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Facoltà di Architettura

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Ad Architettura cinque giornate dedicate al tema al design
Quando la creatività è al servizio del territorio
Un seminario di studi con Philippe Daverio, critico d’arte, che ridipinge il ruolo e le opportunità dei disegnatori alla luce di una volontà, tutta giovanile, di migliorare l’ambiente in cui si vive: “E la Sicilia diventa cliente di se stessa”

Parli di design e pensi ad una sedia, ad una lampada, magari ad una vasca da bagno, ma se il tuo interlocutore è Philippe Daverio, critico d’arte, allora scopri che è una disciplina che può allargare i propri confini, finendo con l’essere protagonista anche del recupero paesaggistico e della riprogettazione di alcune aree del territorio. Il designer visto come intellettuale impegnato e che svolge un ruolo attivo nei confronti della sua stessa comunità. Queste le conclusioni di una delle cinque conversazioni sul design, iniziate lo scorso 4 ottobre, organizzate dal corso di laurea in Disegno industriale dell’Università di Palermo, e svoltesi nella sede storica della facoltà di Architettura. Carlo Forcolini, presidente dell’Associazione per il disegno industriale, Karim Azzabi, responsabile di Design Network e Aldo Colonetti, direttore di Ottagono, avevano già preceduto Daverio nell’aula Magna di via Maqueda. Il ciclo d’incontri, terminati poi con Federico Bufera, docente del Politecnico di Milano, rientra nel più ampio cerchio dei Seminari sul mercato del lavoro e delle professioni, promossi dal Centro orientamento e tutorato (Cot) dell’ateneo palermitano.
La figura del designer
, secondo Daverio, può e deve diventare la risposta a quell’esigenza, propria delle classi giovanili, di migliorare l’ambiente fisico in cui si è cresciuti. “In Sicilia manca quel tessuto di piccole e medie imprese presente al Nord, quindi non si è sviluppato un design in senso industriale, tuttavia se ne può sviluppare uno che volga il suo sguardo alla comunità e al miglioramento del suo territorio”. Con queste parole, davanti agli studenti palermitani, il conduttore di Passepartout, traccia i nuovi scenari in cui deve operare il professionista del disegno: “E’ un’attività che avrà un ruolo sempre più fondamentale nella qualità della vita, e sarà suo dovere, professionale ma anche sociale, impegnarsi nel miglioramento dell’ambiente in cui la comunità vive”. In quest’ambito la Sicilia, con il suo paesaggio da salvaguardare e con le sue città da ridisegnare, diventa “cliente di se stessa”, attribuendo al designer che si affaccia sul mercato del lavoro il compito di “estetizzare il suo territorio”, dando una risposta all’esigenza di “riprogettare il mondo”. “E’ comunque un’operazione di ridisegno estetico difficile da portare a compimento – conclude l’ex assessore alla Cultura del Comune di Milano – ma che diventa impossibile al Nord, dove il territorio è irrimediabilmente segnato dal decollo industriale”.
Affinché questo nuovo incarico di riqualificazione sia portato a termine con successo bisogna però fare necessariamente un passo indietro ristabilendo, secondo Daverio, i criteri attraverso i quali guardiamo il mondo e definiamo in modo preciso gli oggetti: c’è bisogno insomma di una nuova “etica del designer”. In quest’ottica è certamente di aiuto il corso sui Rudimenti di etica, che il critico propone agli studenti del primo anno del corso di laurea in Disegno Industriale. Un percorso per stabilire alcuni parametri con i quali determiniamo i confini degli oggetti del mondo, tentando anche di spiegare le parole e il loro significato: “La comunicazione di oggi soffre della dicotomia che in questo momento esiste nella nostra realtà tra il linguaggio retorico e quello reale; oggi in tutti i campi della nostra società si va alla ricerca di un linguaggio eccessivamente forbito e barocco, è per questo che comunicare l’arte oggi significa ridurre i parametri superflui e retorici per raggiungere il maggior numero d’interlocutori”.
Salvatore Cataldo
rev cave
(11 ottobre 2004)

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