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Arriva il magazine che rompe i cliché letterari e punta sugli esordienti
Tra rivista e letteratura, ai margini della scrittura
Nata dalla collaborazione di Marcello Benfante, Bice Agnello e Beatrice Monroy, il periodico edito dal service "Letteralmente" si prefigge lo scopo di dare spazio a chi ha la voce spezzata nel circuito editoriale, esaltando la marginalità intesa come luogo di resistenza


"Il margine è uno spazio di apertura radicale, il bordo laddove la profondità è assoluta. Trovare casa in questo spazio è difficile ma necessario, non è un luogo sicuro ma costantemente in pericolo, dove occorre una resistenza creativa”. Sono le parole della scrittrice afro-americana Bell Hoox, che rintraccia nella marginalità uno spazio di lotta e di radicale possibilità piuttosto che un semplice luogo di privazione. Lo stesso concetto emerge dall’editoriale di Margini, la nuova rivista culturale edita a Palermo da "Letteralmente", il service editoriale nato nel 2003 e che presenta spesso progetti innovativi.
Il magazine è curato da autori, protagonisti della resistenza culturale palermitana, che stanno ridisegnando la geografia del tessuto letterario.
Tra i redattori Marcello Benfante, promotore di diversi spiriti letterari e culturali, direttore di piccole riviste fondamentali nel disegno della mappa intellettuale di Palermo. La partecipazione di Beatrice Monroy e Bice Agnello, direttrici dei due laboratori di scrittura creativa della città, dimostra lo spirito collaborativo del progetto. Margini, come rivela il titolo, si presenta proprio come un elogio del margine, inteso sostanzialmente come luogo lontano da un centro sia geografico che culturale. Non è casuale la sua genesi in un terreno come quello siciliano e nello specifico palermitano. Non esiste luogo infatti più elettivo della marginalità della nostra isola. Lontana dal centro geografico italiano, la nostra terra si mantiene distante da tutte quelle pratiche egemoniche e dominanti che producono omologazione e rischiano di creare rigidi cliché. La marginalità ha il difetto di collocarsi nel “posto sbagliato”, lontano dalle logiche vincenti del mercato. Tuttavia offre una grande opportunità: la capacità di guardare a nuovi mondi, a nuove possibilità da una prospettiva radicale. Ecco allora il bisogno di una rivista che rompa gli argini di una tradizione letteraria che ha bisogno di novità. Divisa in tre sezioni, presenta in apertura opere di autori impegnati e di un certo spessore, tra cui spiccano Luisa Stella e Amelia Crisantini, che si occupano della cultura siciliana ponendo l’accento sugli esempi di marginalità quotidiana, come quella offerta dagli immigrati.
La sezione più interessante e il corpo centrale della rivista è, però, quella intitolata laboratori, luoghi in cui la letteratura è intesa come officina dove sporcarsi le mani. Vi si trovano opere di autori marginali perché sconosciuti, che hanno partecipato ai corsi di scrittura senza trovare spazio nella dimensione editoriale. “Sia io che Beatrice Monroy abbiamo avvertito l’esigenza di dare una minima visibilità a questi aspiranti scrittori che vedono nella scrittura uno sfogo più che un mestiere”, dice Bice Agnello. “La cosa che più mi colpisce delle persone che frequentano i miei laboratori - continua Monroy - è la freschezza, la volontà di mettersi in discussione o, in certi casi, in crisi, di confrontarsi creando un tessuto culturale capace di fare a meno degli stereotipi stilistici". È in questo senso che la difficoltà di inserimento nei circuiti editoriali tradizionali si trasforma in un vantaggio, in una risorsa, quella di emergere senza abbandonare la marginalità anzi facendone un punto di forza. Marcello Benfante insiste sulla necessità di sfruttare il privilegio della marginalità. “Il margine è anche confine perciò assume in sé il carattere della doppiezza che da una parte esige una capacità di equilibrismo fuori dal comune, dall’altra permette lo sconfinamento e la commistione di esperienze diverse”. Giammauro Costa , uno dei redattori, mette però in guardia dal rischio che può colpire chi vive nella marginalità. "Occorre fuggire da un certo auotocompiacimento immaturo che bandisce ogni produzione che non sia estrema, trasformando la marginalità nell’ennesimo souvenir della sicilianità".

Manuela Pagano

(20 dicembra 2004)
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