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Il
presidente dell’associazione Libera a Palermo
Don Ciotti grida l’ira dei poveri e
dei giusti
Nel corso della
giornata di presentazione del ciclo di seminari organizzato dalla "Scuola
di Formazione G. Falcone", in primo piano le esigenze e la disperazione
dei più sfortunati e la necessità di fare qualcosa per impedire
alla nostra indifferenza di farci chiudere gli occhi
"La colpa peggiore che un uomo può avere nei confronti di
un altro uomo è l’indifferenza”. E' la riflessione
con cui Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e presidente dell’Associazione
Libera, ha aperto la giornata di presentazione del ciclo di seminari organizzati
a Palermo dall’associazione “Scuola di Formazione etico-politica
G. Falcone”.
A don Ciotti è stata affidata la prolusione dal titolo “L’ira
dei poveri, l’ira dei giusti”, che si riferisce alla collera
che coinvolge chi non conta perché non sta dalla parte dei potenti,
chi grida ma non ha voce, i poveri, gli emarginati. E proprio durante
la giornata di presentazione a Palazzo delle Aquile, davanti la sede
del Comune manifestavano intere famiglie sfrattate dalle case che
avevano
occupato abusivamente.
"La nostra presenza qui, davanti il simbolo dell’istituzione
più importante della città - spiega la rappresentante del
Comitato di lotta - nasce proprio
dall’esigenza di mobilitare chi qualcosa può fare, di impedire
all’indifferenza di prendere il sopravvento”. “In ogni
società - continua Don Ciotti- ci si trova di fronte questo male
canceroso: il distacco, la mancata partecipazione nei confronto di chi
soffre”.
Da più di vent’anni impegnato in prima linea in Africa, Don
Ciotti conosce bene l’indigenza, ma la povertà a cui lu si
riferisce è quella spirituale. "Non basta essere buoni - sostiene
Don Ciotti - è necessario essere giusti”, e fa l’esempio
di un mendicante incontrato a Natale alla stazione che mostrava un cartello
con su scritto: “Mi fa più male la vostra indifferenza che
la mia pancia vuota”.
"Fare l’elemosina - sottolinea Don Ciotti evidenziando una
realtà drammatica - è sì un atto generoso ma il denaro
consente ai poveri solo di mangiare, non gli impedisce di sentirsi soli.
È la partecipazione che dona loro l’identità, la consapevolezza
di non essere fantasmi ma uomini”.
Un’attenzione particolare il
sacerdote la dedica alle donne, oggetto di discriminazioni in molti paesi
e culture. “Si parla dell’aumento, nel nostro paese, del 13
per cento dell’occupazione femminile però si tace sugli infortuni
delle donne sul lavoro o sulle morti bianche delle donne che muoiono in
casa". Per non parlare della violenza, dell’abuso sistematico
delle donne nei conflitti di guerra. Don Ciotti fa riferimento allo stupro
pianificato, diventato sentenza di morte, nel genocidio del Ruanda in
cui sono state stuprate 250 mila donne. E le cose non vanno meglio nei
civili Usa, dove una donna viene stuprata ogni sei minuti. In Russia sono
dodici mila le donne russe che ogni anno muoiono per violenze domestiche.
Gli organismi internazionali ci parlano di un milione e trecento mila
ragazze con meno di 18 anni oggetto di traffico a scopo di prostituzione.
“In Africa, dove in tre giorni ho sepolto 105 bambini morti di Aids,
i poveri non hanno scampo perché non hanno accesso ai farmaci.
Da qui una riflessione amara: a fronte dei 56 mila miliardi di dollari
stanziati per la lotta alla fame e alla povertà, sostene Don Ciotti,
sono stati spesi nel conflitto mille miliardi di dollari”. Un dato
che invita a ridisegnare le priorità dello Stato fra i cui obblighi
c'è quello di fornire garanzie sociali al paese.
Manuela Pagano
(3
novembre 2004)
rev manu
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al n. 10 del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di
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