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Cronaca Universitaria |
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Il museo
di Zoologia dell’Ateneo fu fondato nell'Ottocento
Ancora chiuso il Doderlein, manca il personale
Nella galleria presente una collezione molto di ricca di animali
imbalsamati appartenenti all’area mediterranea e specie estinte come
il lupo siciliano. Ricca anche la collezione ittiologica che comprende anche
esemplari di pesci tropicali
A
causa della mancanza di personale, già da un anno i palermitani
sono stati privati della possibilità di accedere al museo di Zoologia
e anatomia comparata dell’Università di Palermo. La struttura,
esistente fin dalla seconda metà dell’Ottocento, contine
un alto numero di animali imbalsamati appartenenti all’area mediterranea.
Il suo fondatore, Pietro Doderlein, fin da quando istituì a Palermo
la cattedra di Zoologia e anatomia comparata nel 1862, ha lavorato costantemente
per circa un trentennio al fine di mettere insieme il nucleo principale
della collezione. In seguito, però, il museo fu trascurato per
lunghi decenni perché le varie scoperte scientifiche e tecnologiche
- come il perfezionamento del microscopio, la scoperta della cellula o,
in tempi più recenti, la biologia molecolare - avevano fatto scemare
l’interesse per lo studio delle scienze naturali. Inoltre la collezione
ha subito pesanti perdite durante la seconda guerra mondiale a causa dei
bombardamenti. Negli ultimi anni, però, grazie al lavoro del dipartimento
di Biologia animale dell’Ateneo palermitano, tutti gli elementi
che facevano parte della collezione sono stati raccolti, messi in ordine
e resi visibili al pubblico. “La nostra struttura - ha affermato
Maurizio Sarà curatore del museo - ha svariate potenzialità
e notevole valore non solo scientifico ma anche storico”.
Gli elementi della collezione sono prevalentemente risalenti al 1800.
“E' possibile osservare specie che oggi sono completamente scomparse
- ha aggiunto il docente - soprattutto a causa dell’inquinamento”.
All'interno del museo non solo sono presenti gli esemplari imbalsamati,
ma anche tutti gli apparati anatomici, scheletrici e respiratori. Questo
perché la prassi di impagliatura utilizzata dai naturalisti dell’Ottocento
comportava l’asportazione dei diversi apparati che venivano utilizzati
dagli studenti durante lo studio pratico di anatomia comparata.
Le tecniche di imbalsamazione, per conservare gli esemplari, erano sicuramente
innovative per il periodo. “Queste tecniche di imbalsamazione -
ha aggiunto Maurizio Sarà - erano state studiate e messe in pratica
da Doderlein e dai suoi collaboratori e non sono giunte fino ai nostri
giorni. Noi, quindi, non sappiamo con esattezza quale fosse la pratica
adoperata da Doderlein per conservare gli animali. Questo accresce anche
il valore della collezione del nostro museo, che è unica in Italia
per la quantità di esemplari conservati”.
La sezione più interessante è soprattutto quella riguardante
i pesci, quasi tutti provenienti dal Mediterraneo, e poi una sezione dedicata
ai pesci tropicali, con esemplari provenienti dal mar Rosso. Quindi un
spaccato ampio della ittiofauna e di esemplari pescati essenzialmente
intorno a Palermo.
Tra la fauna sono anche presenti specie estinte di grande importanza per
lo studio del territorio come gli esemplari di lupo siciliano. “I
due lupi siciliani presenti nel nostro museo, un cucciolo e un adulto
- ha tenuto a precisare Sarà - sono tra i pochissimi esemplari
di questa specie giunta fino ai nostri giorni. Questa razza si estinse
in Sicilia intorno al 1930-1934 senza lasciare traccia e senza essere
studiato né nella sua biologia né nella sua ecologia”
Tutto questo patrimonio scientifico e naturalistico rimane però
tuttora negato, almeno fino a quando non ci saranno nuove assunzioni di
personale per accogliere i visitatori all’interno dei locali.
Alessandro Baglieri
(29 ottobre 2004)
rev adri/damo
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al n. 10 del 1/6/2001
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