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Facoltà di Medicina

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Zummo: “Ma la ricerca nel nostro Ateneo va avanti con poche risorse”
Le cellule del cuore possono riprodursi
La notizia proviene da Chieti dove, in occasione del 58° congresso della Società italiana di anatomia, il gruppo di studio dell’Università di Palermo, guidato dal professor Giovanni Zummo, ha ricevuto il primo premio per il poster di ricerca sulle potenzialità rigenerative delle cellule indifferenziate residenti nel miocardio

Alcune cellule cardiache sono rinnovabili. Non siamo davanti ad una scoperta sensazionale come il vaccino anti-AIDS o la cura anti-tumore, ma certamente si aprono nuove strade nel campo della cardiologia, in particolare per quanto concerne la sostituzione dei tessuti cardiaci lesi.
A raggiungere questo importante risultato è stato il gruppo di ricerca di Anatomia umana dell’Università di Palermo (nella foto), guidato dal professor Giovanni Zummo, che da sette anni ha indirizzato i propri sforzi in questa direzione.
Il gruppo palermitano è stato premiato, in occasione del 58° congresso della Società italiana di anatomia, svoltosi all’Università di Chieti, per uno dei suoi dieci progetti di studio presentati: il poster di ricerca sulle Potenzialità rigenerative delle cellule indifferenziate del miocardio, il tessuto muscolare cardiaco. Il professor Zummo ha illustrato per Ateneonline i caratteri distintivi del poster di ricerca premiato e gli altri indirizzi di studio intrapresi dal suo gruppo.
Professore, qual è il tema centrale del progetto di ricerca premiato a Chieti?
“L’idea di fondo è che anche nel cuore, come in altri organi, esistano delle cellule residenti di tipo germinale. Questo significa che alcune cellule del tessuto muscolare cardiaco, normalmente ritenute delle cellule terminali, cioè non capaci di riprodursi, siano capaci di sostituire, seppur in piccola parte, le cellule del cuore che per vari motivi vanno incontro a morte”.
E’ un filone di ricerca alternativo a quello sulle cellule staminali?
“In realtà il nostro progetto è qualcosa di profondamente diverso. La cellula staminale ha in sé numerose potenzialità, ma deve essere inserita nel tessuto e deve avere la capacità di differenziarsi. Il tipo di cellula oggetto del nostro studio invece è già indirizzata verso il differenziamento desiderato, quindi la possibilità di moltiplicare le cellule e di sostituirle a quelle morte diventa un processo meno complesso, perché le cellule residenti hanno già un’indirizzo differenziativo. In definitiva direi che il nostro lavoro non è alternativo a quello sulle cellule staminali, ma è semplicemente una via diversa”.
Quale sarà il passo successivo affinché si possa giungere all’applicazione clinica?
“Naturalmente il progetto di ricerca non è terminato, infatti bisogna ancora individuare in modo definitivo quali sono quelle cellule residenti nel miocardio che dispongono di queste potenzialità rigenerative. Il passo successivo - afferma Zummo - sarà la scoperta del farmaco adatto affinché si crei il microambiente idoneo allo sviluppo di queste cellule”.
Che scenari si aprono con questa scoperta?
“Se i successivi passi ci daranno ragione, tra qualche anno potremo parlare di sostituzione dei tessuti del cuore andati incontro a lesioni”.
Quanto vi gratifica il premio ricevuto a Chieti?
“Lo consideriamo un lieto riconoscimento al nostro lavoro, ma nulla di più. Personalmente respingo qualsiasi tono trionfalistico, anche perché, come ho già detto, c’è ancora molto da lavorare”.
Quali altri filoni di studio state percorrendo all’interno del vostro gruppo?
“Ci stiamo dedicando ad altri tre progetti di ricerca, di pari importanza a quello sulle cellule miocardiche. Il primo riguarda lo studio di alcune cellule che attraverso la cosiddetta iperespressione di alcune proteine da stress potrebbero diventare predittive di alcuni tipi di neoplasie. Il secondo progetto è in collaborazione con l’ospedale San Raffaele di Milano, ed è volto allo studio del ruolo che assume la vastatina, una molecola molto diffusa nel nostro organismo, nella contrazione muscolare del cuore. Il terzo disegno di ricerca, infine, è legato all’individuazione di un gene che promuove la produzione di una proteina che è causa della contrazione muscolare, e in particolare dell’asma. Sono tutte ricerche che portiamo avanti con le poche risorse di cui disponiamo. Il nostro Ateneo purtroppo non ha i fondi per rinnovare il parco tecnologico dei suoi istituti scientifici. Non esistono inoltre tecnici o personale di supporto alle nostre attività, ma soltanto docenti, giovani contrattisti, dottorandi e ricercatori che con grande spirito di sacrificio portano avanti la ricerca in questa Università”.
Salvatore Cataldo

(18 ottobre 2004)

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