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Facoltà di Medicina |
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041018scatAPmed
Zummo:
“Ma la ricerca nel nostro Ateneo va avanti con poche risorse”
Le cellule del cuore possono riprodursi
La notizia proviene da Chieti dove, in occasione del 58° congresso
della Società italiana di anatomia, il gruppo di studio dell’Università di
Palermo, guidato dal professor Giovanni Zummo, ha ricevuto il primo premio
per il poster di ricerca sulle potenzialità rigenerative delle cellule
indifferenziate residenti nel miocardio
Alcune
cellule cardiache sono rinnovabili. Non siamo davanti ad una scoperta
sensazionale come il vaccino anti-AIDS o la cura anti-tumore, ma certamente
si aprono nuove strade nel campo della cardiologia, in particolare per
quanto concerne la sostituzione dei tessuti cardiaci lesi.
A raggiungere questo importante risultato è stato il gruppo di
ricerca di Anatomia umana dell’Università di Palermo (nella
foto), guidato dal professor Giovanni Zummo, che da sette anni
ha indirizzato i propri sforzi in questa direzione.
Il gruppo palermitano è stato premiato, in occasione del 58°
congresso della Società italiana di anatomia, svoltosi all’Università
di Chieti, per uno dei suoi dieci progetti di studio presentati: il poster
di ricerca sulle Potenzialità rigenerative delle cellule indifferenziate
del miocardio, il tessuto muscolare cardiaco. Il professor Zummo
ha illustrato per Ateneonline i caratteri distintivi del poster di ricerca
premiato e gli altri indirizzi di studio intrapresi dal suo gruppo.
Professore, qual è il tema centrale del progetto di ricerca
premiato a Chieti?
“L’idea di fondo è che anche nel cuore, come in altri
organi, esistano delle cellule residenti di tipo germinale. Questo significa
che alcune cellule del tessuto muscolare cardiaco, normalmente ritenute
delle cellule terminali, cioè non capaci di riprodursi, siano capaci
di sostituire, seppur in piccola parte, le cellule del cuore che per vari
motivi vanno incontro a morte”.
E’ un filone di ricerca alternativo a quello sulle cellule
staminali?
“In realtà il nostro progetto è qualcosa di profondamente
diverso. La cellula staminale ha in sé numerose potenzialità,
ma deve essere inserita nel tessuto e deve avere la capacità di
differenziarsi. Il tipo di cellula oggetto del nostro studio invece è
già indirizzata verso il differenziamento desiderato, quindi la
possibilità di moltiplicare le cellule e di sostituirle a quelle
morte diventa un processo meno complesso, perché le cellule residenti
hanno già un’indirizzo differenziativo. In definitiva direi
che il nostro lavoro non è alternativo a quello sulle cellule staminali,
ma è semplicemente una via diversa”.
Quale sarà il passo successivo affinché si possa
giungere all’applicazione clinica?
“Naturalmente il progetto di ricerca non è terminato, infatti
bisogna ancora individuare in modo definitivo quali sono quelle cellule
residenti nel miocardio che dispongono di queste potenzialità rigenerative.
Il passo successivo - afferma Zummo - sarà la scoperta del farmaco
adatto affinché si crei il microambiente idoneo allo sviluppo di
queste cellule”.
Che scenari si aprono con questa scoperta?
“Se i successivi passi ci daranno ragione, tra qualche anno potremo
parlare di sostituzione dei tessuti del cuore andati incontro a lesioni”.
Quanto vi gratifica il premio ricevuto a Chieti?
“Lo consideriamo un lieto riconoscimento al nostro lavoro, ma nulla
di più. Personalmente respingo qualsiasi tono trionfalistico, anche
perché, come ho già detto, c’è ancora molto
da lavorare”.
Quali altri filoni di studio state percorrendo all’interno
del vostro gruppo?
“Ci stiamo dedicando ad altri tre progetti di ricerca, di pari importanza
a quello sulle cellule miocardiche. Il primo riguarda lo studio di alcune
cellule che attraverso la cosiddetta iperespressione di alcune proteine
da stress potrebbero diventare predittive di alcuni tipi di neoplasie.
Il secondo progetto è in collaborazione con l’ospedale San
Raffaele di Milano, ed è volto allo studio del ruolo che assume
la vastatina, una molecola molto diffusa nel nostro organismo, nella contrazione
muscolare del cuore. Il terzo disegno di ricerca, infine, è legato
all’individuazione di un gene che promuove la produzione di una
proteina che è causa della contrazione muscolare, e in particolare
dell’asma. Sono tutte ricerche che portiamo avanti con le poche
risorse di cui disponiamo. Il nostro Ateneo purtroppo non ha i fondi per
rinnovare il parco tecnologico dei suoi istituti scientifici. Non esistono
inoltre tecnici o personale di supporto alle nostre attività, ma
soltanto docenti, giovani contrattisti, dottorandi e ricercatori che con
grande spirito di sacrificio portano avanti la ricerca in questa Università”.
Salvatore Cataldo
(18 ottobre 2004)
rev damo
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al n. 10 del 1/6/2001
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