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Medicina - Approfondimento |
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041011fabsAPmed
Concluso
il ciclo di congressi al Policlinico
Medicina e sanità pubblica: il paziente
prima di tutto
Un impegno per l’Università del XXI secolo
"Mettere in risalto l’uomo nella sua interezza davanti
alla tecnologia, alla gestione liberale e “statistica” della
sanità". Elio Cardinale, preside della facoltà di Medicina,
ha così voluto ribadire le priorità e le prospettive dell’attività
medica. Giuseppe Pecoraro, direttore generale dell'ospedale 'P. Giaccone':
“Il paziente prima di tutto, ma questo tipo di gestione al momento
non ha alternative”
La salute del malato da gestire e curare come priorità assoluta
e la supremazia della figura umana sul tecnicismo, sul dato statistico
e sui budget aziendali. Questi i concetti espressi da Elio Cardinale e
accolti dagli applausi della platea di medici e chirurghi dinnanzi alla
quale il preside della facoltà di Medicina ha parlato nel corso
dell’ultima delle quattro giornate di studio che si sono svolte
al Policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo.
Cardinale è andato alle radici della storia medica, analizzando
alcuni cambiamenti che la stanno attraversando: “La nostra è
una scienza particolare - ha detto - perchè ha per oggetto un soggetto,
cioè l’uomo nella sua interezza. Adesso noto un grande entusiasmo
per l’utilizzo di strumenti formativi alternativi come la teledidattica
e la telemedicina: queste sono esperienze sicuramente importanti, innovative,
ma nell’insegnamento dell’attività medica è
indispensabile il rapporto quotidiano, faccia a faccia, tra docente, studente
e paziente”. Cardinale ha quindi auspicato un nuovo modello di gestione
della sanità pubblica: “Prendiamo atto della non perfetta
riuscita di questo sistema manageriale: ben 17 regioni italiane su 20
sono in passivo. Cerchiamo invece tutti insieme di creare un modello più
adeguato, lontano dal liberalismo sfrenato, creando una sorta di nuovo
patto di Ippocrate, nel quale vengano soddisfatte le aspettative e le
esigenze di tutti in nome di un unico principio: la salute del malato”.
Tra i presenti Giuseppe Pecoraro, direttore generale del Policlinico,
che ha illustrato il proprio pensiero: “Non credo sia giusto trovare
contrapposizioni tra governo manageriale e non: anche per l’azienda
l’obbiettivo principale è la centralità del paziente,
non l’equilibrio del bilancio o la gestione delle risorse economiche
prese separatamente. L’aziendalizzazione della sanità - ha
aggiunto Pecoraro -, come sancito dalla riforma del ’92, deve perseguire
congiuntamente questi obbiettivi attraverso un miglioramento del rapporto
costi-benefici, utilizzando al meglio le risorse economiche e umane a
propria disposizione”. Pecoraro, infine, si è mostrato scettico
dinnanzi ad una gestione alternativa dell’ospedale: “Al momento
non vedo altre possibilità”. Imparare dagli errori è
una condizione necessaria per migliorare. Su questa tesi si è basata
la relazione di Carlo Scotti-Foglieni, responsabile del dipartimento di
formazione e ricerca dell’Is.Me.t.t. (Istituto Mediterraneo trapianti
e terapie ad alta specializzazione) che, con la sua presenza, ha voluto
testimoniare il clima di collaborazione con la facoltà di Medicina.
Scotti-Foglieni ha prima snocciolato alcune cifre: “Negli Stati
Uniti si stima che ogni anno muoiono in media 70 mila persone per eventi
avversi, dati ben superiori ai decessi causati da incidenti stradali e
tumori mammari. In Sicilia - ha poi proseguito il professore - non esistono
calcoli di questo tipo, ma con buona approssimazione si può ipotizzare
un’incidenza di 1200 casi avversi letali”. Il responsabile
dell’Is.Me.t.t ha poi spiegato la distinzione tra l’errore
umano, che si verifica nell’esecuzione o nella pianificazione di
un intervento, e l’errore latente, insito cioè nel sistema
(la presenza di bolle d’aria in una sacca di sangue è un
esempio). “All’Is.Me.t.t abbiamo dato il via a una serie di
procedure di sicurezza - ha detto Scotti-Foglieni - che hanno lo scopo
di limitare l’errore umano. In alcuni casi si tratta di accorgimenti
banali, come lavarsi le mani prima e dopo aver visitato un paziente, ma
a volte medici e infermieri dimenticano di farlo, aumentando il rischio
di infezioni di circa il 10 per cento”.
La seduta di sabato ha decretato la fine della carriera universitaria
di Antonino Rodolico, organizzatore dell’evento insieme a Gaspare
Gulotta, che in chiusura ha espresso la propria soddisfazione: “Negli
ultimi anni la nostra Facoltà è cresciuta enormemente, è
nuovamente viva e fervida, e aver riproposto la centralità del
malato, dello studente, del fattore umano in generale è un fatto
davvero importante di cui il preside ha il merito”.
Fabio Scavuzzo
rev cave
(11 ottobre 2004)
Ateneonline (www.ateneonline-aol.it)
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al n. 10 del 1/6/2001
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