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Il
professore Lo Bue: “Il teatro, palestra dove imparare i valori”
Un laboratorio di poetica per costruire
le coscienze
E' un luogo di sperimentazioni narrative che predilige il confronto costruttivo.
Gli studenti dell’Ateneo possono dare sfogo alle loro tendenze artistiche
interiorizzando gli insegnamenti di opere classiche che sono pietre miliari
della cultura
Gli
studenti di tutto l’Ateneo hanno la possibilità di confrontarsi
in uno spazio interno all’Università mettendo in gioco capacità
artistiche, sensibilità e sogni. Da tre anni il laboratorio di
poetica curato dal professore Salvatore Lo Bue, docente della facoltà
di Lettere offre questa possibilità. “L’idea di creare
un luogo di aggregazione per i ragazzi - spiega Lo Bue - risale a diversi
anni fa, ancora prima della riforma universitaria quando di laboratori
si parlava poco. Lo spirito con cui lo conduco è rimasto lo stesso
anche ora che al laboratorio di poetica è diventato un insegnamento
a tutti gli effetti”. Il professore Lo Bue sottolinea come il suo
corso esca fuori dalle logiche accademiche. “Il nostro lavoro consiste
nell’analisi di testi letterari o teatrali e nella loro messa in
scena”. Tuttavia non è corretto definire il laboratorio un
corso per aspiranti attori. Il teatro è una sorta di pretesto,
per veicolare ai ragazzi veri valori. Una palestra per educarli non solo
alla cultura ma alla vita. “Non faccio altro che valorizzare le
tendenze artistiche degli studenti stimolando il confronto e la convivenza”.
Lo Bue e gli studenti sono concordi quando sostengono che per tutta la
durata del corso si respira un clima di estrema libertà. “Ai
miei studenti è lasciata grande libertà, suggeriscono alcuni
testi motivando le scelte, concordiamo poi insieme il taglio da dare all’analisi
e si comincia a studiare cercando di interiorizzare i valori che stanno
alla base del testo”. L’insegnamento non è affatto
teorico perché subito ogni studente sceglie la parte da studiare
sulla base della propria sensibilità. La drammatizzazione consente
di conoscere se stessi e allo stesso tempo costringe a rispettare un ruolo
e di fare i conti con i propri limiti venendo incontro alle esigenze dell’altro.
“La parte importante del laboratorio non è la rappresentazione
finale, ma il lavoro dei mesi che la precedono e consentono di realizzarla.
Un lavoro che richiede disciplina, impegno ma anche tanta passione”.
Il lavoro del laboratorio ha un alto valore di testimonianza come dimostrano
i testi impegnati scelti previsti in programma. Gli anni scorsi hanno
visto i ragazzi impegnati nel Faust di Goethe e in testi di Perriera.
“Abbiamo bisogno di trasmettere alle nuove generazioni i saldi valori
dell’uguaglianza, dell’onestà, della lotta alle ingiustizie.
Solo così possiamo costruire una coscienza civile critica”.
Per queste ragioni è stato inserito in programma Paolo Messina,
drammaturgo del calibro di Pirandello e ingiustamente ignorato che fu
il primo a combattere la mafia con la scrittura. Dello scrittore siciliano
è stato rappresentato “Il muro di silenzio” che ha
segnato i ragazzi che lo hanno interpretato.
Il corso si conclude ogni anno con la messa in scena di tre opere. Fino
a due anni fa si sceglieva come sede il circolo degli Ufficiali. Dallo
scorso anno, invece, è iniziata una collaborazione con la fondazione
Falcone che ha apprezzato l’esperimento di ricerca creativa del
laboratorio di poetica. Dopo il successo dell’Antigone di Sofocle
allo Spasimo a cui hanno assistito più di 600 persone, quest’anno
sarà in calendario la trilogia di Sofocle. In particolare i ragazzi
si occuperanno dell’Edipo re analizzando il tema della libertà
e la sua invenzione. L’entusiasmo mostrato di anno in anno per il
corso, che conta una settantina di iscritti, rivela il successo di un
progetto che va al di là della materia universitaria ma che punta
a un insegnamento umano oltre che culturale.
Manuela Pagano
(11 novembre2004)
rev damo
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