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041112bagiAPinc
Anche in Italia arrivano i
cibi transgenici. Soddisfatti gli agricoltori
Il governo approva il decreto sugli ogm
D'ora in poi sarano evitate le contaminazioni
Organismi
geneticamente modificati: se ne parla da tempo, eppure nessuna legge in
Italia li aveva mai regolamentati prima. Soddisfatto per il provvedimento
Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente. Polemico invece il
fronte pro-ogm: "Questa è la giornata peggiore per l'agricoltura
italiana". Ma cosa sono gli ogm? Quali i paesi che li coltivano?
Quali i prodotti sul mercato?
"Finalmente
è stata messa la parola fine alla telenovela del Decreto sulla
coesistenza tra colture tradizionali e Ogm. Esprimiamo quindi soddisfazione
per un provvedimento che da tempo avevamo sollecitato per dare certezze
sia ai produttori, che ai consumatori". Lo ha affermato il presidente
della Cia, Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in merito
alla decisione assunta dal Consiglio dei ministri di separare - e quindi
evitare contaminazioni - i prodotti biologici da quelli geneticamente
modificati.
"Il decreto - ha aggiunto Politi - doveva essere approvato più
di un mese fa, ma è sempre meglio tardi che mai". Adesso è
opportuno che il provvedimento venga rapidamente recepito dal Parlamento.
Oggi le regioni hanno uno strumento certo perché i produttori possano,
nel momento delle semine autunnali, avere un quadro di riferimento preciso.
Nello stesso tempo, i consumatori saranno sicuri di avere garanzie concrete
sugli alimenti che acquistano".
Sembra dunque essere calato il sipario sulla diatriba che vedeva contrapposti
agricoltori e governo riguardo l'annosa questione dei cibi transgenici,
meglio conosciuti come ogm (organismi geneticamente modificati). Con voto
quasi unanime (si è opposto solo il ministro della Giustizia, Roberto
Castelli, da sempre contrario agli ogm), il testo preparato dal ministro
delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, è stato approvato.
I punti più importanti del decreto prevedono, tra l'altro, che
entro il 31 dicembre del 2005 ogni regione debba adottare i piani per
far coesistere campi ogm e campi biologici e che, a partire dal primo
gennaio del 2006, sarà possibile piantare semi transgenici. Fino
a questa data, inoltre, sono previste sanzioni penali per chi non si adeguerà
alle nuove norme; dopodiché saranno comminate solo delle multe.
Soddisfazione per il provvedimento è stata espressa anche da Ermete
Realacci, responsabile Qualità e territorio della Margherita, nonché
presidente onorario di Legambiente, che tiene però a precisare:
"Avremo modo di migliorare il decreto in aula". Il fronte pro-ogm,
invece, si schiera compatto contro il governo. L'Assobiotech, l'associazione
che rappresenta le aziende biotecnologiche, afferma infatti: "L'agricoltura
italiana non aveva mai conosciuto una giornata peggiore".
Ma cosa si intende quando si parla di ogm? Gli organismi che hanno nel
proprio Dna dei geni che, in natura, appartengono al Dna di altri organismi
ancora, possono essere riprodotti tramite due diversi metodi. Nel primo
caso, detto bombardamento, dopo aver isolato il gene con i caratteri desiderati
da inserire nel nuovo organismo, i geni ottenuti vengono poi fatti aderire
a piccole sfere di metallo. Le sfere sono quindi inserite nelle cellule
tramite un cannone a Dna, in modo che il gene si integri nel Dna della
cellula conferendole la caratteristica selezionata. Nel secondo caso,
detto agrobacterium, il gene, dopo essere stato isolato (la prima fase
è comune a entrambi i metodi), viene inserito in un batterio che
funziona da vettore: l'agrobacterium serve a introdurlo nella cellula
vegetale. Infine, anche l'ultima fase è comune a entrambi i metodi
e prevede che le cellule siano coltivate in laboratorio e che i germogli
diano origine a piante modificate.
Attualmente nel mondo sono 67,7 i milioni di ettari di terra in cui si
coltivano cibi transgenici: il 98,8% di questi territori si trova in soli
5 paesi. Si tratta degli Stati Uniti, con 42,8 milioni di ettari; dell'Argentina,
con 13,9 milioni di ettari; del Canada, con 4,4 milioni di ettari; del
Brasile, con 3 milioni di ettari e della Cina, con 2,8 milioni di ettari.
Tra i prodotti coltivati in questo modo è la soia a detenere il
primato, con 41,4 milioni di ettari: seguono il mais, con 15,5 milioni
di ettari; il cotone, con 7,2 milioni di ettari e il colza (un seme da
cui si ricava l'olio) con 3,6 milioni di ettari.
Barbara Giangravè
(12 novembre 2004)
rev damo
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al n. 10 del 1/6/2001
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