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Facoltà
di Scienze |
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041110iriApSmf
Celebrato
il centenario della scomparsa
Gemmellaro, quel geologo innamorato
della Sicilia
Fondatore della prima cattedra di
Geologia e mineralogia e del museo che
porta il suo nome (vai
al servizio filmato) è il padre degli studi sulla
terra. In particolare la sua terra e l'imponente vulcano che la sovrasta.
Da Catania a Palermo, ricordata l'attualità delle sue intuizioni
Scienziato, geologo, paleontologo,
ma soprattutto un grande eclettico. E’ la figura di Gaetano Giorgio
Gemellaro, delineata nell’incontro ad egli dedicato nel centenario
della scomparsa.
Catanese di origini, palermitano di adozione, il grande studioso ha il
merito di aver dato un importante impulso agli studi scientifici del suo
tempo.
Da ieri e sino al 12 novembre, le Università di Palermo e Catania,
rievocano il personaggio e le sue opere, con quattro giornate di incontri
ed un ricchissimo programma di interventi ed eventi.
Dal ricordo di Gemellaro alle più recenti prospettive degli studi
da lui battezzati, con scienziati dell’area mediterranea.
Proprio dall’amore per la propria terra, nasce, infatti, l’interesse
del geologo. Legato alle proprie radici catanesi e, naturalmente, all’imponente
monte Etna, il giovane Gaetano Giorgio, si appassiona di vulcanologia,
seguendo le orme del padre Carlo. Infatti, quella dei Gemellaro è
una famiglia di eminenti studiosi. L’interesse per il gigante Mongibello
fu sviluppato prima dal fratello Mario, che conduceva i colleghi europei
verso intrepide escursioni. Al padre si deve la fondazione dell’Accademia
Gioenia, nel 1824, come ha ricordato nel suo discorso, Italo Di Geronimo,
dell’Università di Catania.
Con Gaetano Giorgio si ha l’istituzione della prima cattedra di
geologia e mineralogia, presso il nostro Ateneo. “A Palermo la storia
delle scienze naturali nasce con Gemellaro” afferma il preside della
Facoltà di Scienze, Francesco Maria Raimondo, sottolineando il
merito di tale istituzione, che ha permesso una maggiore specializzazione.
Raimondo, ha anche colto l’occasione per evidenziare la necessaria
convergenza fra le varie discipline scientifiche. Le scienze della terra,
per il Preside, sono un oggetto trasversale ai diversi corsi di laurea
della facoltà che dirige, e come tale hanno un potere unificante.
Gemellaro era il primo a sostenere la necessità di sperimentare
approcci integrati, lo dimostra la sua predilezione per gli aspetti biologici,
nonostante i suoi colleghi paleontologi si occupino, solitamente, soltanto
degli aspetti fisici.
Il convegno, che si è tenuto allo Steri, non ha soltanto il mero
intento rievocativo, ma a partire da questo ricordo, vuole proporre soluzioni
operative, per il rilancio delle scienze e della cultura scientifica.
Il professore Sant’Angelo, in apertura, ha messo l’accento
sull’importanza dei musei scientifici ed ha auspicato una riconversione
dello splendido palazzo trecentesco, che attualmente è sede del
rettorato. Lo Steri potrebbe ospitare il museo dell’Università,
che dovrebbe raccogliere il patrimonio di reperti e museale, che per il
momento è sparso e non ostensibile al grande pubblico. Sant’Angelo
non dimentica che per questo sono necessari ingenti finanziamenti e rimprovera
la “sordità delle istituzioni”. Naturalmente, il Museo
G.G.Gemellaro, che verrà visitato dai convenuti, al termine della
sessione odierna, sarebbe fra i primi a rientrare nel progetto. Il geologo,
infatti, trovò, nel corso delle sue ricerche, un gran numero di
reperti, che fino ad ora, non erano mai stati valorizzati con la musealizzazione.
Il preside Raimondo ha affermato che “l’idea del museo che
si apre non solo agli esperti, ma alla società, deve subito divenire
concreta”.
Non solo un convegno, quindi, ma anche un momento per dare voce alle esigenze
della comunità scientifica locale e, perché no, per passare
qualche momento gradevole di svago, con l’intrattenimento musicale
del Conservatorio Bellini, in serata, alla Chiesa San Saverio.
Iriza Alma Orofino
(10 novembre 2004)
rev anme
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