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041019adri
Palermo ricorda dopo sessant'anni
la morte di 24 innocenti
Teniamo viva la memoria della " strage del pane"
Il 19 ottobre del 1944 un comando militare sparò
sul popolo che manifestava contro il rincaro dei prezzi.
Ancora oggi la maggioranza dei palermitani non sa perché questo eccidio
sia avvenuto e perché sia stato totalmente insabbiato e rimosso.
Solo una
lapide
nascosta
nell'atrio di
Palazzo
Comitini
commemora la tragica vicenda
Correva l'anno 1944, Palermo era sventrata dai
bombardamenti e i suoi abitanti cercavano in tutti i modi di sbarcare
il lunario. Tra
fame
e
carovita la tensione rischiava di arrivare alle stelle e il malcontento
serpeggiava. Il salario medio di un lavoratore arrivava a 40 lire al
giorno
e il pane, bene più prezioso, quando si era così fortunati
da trovarlo, costava 3,60 lire al chilo. Era questo il contesto in cui
la città fu teatro di uno scontro, di un massacro. Una folla immensa,
composta da impiegati comunali, studenti e disoccupati, il 19 ottobre,
davanti palazzo Comitini, allora sede della Prefettura, chiedeva pane
e lavoro, a gran voce, e in maniera pacifica anche se accesa, si chiedeva
l'intervento del governo. Pioggia e freddo sopra quei poveretti che
in fondo, non volevano altro se non una vita dignitosa. Chiedono di
essere
ricevuti, ma il portone viene sprangato. All'improvviso, dai Quattro
Canti, spuntano due camion con a bordo 50 soldati, quasi tutti di origine
sarda, spediti
dalla Caserma di Corso Calatafimi, la Ciro Scianna, con il preciso intento
di sedare la sommossa. E' Calogero Lo Sardo, il sottotenente del commando,
a dare l'ordine ai suoi commilitoni dotati ciascuno di un fucile modello
91. Fu l'inizio dell'inferno: 24 morti quasi tutti ragazzi e 158 feriti.
Tanto sangue inondò la via Maqueda, via Divisi e via Del Bosco.
Le notizie in merito all'accaduto sono state confuse e controverse per
molto tempo. Se però, per anni, è stata accreditata una
versione, secondo la quale i soldati erano stati aggrediti e così
conseguentemente avevano aperto il fuoco, adesso, c'è un'altra
verità. Il neonato governo dell'Italia liberata, con ministri
Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, i massimi vertici all'epoca di
Dc e Pci, preferì far calare un velo di silenzio piuttosto che
dar inizio ad un'inchiesta, le cui coseguenze sarebbero state troppo serie.
"
E' una strage che è stata dimenticata - afferma Lino Buscemi,
studioso dei fatti - anche perché questi cittadini ammazzati
in maniera così brutale probabilmente avevano la colpa di non
avere con loro nessuna bandiera di partito, contribuendo
a determinare
un silenzio durato oltre 50 anni".
Le testimonianze dei superstiti e testimoni oculari sono state prese
in considerazione e hanno mostrato quello che per troppo tempo il muro
dell'omertà
aveva nascosto. Giovanni Pala, allora uno dei soldati della 139°
fanteria ricorda così il 19 ottobre del 1944: "Quando
arrivammo in via Maqueda vidi che non era in corso nessun assalto. Tutto
accadde
in
pochi istanti. Fu il terrore, una scena davvero bestiale".
Adriana Falsone
(19 ottobre 2004)
rev rosi/damo
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