete sugli alimenti che acquistano".
Sembra dunque essere calato il sipario sulla diatriba che vedeva contrapposti agricoltori e governo riguardo l'annosa questione dei cibi transgenici, meglio conosciuti come ogm (organismi geneticamente modificati). Con voto quasi unanime (si è opposto solo il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, da sempre contrario agli ogm), il testo preparato dal ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, è stato approvato.
I punti più importanti del decreto prevedono, tra l'altro, che entro il 31 dicembre del 2005 ogni regione debba adottare i piani per far coesistere campi ogm e campi biologici e che, a partire dal primo gennaio del 2006, sarà possibile piantare semi transgenici. Fino a questa data, inoltre, sono previste sanzioni penali per chi non si adeguerà alle nuove norme; dopodiché saranno comminate solo delle multe.
Soddisfazione per il provvedimento è stata espressa anche da Ermete Realacci, responsabile Qualità e territorio della Margherita, nonché presidente onorario di Legambiente, che tiene però a precisare: "Avremo modo di migliorare il decreto in aula". Il fronte pro-ogm, invece, si schiera compatto contro il governo. L'Assobiotech, l'associazione che rappresenta le aziende biotecnologiche, afferma infatti: "L'agricoltura italiana non aveva mai conosciuto una giornata peggiore".
Ma cosa si intende quando si parla di ogm? Gli organismi che hanno nel proprio Dna dei geni che, in natura, appartengono al Dna di altri organismi ancora, possono essere riprodotti tramite due diversi metodi. Nel primo caso, detto bombardamento, dopo aver isolato il gene con i caratteri desiderati da inserire nel nuovo organismo, i geni ottenuti vengono poi fatti aderire a piccole sfere di metallo. Le sfere sono quindi inserite nelle cellule tramite un cannone a Dna, in modo che il gene si integri nel Dna della cellula conferendole la caratteristica selezionata. Nel secondo caso, detto agrobacterium, il gene, dopo essere stato isolato (la prima fase è comune a entrambi i metodi), viene inserito in un batterio che funziona da vettore: l'agrobacterium serve a introdurlo nella cellula vegetale. Infine, anche l'ultima fase è comune a entrambi i metodi e prevede che le cellule siano coltivate in laboratorio e che i germogli diano origine a piante modificate.
Attualmente nel mondo sono 67,7 i milioni di ettari di terra in cui si coltivano cibi transgenici: il 98,8% di questi territori si trova in soli 5 paesi. Si tratta degli Stati Uniti, con 42,8 milioni di ettari; dell'Argentina, con 13,9 milioni di ettari; del Canada, con 4,4 milioni di ettari; del Brasile, con 3 milioni di ettari e della Cina, con 2,8 milioni di ettari.
Tra i prodotti coltivati in questo modo è la soia a detenere il primato, con 41,4 milioni di ettari: seguono il mais, con 15,5 milioni di ettari; il cotone, con 7,2 milioni di ettari e il colza (un seme da cui si ricava l'olio) con 3,6 milioni di ettari.
Barbara Giangravè

(12 novembre 2004)

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