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Facoltà di Medicina e chirurgia

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I risultati emersi nel corso del XXI congresso nazionale al Civico
Più casi di tumori al fegato registrati negli ultimi anni
L’epatocarcinoma è la principale causa di morte nei pazienti affetti da cirrosi epatica. È la quinta malattia esistente tra le malattie neoplastiche e la terza per mortalità. Ne ha parlato Pier Enrico Marchesa, direttore unità operativa di chirurgia generale e d'urgenza Arnas "Civico, Di Cristina, durante il XXI Congresso nazionale della Società italiana patologia dell'apparato dirigerente al Policlinico di Palermo


Di tumore al fegato si muore ancora, e molto spesso. I percorsi che portano
alla degenerazione di uno degli organi più importanti del corpo umano sono molti. Alcuni di questi sono stati esplorati, nel dettaglio, durante
il convegno che si è svolto per tutta la giornata di ieri al
Policlinico di Palermo nell’aula A dell’istituto di Clinica medica in occasione del XXI Congresso nazionale della Società italiana patologia dell'apparato dirigerente.“Chirurgia dell’Hcc (Hepato Cellular Carcinoma): come prevenire la recidiva”, questo il tema attorno al quale ha discusso in una lettura magistrale il professore Pier Enrico Marchesa direttore unità operativa di chirurgia generale e d'urgenza Arnas "Civico, Di Cristina.
L’epatocarcinoma è una malattia di rilevanza sociale che sta aumentando
in questi anni ed è la principale causa di morte nei pazienti affetti
da cirrosi epatica. È la quinta malattia esistente tra le malattie
neoplastiche e la terza per mortalità. Ci sono differenze i fattori di
rischio a seconda delle aree geografiche: in Africa l’incidenza è legata
alla diffusione dell’epatite B, in Giappone per la diffusione dell’epatite
virale C. “Il problema dell’infezione virale – ha spiegato Marchesa - è
importante perché nell’80 per cento dei casi di epatocarcinoma insorge
in fegati cirrotici. Il miglior modo per prevenire la recidiva è quello
di riuscire a individuare i malati di epatocarcinoma e trattarli in
fase iniziale”. Tutti i pazienti cirrotici dovrebbero essere sottoposti ad
un programma di sorveglianza con ecografia e quando si individua un
nodulo epatico bisogna procedere con uno studio e per poter stabilire qual
è il miglior trattamento di un epatocarcinoma. I trattamenti con
intento radicale sono: la chirurgia comprendente resezioni e trapianto di
fegato, l’ablazione locale, l’alcoolizzazione, la terapia di radio
frequenza, le micronde e la chemioterapia sistemica. Quali sono i
risultati dei trattamenti con intento curativo? “Vediamo che la chirurgia riesce ad ottenere una sopravvivenza a cinque anni del 60/70 per cento –ha continuato Marchesa - l'asportazione del tumore che ha dei risultati un po’ più bassi del 40 per cento. Se noi dobbiamo proporre al paziente una intervento chirurgico noi dobbiamo essere sicuri che siano rispettati determinati standard: la chirurgia su questi malati deve eseguita in un ambientale ci consenta una sopravvivenza a cinque anni non inferiore al 50 per cento e che abbia un mortalità post-operatoria di pochi punti percentuali e soprattutto che durante la chirurgia non siano necessarie trasfusioni di sangue al di sopra del 10 per cento”.
Qual è il modo per proporre ai pazienti un trapianto di fegato o una
resezione chirurgica? “È importante sottolineare – ha precisato Marchesa
– che facendo un trapianto di fegato a un paziente togliamo non solo la
parte malata, ma anche la restante materia epatica instabile che
potrebbe andar incontro a degenerazione nel corso del tempo”. Il grosso
problema del trapianto è che ci sono pochi organi. Perciò, anche se sarebbe
una cura ideale per l’epatocarcinoma il trapianto sarebbe la cura
ideale. C’è una lunga lista di pazienti in attesa di trapianto. L’ideale è
mettere in lista un paziente in un centro che possa offrire entrambe le
opzioni, sia la resezione che il trapianto.
“ Il problema della recidiva di un tumore al fegato è diverso rispetto a
quello degli altri tumori solidi – ha continuato il professore – Essa
mantiene una elevata incidenza nel corso degli anni, perché il un fegato
cirrotico c’è il problema della multicentricità e quella di un
carcinogenesi che si continua a mantenere in atto durante una infezione
virale”. I pazienti più a rischio di recidiva (dopo trapianto o resezione )
con invasioni vascolari e con forme tumorali più estese.
Silvia Iacono

(8 ottobre 2004)
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