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Farmacia - Approfondimenti
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041015mateAPfar
"Servono
strutture e fondi, ho scritto al Consorzio di Agrigento"
Tecniche erboristiche a Bivona,
Salvatore Plescia:
"Se ci saranno le condizioni riapriremo il primo anno"
Il preside della Facoltà spiega le ragioni che hanno portato
a escludere il corso dall'offerta formativa 2004/2005. Il cdl logisticamente
e strutturalmente
dipendente dal polo decentrato . Sono comunque attive le lezioni del secondo
e del terzo anno: è assicurato a tutti gli iscritti il conseguimento
del titolo di studio
Chiuse per l’anno accademico 2004/05
le immatricolazioni al corso di laurea in Tecniche erboristiche della
facoltà
di Farmacia di Palermo. Il corso, che l’anno scorso aveva avuto
appena una ventina di iscritti, ha sede a Bivona e dipende logisticamente
dal Consorzio universitario della Provincia di Agrigento (Cupa). “Non
è stato proprio chiuso - assicura il preside di Farmacia,
Salvatore Plescia - E’ attivo per le lezioni del secondo
e del terzo anno, perché assicureremo a tutti gli iscritti il
conseguimento del titolo di studio. Solo che non ci sarà il
primo anno, per cui non compare nell’offerta formativa della
Facoltà di
quest’anno.
La situazione potrebbe tornare regolare l’anno prossimo, nel 2005/06,
ma soltanto se arriveranno le risorse che chiediamo insistentemente
da
anni”.
Nel polo decentrato di Bivona, denuncia il preside, mancano infatti le
strutture elementari di un corso di laurea scientifico come quello in
Tecniche erboristiche e la maggior parte dei servizi utili agli studenti.
Non ci sono mense, pensionati, sale informatiche con postazioni Internet.
Ma soprattutto mancano laboratori e biblioteche. “La nostra buona
volontà a fare didattica, a insegnare, c’è -
spiega Plescia -, ma l’università non è solo
lezioni frontali, anzi, fondamentalmente è ricerca”. Questo
vale soprattutto nelle facoltà scientifiche, dove senza laboratori
non si possono svolgere gli esperimenti che servono poi da sostegno
all’attività
didattica. “Inoltre - continua Plescia -, i laboratori
diventano un centro di attrazione di interessi scientifici, dove studenti
e docenti interagiscono. Dove il professore ha interesse a rimanere,
altrimenti i professori non sono guide, ma solo pendolari”.
Inoltre, per gli studenti più disagiati a Bivona non c'è
nemmeno una biblioteca dove trovare i libri per studiare. “La Facoltà
ha acquistato - racconta Plescia -, con fondi che ci sono
giunti dall’innovazione didattica, dei libri per i prestiti. Sebbene
fossero inizialmente destinati alla sede di Bivona, dopo un po' di
tempo li abbiamo
collocati nella biblioteca per studenti di Palermo. Nel polo decentrato
infatti non sapevano dove sistemarli. Nelle intenzioni c'era anche
l'acquisto
di un computer, col collegamento a Internet”.
Per cercare un accordo e chiedere in via definitiva i fondi e le risorse
necessarie, Salvatore Plescia ha anche scritto una lettera al presidente
del Cupa e ai sindaci di Santo Stefano di Quisquina e di Bivona, che sono
coinvolti in prima persona in questa esperienza universitaria. "Abbiamo
spiegato le ragioni della chiusura delle immatricolazioni - dice Plescia
- e abbiamo chiarito che non è una decisione definitiva e che,
nel caso in cui creassero le condizioni logistiche e strutturali, siamo
pronti a riaprire il primo anno. Altrimenti, in Sicilia la domanda può
essere coperta con i corsi di Catania e Messina".
Maria Teresa Camarda
(15 ottobre 2004)
rev sage
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Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo
al n. 10 del 1/6/2001
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