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Facoltà di Medicina

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De Leo: "Il Nuovo prevede il tirocinio all'interno dei sei anni di corso"
Ritorno al vecchio ordinamento? Medicina: “No grazie”
Il preside vicario della Facoltà parla del corso di laurea in Medicina e chirurgia: “Ai nostri ragazzi non conviene tornare al percorso tradizionale; dovrebbero dare più esami negli stessi anni”

Il corso di laurea in Medicina e Chirurgia declina l’invito del Senato accademico e i futuri medici non avranno la possibilità di ritornare a laurearsi con il vecchio ordinamento. Ma attenzione, assicura il preside vicario della Facoltà, Giacomo De Leo: “E’ nel loro interesse lasciare le cose esattamente come stanno”.
Era stato proprio De Leo, tre anni fa, a premere in prima persona affinché tutti i ragazzi cambiassero ordinamento. Oggi, dopo l'ordinanza del Senato, è lui stesso a spiegare il perché: “Dopo avere esaminato la riforma, ovviamente per gli aspetti che riguardavano il corso di laurea in Medicina e Chirurgia, mi sono reso conto che non c'erano rischi né per noi, dirigenti o professori, né tanto meno per gli studenti. Esaminando i singoli aspetti il più appetibile per i ragazzi riguardava il numero di materie. Prima della riforma universitaria - continua - i nostri studenti dovevano frequentare 55 corsi, adesso, lo statuto ne prevede 32, e sempre in sei anni”.
In effetti, quello di Medicina e Chirurgia è uno dei pochi corsi di laurea rimasta a ciclo unico, senza divisioni tra lauree primarie e secondarie. Inoltre, sia con il vecchio ordinamento sia con il nuovo, il percorso di studi minimo per conseguire il diploma di laurea resta di sei anni. "Le lauree triennali - spiega De Leo - restano attive per le cosiddette professioni sanitarie".
Ma il minore numero di esami da sostenere non è stata l’unica ragione che nell'anno accademico 2000/2001 ha convinto i ragazzi. Gli altri incentivi riguardavano il tirocinio e il successivo esame di Stato.
"Con il nuovo ordinamento - chiarisce De Leo - il numero di ore passate in corsia è maggiore rispetto a prima, e quindi il tirocinio è più approfondito, ma è previsto all'interno dei sei anni. In questo modo, tra l'altro, si evitano i ritardi dovuti alle certificazioni di avvenuta frequenza e i ragazzi non perdono ulteriore tempo prima di abilitarsi alla professione".
E a proposito di abilitazione, anche l'esame di Stato ha subito modifiche dopo l'approvazione della riforma. Innanzi tutto i giorni e le sessioni d'esame, che prima erano stabiliti in base regionale, adesso si svolgono su base nazionale. Ma l'aumento esponenziale dei ragazzi esaminati, non sarebbe un problema se non fosse per un altro particolare: sono diminuite le sessioni e i giorni non vengono più scelti in base alle necessità dei singoli Atenei. “Potrebbe quindi capitare – sottolinea De Leo – che un ragazzo, in attesa di completare il tirocinio, e successivamente di riceverne la certificazione, resti fuori dalla sessione di esame e sia costretto, di conseguenza, ad aspettare parecchio tempo, prima di potere essere esaminato”.
I responsabili del corso hanno creduto nella modifica ma hanno anche cercato di non arrecare danno ai ragazzi che avevano già frequentato lezioni e sostenuto esami. “Abbiamo lavorato tantissimo per capire quali erano i provvedimenti da adottare per non influenzare in negativo la carriera scolastica dei laureandi - dice De Leo - e alla fine siamo riusciti a trovare le soluzioni giuste. Abbiamo innanzi tutto lavorato sui piani di commutazione, cioè quei programmi che ci hanno permesso di accorpare le materie compatibili tra loro. Poi abbiamo spinto i ragazzi affinché cambiassero ordinamento. Dopo avere ricevuto le singole domande - spiega più in dettaglio - abbiamo studiato le situazioni di ogni singolo studente per non fargli perdere neanche un esame. Insomma - dice scherzosamente - abbiamo fatto una sorta di 'scivolo' per incentivare il cambiamento". E poi continua: "Dopo tutto questo lavoro, non vedo perché dovremmo tornare indietro, ai nostri ragazzi conviene rimanere dove sono”.
E' soddisfatto il preside vicario, di avere ottenuto ciò che voleva: un passaggio di massa. "Per fortuna - racconta - gli studenti che hanno deciso di rimanere al vecchio ordinamento, si contano sulle dita di una sola mano e sono quelli fuori corso di molti anni. Tutti gli altri hanno capito che non avrebbero dovuto fare lavoro in più e non avrebbero avuto conseguenze negative da questo passaggio. Certo - sottolinea - non è stato facile mettere d’accordo tutti ma alla fine siamo contenti di esserci riusciti”.
Annalisa Spinoso

(15 novembre 2004)

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