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Cultura e Spettacolo
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041103vaso
Costello torna e canta Shakespeare
È uscito “Il sogno”, il nuovo album del “secondo”
grande Elvis della musica. Una svolta semi-operistica dove questo sperimentatore
e tuttofare della musica mostra di non aver perso il suo immenso lato creativo
Adesso
alla carriera di Elvis Costello manca, proprio a voler essere pignoli,
una raccolta di tarantelle da pubblicare possibilmente entro l’anno,
travestirsi da Zorba e fare un tour dove suona lui da solo il sirtaki
duettando magari con Ami Stewart e dichiarare di voler cantare dal 2006
in poi solo in sanscrito.
Il resto Costello lo ha già fatto tutto. Nonostante l’età,
resta un ragazzo impagabile e irrefrenabile.
Ogni anno è il suo anno e del resto il titolo del suo primo album,
This Year’s model, o era un auspicio o una verità
anticipata.
Commissionatogli nel 2000 dall’Aterbaletto di Bologna, l’album
Il sogno non è un’opera, ma una raccolta omogenea
di musiche e di scene ispirate dalla danza di Sogno di una notte di mezza
estate di William Shakespeare.
Che Costello fosse in grado di farlo era fuori discussione. Qualche dubbio
invece sul fatto che l’impresa potesse tradursi, come in molti auspicavano,
in un modello orchestrale capace di entrare nella storia della musica.
Diverte la citazione di On Broadway su Oberon e Tatania,
elegante l’uso di corni e flauti (specie in State of affairs)
e l’intera ora di intermezzi è colta e gradevole. Manca però
quel non so che di assoluto e di naif che Paddy Mc Aloon ha invece sintetizzato
per I trawl the megahertz. Un disco che rimane tutt’altro
che un sogno.
Vassily
Sortino
rev vera/damo
(3 novembre 2004)
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