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Cultura e Spettacolo

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Ventuno monologhi, 163 pagine, per mettere in scena il poema epico
Baricco si crede Omero e riscrive l’Iliade
Tema centrale dell’opera il continuo scontro tra il fascino della guerra e il desiderio di pace. Lo scrittore torinese allontana gli dèi dalla scena, per concedere la parola ai mortali, senza distinzione tra vincitori e vinti, uomini e donne

Avvicinare al pubblico moderno le grandi opere della letteratura rileggendole. E’ un tentativo provato più volte, solitamente in televisione. Questa volta, però, a cimentarsi con un’opera del passato è Alessandro Baricco. Il testo scelto è tra quelli che, da sempre, fanno capolino dagli zaini degli studenti: l’Iliade.
Lo scrittore torinese destruttura e ricostruisce il poema omerico pensando ad una trasposizione sulla scena teatrale delle vicende narrate. Nascono così 21 monologhi, tanti quanti sono i personaggi principali. L’ultimo è affidato a Demodoco, cantore che narra l’assedio e la fine di Troia. "Ho pensato - dice lo scrittore - a una narrazione fluviale, che di volta in volta assume la faccia, la voce, il colore sentimentale di una persona diversa".
Rispetto all’opera del bardo greco, c’è una differenza sostanziale: Baricco relega sullo sfondo gli dèi, per dare spazio alle vicende degli uomini. “L’Iliade ha una grande ossatura laica”, ha dichiarato il novello Omero. A parlare agli spettatori, dunque, sono Ettore, Andromaca, Ulisse, Achille, Agamennone. Uomini e donne, vincitori e vinti, che portano sulla scena le loro azioni e le loro passioni. Le vicende narrate trascendono il caso particolare, perché nascono da sentimenti universali come amore, odio, pietà. La forza del combattimento incarnata da Achille, per esempio, è bilanciata dal desiderio di pace espresso dalle figure femminili.
Tema portante dell’opera è la guerra, presentata ora come condanna, ora come desiderio.
La versione originale, secondo lo stesso Baricco, è un "monumento alla lotta". “Composta - spiega - per cantare un’umanità combattente, per farlo in modo tanto memorabile da renderlo eterno”. “Contrariamente alle anemiche emozioni della vita - sottolinea Baricco - la guerra getta gli individui oltre i consueti confini”. Allo stesso tempo, però, l’Iliade è memoria di un amore ostinato per la pace. “A prima vista non te lo aspetti - continua lo scrittore - ma nella penombra della riflessione viene fuori il lato femminile del poema". La parole di pace sono le armi impugnate dalle donne, con toni spesso sfumati, ma tenaci.
Ecco allora perché riproporre l’Iliade. Gli scontri e le battaglie dell’antica Grecia diventano un modo per cantare il pacifismo, ammettendo però il fascino che la guerra ha sempre esercitato sull’uomo. L’obiettivo di Baricco è fare in modo che gli uomini siano capaci "di rischiarare la penombra dell’esistenza senza ricorrere al fuoco della guerra, trovare una dimensione etica senza cercarla ai margini della morte”.
Nadia Palazzolo

rev vera/damo

(7 ottobre 2004)

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