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Facoltà di Giurisprudenza

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Un dottorato per studiare l’ordinamento italiano e quello europeo
"I codici nazionali e quello comunitario si integreranno”
Il lavoro dei ricercatori, che fanno capo al dipartimento di Diritto Pubblico, esamina l'evoluzione delle fonti del diritto. Il direttore Salvatore Piraino reclama maggiori risorse economiche e umane per poter svolgere le diverse attività di studio e accusa la nuova riforma universitaria di bloccare il sistema delle assunzioni: "Siamo convinti che il diritto comunitario, negli anni, non andrà a sostituire quello italiano ma a integrarlo"

Studiare l’ordinamento comunitario come elemento di integrazione. Questo l'obiettivo che si pone il dottorato di ricerca in diritto comunitario e diritto interno, fonti organizzazioni e attività. Il dottorato fa capo al dipartimento di Diritto Pubblico diretto da Salvatore Piraino. Il docente non nasconde le difficoltà che i ricercatori incontrano per poter svolgere il proprio lavoro. Mancano infatti le strutture e le risorse finanziarie a disposizione dei dottorandi.
Da dove è nata l’idea di creare questo dottorato?
"Quando abbiamo deciso di cominciare questo tipo di ricerca eravamo già consapevoli che l’ordinamento dell’Unione e
uropea era assolutamente importante e che nel tempo sarebbe diventato un punto di riferimento anche per l’Italia. Quindi, avendo una particolare sensibilità e attenzione su ciò che accade all’interno del nostro sistema istituzionale, ci siamo resi conto che era necessario impostare un dottorato su questo argomento. Abbiamo, così, voluto tracciare le linee per uno studio integrativo e non comparativo fra i codici legislativi interni e quelli comunitari".
Come si svolge lo studio di ricerca integrativa?
"In questo dottorato non cerchiamo di vedere i due ordinamenti in competizione o in alterativa l’uno dall’altro, ma come due codici progressivamente destinati a integrarsi, a operare e a collaborare.
Siamo convinti che il diritto comunitario, negli anni, non andrà a sostituire quello italiano ma a integrarlo. Questo implica da un lato la permanenza delle diverse identità tra le due fonti del diritto e dall’altro la creazione di un sistema che funzioni in maniera collaborativa e comunicativa tra i diversi codici legislativi".
Quali sono i principali problemi che avete incontrato nel vostro lavoro?
"Innanzitutto ci siamo scontrati con la difficoltà di mantenere aperte le biblioteche. Problema che coinvolge, non soltanto i ragazzi che frequentano i corsi di laurea, i master e i dottorati, ma anche gli stessi ricercatori e docenti. Accade spesso che libri acquistati non vengano inventariati e, di conseguenza, non possano essere utilizzati. Il problema principale è, dunque, la mancanza di personale che consenta a una facoltà come la nostra, che esegue soprattutto una ricerca di tipo libraria, di avere delle biblioteche efficienti".
In che stato versano i libri e le biblioteche?
"Al momento noi stiamo cercando di inventariare alcuni libri, però ci sono dei ritardi. Inoltre devo contrastare ogni giorno la continua richiesta, da parte dell’unico bibliotecario presente, di chiudere la biblioteca. Il sevizio è davvero claudicante. A questo si aggiunge anche la mancanza di docenti; le modalità di accesso per insegnare andrebbero modificate. Il problema è molto serio, o si investono energie finanziarie e umane nell’università e nella ricerca o altrimenti non saremo in grado di competere. Per fare un esempio, oggi un professore ordinario guadagna meno di un usciere dell’assemblea regionale. Questo non fa altro che aumentare una certa tiepidezza da parte dei giovani a intraprendere la carriera di ricercatore. Negli ultimi anni, infatti, scarseggiano le richieste di ragazzi che vogliono continuare a studiare, anzi siamo noi docenti che cerchiamo di stimolare quelli che ci sembrano più bravi. Quest’ultimi, però, abbandonano più facilmente l’Italia perché hanno maggiori possibilità all’estero. E’ impossibile sviluppare la ricerca senza adeguate risorse finanziarie e senza il materiale umano. Questo è il motivo per cui il nostro Paese perde di competitività".
Alessandro Baglieri

rev cave

(22 novembre 2004)


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