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Fahrenheit
9/11, i lati oscuri dell'amministrazione
Bush
Il film documentario
di Michael Moore che si è aggiudicato la Palma d'oro all'ultimo festival
di Cannes è stato presentato da Sandro Volpe, docente di
Storia e critica del cinema presso la facoltà di Scienze della Formazione
in occasione dell'uscita del dvd
Godard l'ha definito "non un film ma un discorso".
Partendo da questa definizione Sandro Volpe, docente di storia e critica
del cinema presso la facoltà di Scienze della formazione di Palermo,
ha presentato il dvd di Fahrenheit 9/11 alla libreria Feltrinelli in
distribuzione
in questi giorni nella nuova collana Real Cinema.
"Parlare di Fahrenheit 9/11 - esordisce Volpe - è un
modo per fare discorsi politici, ma si tratta comunque di un film che
quest'anno ha ricevuto
la
Palma d'oro
a Cannes. Dopo la premiazione il film ha avuto una forte distribuzione,
anche se in Usa non è stato così per ovvi motivi. Quentin
Tarantino, presidente della giuria a Cannes, ha detto di averlo premiato
non per ragioni politiche ma perché era un bel film, per le sue
inquadrature e per il suo contenuto. Anche se Michael Moore non ha girato
molte delle scene ma le ha semplicemente rimontate".
"Ed è proprio questo il punto di forza del film di Moore
- continua Volpe - il fatto che il regista americano
abbia pescato tra le interviste di Bush, le abbia smontate e rimontate
creando un effetto
completamente nuovo che è risultato molto efficace. Ritengo
che la scelta di Moore è sicuramente
legata alla destinazione che il film vuole avere. Buona parte dei materiali
- sottolinea il docente di Storia e critica del cinema - non sono stati
girati da documentaristi poiché le parti di girato su Bush sono
quasi tutte montaggi televisivi fuori onda oppure spezzoni di interviste
che
conducono alla costruzione del personaggio cinematografico George W.
Bush. Attraverso questo lavoro di montaggio Bush diventa un personaggio
comico. D'altronde - conclude Volpe - la funzione politica di
questo documentario è ribadita da Moore in numerose interviste". "
Molti
giornali francesi - continua Volpe - l'hanno definito un prodotto televisivo.
Grazie alla Palma d'oro il film è stato molto visto ed è riuscito
ad essere distribuito anche negli Usa". Infatti, sull'onda del successo
registrato a Cannes i fratelli Weinstein della Miramax hanno acquistato
i diritti della pellicola dalla Disney e creato la Fellow Adventures
che ha permesso l'uscita del film nelle sale statunitensi prima del 4
luglio (giorno della festa dell'indipendenza americana), proprio la data
auspicata da Moore. In Usa il film infatti è uscito nelle sale
il 25 giugno e in un solo weekend ha registrato più spettatori
di Bowling a Colombine in nove mesi raggiungendo la quota di cento milioni
di euro di incasso.
"Il film - prosegue Volpe - arriva in Italia il 27 agosto accolto
da un plauso generale con qualche piccola riserva soprattutto riguardo
il genere.
Fahrenheit 9/11, infatti, appartiene al documentario, un genere che di
solito non è premiato".
D'altronde Moore è famoso soprattutto per due documentari. Con
Bowling a Colombine ha vinto l'Oscar come miglior documentario nel 2002
e il premio speciale al Festival di Cannes, mentre Roger & me nell'89
gli aveva procurato unanimi consensi critici e numerosi premi ai festival.
Fahrenheit 9/11 è un'inchiesta sulle pieghe nascoste
della politica estera della famiglia Bush. "All'inizio Michael Moore
voleva fare un film sulla famiglia del presidente americano, a cominciare
dalle contestate
elezioni presidenziali del 2000 fino ai legami tra la famiglia Bush e
Bin Laden. Solo dopo l'invasione dell'Iraq il regista americano decide
di aggiungere la seconda parte, quella dedicata alle sofferenze dei familiari
dei caduti americani e alle disillusioni delle giovani reclute. E' un
film molto buono nella prima parte, mentre nel secondo tempo perde molta
della sua incisività". Infine Sandro Volpe si chiede se davvero
questo documentario, che è stato trasmesso sulla televisione via
cavo il giorno prima delle elezioni presidenziali del
2 novembre riuscirà a raggiungere il suo scopo. "Lo
scopo propagandistico del film - ricorda Volpe - è sin troppo
chiaro già dalle prime battute, cioè che Bush non venga
confermato presidente degli Usa".
Noemi Brugarino
(4 ottobre 2004)
rev vera
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