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Architettura

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Un seminario ad Architettura ne esamina gli sviluppi commerciali
L’arte del design al servizio della comunicazione
L’immagine di un’azienda permette ai clienti di riconoscere il marchio tramite determinate forme o colori. Gli investimenti riservati alle operazioni di marketing aumentano gradualmente e hanno permesso di conquistare nicchie di mercato una volta irraggiungibili. Tra i casi analizzati anche quelli della Lavazza, della Snai e della Wind

"Ormai da diversi anni si è creato un vasto gruppo di designer, architetti grafici, videomaker che si occupa di marketing. Questo perché le varie aziende, per essere competitive nei mercati, devono saper reggere il confronto con la concorrenza. La comunicazione si è affermata come una componente fondamentale, anche perché i consumatori non comprano semplicemente un oggetto, ma una marca”. Sono queste le parole con cui Karim Azzabi, designer e responsabile di Design Network, ha aperto il suo intervento al seminario dal titolo “Progettare gli oggetti, i servizi, i luoghi”, tenutosi nei locali del corso di laurea in Disegno industriale presso la facoltà di Architettura.
L’incontro è stato un’occasione per fare il punto su una disciplina che, col passare degli anni, ha conquistato sempre maggiore importanza nell’ottica di un’efficace strategia aziendale. Lo dimostrano i casi di numerose compagnie che hanno avviato la loro opera di modernizzazione proprio a partire dall’immagine. Questa gioca un ruolo determinante, soprattutto quando si tratta di stabilire un rapporto con la clientela, che identifica un marchio a specifiche forme o colori. L’esigenza di ottimizzare le risorse a disposizione spesso ha spinto le aziende a tagliare i costi, ma gli investimenti riservati alle operazioni di marketing sono tuttora in costante aumento e hanno permesso di conquistare nicchie di mercato una volta irraggiungibili. Negli Stati Uniti già negli anni Trenta erano nati i primi grandi studi professionali composti da esperti in comunicazione e marketing. In Italia la svolta si è avuta diversi decenni dopo, quando il design si è rivolto soprattutto a quei prodotti o a quei punti vendita che hanno identificato un’azienda.
Nel corso del seminario Azzabi ha evidenziato l’evolversi della sua carriera, avvenuta in un periodo di importanti cambiamenti nel mondo del design. “Ho cominciato alla fine degli anni Ottanta a progettare cassettiere, poltrone, divani e persino lampade gonfiabili a risparmio energetico. Tutto questo sfruttando le proprietà della plastica, un materiale che ho utilizzato frequentemente nel mio periodo scolastico. Successivamente ho lavorato per diverse aziende che mi hanno chiesto di rimodellare la loro immagine”.
Il primo caso analizzato riguarda la Lavazza che, così come molte altre compagnie, ha instaurato un rapporto di fidelizzazione con uno studio di architetti e grafici, la Design Network, portando avanti un progetto a lungo termine. Attraverso alcune diapositive, Azzabi ha mostrato i piccoli chioschi e gli angoli pensati per poter bere un caffè o persino acquistare una macchinetta. Un altro esempio è Piquadro, un’azienda che fabbrica borse che, grazie a una particolare strategia di comunicazione basata sull’idea di tecnologia, ha nettamente migliorato la sua posizione nel mercato, insidiando le più importanti firme. L’apertura di 60 negozi in tutto il mondo e una nuova logica di comunicazione hanno permesso all’azienda di fare un salto di qualità notevole. La Design Network ha anche progettato i loghi della Snai, che ha deciso di abbandonare l’immagine di luogo buio, barricato, sede della malavita, a favore di una nuova filosofia: le scommesse sono ora viste come gioco e i punti Snai hanno acquisito funzioni prima riservate ai bar o ai locali (visione delle partite di calcio in pay tv). Sono nate anche le e-Snai, ovvero dei luoghi di pubblicità, delle vetrine dove vengono esposte le nuove idee lanciate dalle aziende. Un altro caso di design e marketing riguarda la Wind: i 500 punti vendita progettati saranno molto semplici e assomiglieranno a delle gallerie d’arte che mostrano i prodotti grazie a degli appositi apparecchi di illuminazione. L’idea è quella di togliere gli armadi, tipici di tutti i negozi di telefonia, e di porre dei sostegni che fungono da vetrina.
“Attualmente - ha concluso Azzabi - stiamo lavorando a Sant’Erasmo a un padiglione delle arti mediterranee con delle strutture che ricreano spazi espositivi all’esterno. Si prevedono anche bar e zone di intrattenimento”.
Francesco Paolo Leonardo


(6 ottobre 2004)

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