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Facoltà
di Giurisprudenza |
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041029aleb
Un dottorato
per studiare l’ordinamento italiano e quello europeo
"I codici nazionali e quello comunitario si integreranno”
Il lavoro dei ricercatori, che fanno capo al dipartimento di Diritto
Pubblico, esamina l'evoluzione delle fonti del diritto. Il direttore Salvatore
Piraino reclama maggiori risorse economiche e umane per poter svolgere le
diverse attività di studio e accusa la nuova riforma universitaria
di bloccare il sistema delle assunzioni: "Siamo convinti che
il diritto comunitario, negli anni, non andrà a sostituire quello
italiano ma a integrarlo"
Studiare
l’ordinamento comunitario come elemento di integrazione. Questo
l'obiettivo che si pone il dottorato di ricerca in diritto comunitario
e diritto interno, fonti organizzazioni e attività. Il dottorato
fa capo al dipartimento di Diritto Pubblico diretto da Salvatore Piraino.
Il docente non nasconde le difficoltà che i ricercatori incontrano
per poter svolgere il proprio lavoro. Mancano infatti le strutture e le
risorse finanziarie a disposizione dei dottorandi.
Da dove è nata l’idea di creare questo dottorato?
"Quando abbiamo deciso di cominciare questo tipo di ricerca eravamo
già consapevoli che l’ordinamento dell’Unione europea
era assolutamente importante e che nel tempo sarebbe diventato un punto
di riferimento anche per l’Italia. Quindi, avendo una particolare
sensibilità e attenzione su ciò che accade all’interno
del nostro sistema istituzionale, ci siamo resi conto che era necessario
impostare un dottorato su questo argomento. Abbiamo, così, voluto
tracciare le linee per uno studio integrativo e non comparativo fra i
codici legislativi interni e quelli comunitari".
Come si svolge lo studio di ricerca integrativa?
"In questo dottorato non cerchiamo di vedere i due ordinamenti in
competizione o in alterativa l’uno dall’altro, ma come due
codici progressivamente destinati a integrarsi, a operare e a collaborare.
Siamo convinti che il diritto comunitario, negli anni, non andrà
a sostituire quello italiano ma a integrarlo. Questo implica da un lato
la permanenza delle diverse identità tra le due fonti del diritto
e dall’altro la creazione di un sistema che funzioni in maniera
collaborativa e comunicativa tra i diversi codici legislativi".
Quali sono i principali problemi che avete incontrato nel vostro
lavoro?
"Innanzitutto ci siamo scontrati con la difficoltà di mantenere
aperte le biblioteche. Problema che coinvolge, non soltanto i ragazzi
che frequentano i corsi di laurea, i master e i dottorati, ma anche gli
stessi ricercatori e docenti. Accade spesso che libri acquistati non vengano
inventariati e, di conseguenza, non possano essere utilizzati. Il problema
principale è, dunque, la mancanza di personale che consenta a una
facoltà come la nostra, che esegue soprattutto una ricerca di tipo
libraria, di avere delle biblioteche efficienti".
In che stato versano i libri e le biblioteche?
"Al momento noi stiamo cercando di inventariare alcuni libri, però
ci sono dei ritardi. Inoltre devo contrastare ogni giorno la continua
richiesta, da parte dell’unico bibliotecario presente, di chiudere
la biblioteca. Il sevizio è davvero claudicante. A questo si aggiunge
anche la mancanza di docenti; le modalità di accesso per insegnare
andrebbero modificate. Il problema è molto serio, o si investono
energie finanziarie e umane nell’università e nella ricerca
o altrimenti non saremo in grado di competere. Per fare un esempio, oggi
un professore ordinario guadagna meno di un usciere dell’assemblea
regionale. Questo non fa altro che aumentare una certa tiepidezza da parte
dei giovani a intraprendere la carriera di ricercatore. Negli ultimi anni,
infatti, scarseggiano le richieste di ragazzi che vogliono continuare
a studiare, anzi siamo noi docenti che cerchiamo di stimolare quelli che
ci sembrano più bravi. Quest’ultimi, però, abbandonano
più facilmente l’Italia perché hanno maggiori possibilità
all’estero. E’ impossibile sviluppare la ricerca senza adeguate
risorse finanziarie e senza il materiale umano. Questo è il motivo
per cui il nostro Paese perde di competitività".
Alessandro Baglieri
rev cave
(22 novembre 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
laurea in Scienze della Comunicazione
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